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Ravenna - Discriminazione, gli immigrati sul caso di Niang Mor

Farabegoli: "Chiederemo al prefetto di sospendere l’atto"

E’ possibile che un immigrato extracomunitario che lavora in Italia da vent’anni, che ha sempre pagato regolarmente le tasse e non ha mai infranto la legge venga considerato un pericolo per la sicurezza perché a causa del suo reddito, che si è abbassato in conseguenza della crisi e di un problema familiare che gli ha impedito di lavorare, non gli è stato rinnovato il permesso di soggiorno? La risposta, per Niang Mor, è stata affermativa. Senegalese di 57 anni, Mor vive in provincia di Ravenna, nella zona di Cervia, dal 1990. Da allora ha sempre lavorato, sia come ambulante che come bracciante in agricoltura.

Nel corso del 2009, oltre a soffrire delle conseguenze della crisi, Mor era tornato in Senegal per qualche mese per stare vicino alla madre moribonda. Il suo reddito, ovviamente, ne ha risentito, scendendo al di sotto della soglia minima (pari all’importo annuale dell’assegno sociale) prevista dalla legge. Il permesso di soggiorno non gli è stato rinnovato, è stato trasferito in un centro di identificazione ed espulsione e, a fine novembre, è stato fatto salire su un aereo per il Senegal. Ma Mor si è ribellato e a causa delle proteste è stato fatto sbarcare dall’aereo, è stato picchiato e, infine, liberato. In treno, senza un soldo, è tornato a Ravenna, dove ha trovato la solidarietà di tanti immigrati come lui e di tanti ravennati, che insieme al suo avvocato, Sonia Lama, si stanno battendo per fare in modo che il suo caso venga rivisto.

Caso che questa mattina è stato al centro di un incontro-fiume organizzato da Ravenna Solidarietà, coordinamento delle oltre venti associazioni che a vario titolo si occupano di immigrazione. E un primo risultato è già stato raggiunto: l’assessore alle Politiche per l’immigrazione, Ilario Farabegoli, ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere al prefetto l’immediata sospensione dell’atto che, da questa sera, trasformerà Niang Mor in un clandestino, in attesa di una rivalutazione del caso. L’assessore ha, inoltre, lanciato la proposta di creare un tavolo istituzionale per i diritti, "perché non si deve parlare solo di sicurezza".

“Ravenna Solidarietà - ha spiegato il portavoce del coordinamento Arjon Abdyli - vuole assumere un ruolo forte in difesa dei diritti umani, contro una politica che sta dividendo i cittadini in serie A e B. Non ci sono più solo le parole; oggi ci sono le leggi che discriminano e questo male si sta aggravando. Un cancro da estirpare se vogliamo evitare la morte morale della nostra società”.

Al centro degli attacchi di Ravenna Solidarietà e degli altri invitati all’incontro - dal Comitato in difesa della Costituzione ai sindacati confederali - ci sono le norme introdotte dal “pacchetto sicurezza”. Norme che, tra l’altro, fanno di un lavoratore immigrato che ha perso l’occupazione un clandestino, se non ne trova una nuova entro sei mesi. “Ci troviamo di fronte a leggi razziste - ha commentato l’intellettuale Tahar Lamri, rappresentante di Insieme per l’Algeria - che di fatto producono clandestinità. Certi fatti non riguardano solo gli immigrati, perché toccano la dignità dell’uomo. E purtroppo dobbiamo constatare la connivenza dei ‘sindaci sceriffi’ e la complicità di certa sinistra, che per rincorrere voti vende all’asta se stessa”.

“Siamo trattati come oggetti - ha aggiunto un rappresentante della Rete antirazzista - da usare e gettare. Paghiamo tasse e contributi in Italia, ma quando perdiamo il lavoro ci rimandano a casa senza restituirci un euro di quello che abbiamo pagato”. “La schiavitù è finita - ha commentato Ndiagne Moussa dell’associazione senegalo-ravennate -. Non possiamo solo lavorare senza avere diritti”.

E mentre le associazioni annunciano una manifestazione per il 19 dicembre, con un corteo che andrà dalla questura a piazza del Popolo, dove una rappresentanza incontrerà il prefetto perché si faccia portavoce della protesta contro il “pacchetto sicurezza”, Andrea Maestri, capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Ravenna e avvocato particolarmente attivo nel campo della difesa dei diritti degli immigrati, ha illustrato il quadro normativo che ha portato alla paradossale vicenda di Mor.

“Qualche mese fa il Pd aveva presentato in consiglio un ordine del giorno, poi votato all’unanimità, che chiedeva alla questura di concedere una proroga del permesso di soggiorno a quei cittadini immigrati che, colpiti dalla crisi, presentavano un reddito basso. Se questo indirizzo fosse stato recepito, come è stato fatto in molte altre città, oggi non saremmo qui a parlare di questo caso”. Maestri è stato anche il primo legale a occuparsi del caso di Mor subito dopo il mancato rinnovo del permesso di soggiorno e il trasferimento al Cpt, all’inizio di novembre: “Chiesi alla questura di sospendere questa aberrante decisione richiamando la convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, ma senza risultato”.

Vania Rivalta

vedi sito Ravenna24ore.it

[ mercoledì 9 dicembre 2009 ]

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