Nella giornata del 25 Marzo, durante Caffè Babele (a cura di Ass. Ya Basta! RE), gli invisibili hanno avuto modo di mostrare il proprio volto. Una ottantina di lavoratori migranti ha costituito il comitato “Lavoratori Irregolari Reggio Emilia” che domenica si è pubblicamente presentato alla stampa locale.
Questo comitato nasce in modo spontaneo ed autorganizzato, a partire dalle reali necessità dei cittadini migranti: rivendicare i propri diritti, indipendentemente dal fatto di possedere o meno un permesso di soggiorno.
Il
lavoro nero, anche nella provincia di Reggio Emilia, continua ad essere una delle piaghe principali e ad esso è strettamente legato lo
sfruttamento della manodopera
clandestina. Chi non ha il permesso di soggiorno non può avere un lavoro in regola e l’unica possibilità che rimane è quella del lavoro nero e quindi la privazione di ogni tipo di tutela. Anche quella di essere pagato come troppo spesso sta avvendo in questa città. Quando il lavoratore reclama la paga il datore di lavoro risponde: "denunciami pure, tanto sei
clandestino".
L’umanità continua così ad essere un business. I migranti sono fonte di profitto immediato sia per l’economia sommersa che per lo Stato. La loro fuga da guerre, miseria e regimi avviene attraverso organizzazioni criminali in cambio di denaro. Ciò li rende donne e uomini invisibili, pura merce da trasporto, da piazzare sul mercato o di cui liberarsi in caso di problemi. Per coloro che riescono a giungere a destinazione continua il
ciclo della merce.
Giunti in terra straniera cambia il proprietario dei loro corpi: quelli che finiscono nei cpt vengono nuovamente monetizzati da queste stesse strutture. Quelli che, eludendo i controlli, riescono a penetrare clandestinamente nelle nostre metropoli o nelle nostre campagne, hanno dinanzi un futuro di sfruttamento molto simile a quello della
schiavitù e vengono immediatamente percepiti come potenziali devianti dagli apparati disciplinari della società, dove modi di produzione e modi di punizione divengono le architravi della costruzione del consenso sociale.
Dispositivi legali come la detenzione amministrativa e il permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro favoriscono lo sfruttamento sul posto di lavoro. Ciò dimostra la compatibilità con i grandi interessi del capitale dell’Unione Europea che ha vantaggi nel mantenere questo
legame ricattatorio nei confronti dei migranti e anche dei lavoratori italiani che vengono sottoposti al ricatto della maggior flessibilità generale sul posto di lavoro. Risulta funzionale al nostro sistema perché i lavoratori migranti sono davvero molto ricattabili, i diritti che vengono negati a loro sono l’anticamera dei diritti che tutti noi stiamo perdendo.
Le conseguenze delle politiche in tema di immigrazione a Reggio Emilia permettono a carabinieri, agenti di polizia e di finanza, di arrestare con i più svariati pretesti i cittadini senza documenti, tramite motivazioni che variano dalla lotta contro il terrorismo/spaccio/degrado a seconda dei momenti, il tutto pervaso da un’ottusa retorica securitaria per il ripristino della
legalità liberista. Nella città di Reggio Emilia le
eroiche forze dell’ordine operano incessantemente nel perseguire con arroganza e disinvolta violenza questo programma di controllo etnico. Così troviamo i migranti sulle pagine dei giornali, colpevoli, perché qualcuno ha potuto decidere che la loro vita è clandestina. Una cronaca che non tiene, o non vuol tenere in considerazione l’altra parte della medaglia: gli invisibili.
Già da molti mesi a Reggio Emilia si stanno susseguendo controlli da parte dell’Ispettorato del Lavoro soprattutto nei cantieri edili dove il fenomeno è molto diffuso. Il risultato di queste operazioni per il lavoratore irregolare finisce in espulsione o in arresto in caso di non aver obbedito all’ordine del questore di uscire dal territorio nazionale.
Il Comitato Lavoratori Irregolari vuole rendere visibile l’altra parte della medaglia. La queatione del lavoro nero non può e non deve essere risolta con l’espulsione del lavoratore irregolare. Il comitato è formato da un
centinaio di migranti regolari ed irregolari di origine nord africana ed est eurpea che ha intrapreso cause legali e che ha deciso di autoorganizzarsi e lanciare iniziative pubbliche. La presentazione del comitato è avvunata a
Caffè Babele, punto di incontro di cittadini migranti ma anche di raccolta di denunce e rivendicazione di diritti, alla vigilia della
prima Conferenza provinciale sull’immigrazione in aperta polemica con questo appuntamento in quanto, afferma il Comitato
"crediamo sia l’ennesima farsa di questa città, dove da un lato si parla di tolleranza zero e dall’altra di coesione sociale". La domanda nella sala gremita è infatti questa:" perchè invece di parlare di noi non parlano con noi?"
Gli obbiettivi imminenti del Comito sono
rendere pubbliche le aziende che sfruttano la manodopera clandestina ed oraganizzare iniziative politiche.
Ascolta l’intervento di Said, di origine egiziana
Ascolta l’intervento di Dimitrij, di origine moldava
Ascolta l’intervento di Talaat, di origine egiziana
Fotogallery a cura di Nicola Nannavecchia