Ajar, nome di fantasia, è un ricercatore indiano laureato in farmacia nel suo paese, lavora a Trieste per un Istituto di ricerca pubblico, in Italia da due anni e mezzo ma sempre con contratti annuali rinnovati di volta in volta, per le legge è un lavoratore immigrato qualunque.
Non ha importanza il fatto che sia stato lo Stato italiano a volerlo - come ci tiene a precisare - e come tutti i migranti deve farsi rilasciare il permesso di soggiorno per lavoro. Nulla di nuovo.
A Trieste sono moltissimi i ricercatori sparsi nei vari istituti di ricerca che si concentrano nella città, quasi tutti con contratti annuali anche se è risaputo che le ricerche a cui lavorano non durano quasi mai meno di tre anni, ma la sua vicenda non riguarda la durata del suo contratto, è una vicenda di rinnovo, kit postale, cedolini ed imbarco negato.
Si perchè Ajar nel dicembre 2006 ha compilato il famoso kit postale per il rinnovo, convinto che nei regolamentari venti giorni previsti avrebbe ricevuto il suo permesso di soggiorno. Invece i mesi passano, gennaio vola via, passa pure febbraio come passa pure marzo senza che arrivi la convocazione della Questura per le procedure finali del rinnovo.
Ad aprile, Ajar, che fino a quel momento è rimasto con il permesso di soggiorno ormai scaduto ma con il cedolino postale che dimostrava l’inizio della procedura per il rinnovo, ha scoperto con piacere di dover andare in Spagna ad un convegno internazionale per presentare i risultati della ricerca a cui stava lavorando. Doveva rappresentare la ricerca italiana, quella ricerca tanto sofferta in questo paese e tanto vantata nella città di Trieste. Preoccupato del mancato arrivo del nuovo permesso di soggiorno comincia ad informarsi presso il suo istituto di ricerca e presso la Questura di Trieste se il mancato arrivo del permesso di soggiorno avesse potuto creare qualche problema, entrambi rispondono che non c’è problema, che non era il primo a dover viaggiare all’estero con il cedolino postale. Due settimane prima della sua partenza viene anche convocato dalla Questura per il rilevamento delle impronte digitali, il permesso di soggiorno è sempre più vicino, Ajad coglie anche l’occasione per sincerarsi ancora se avesse potuto viaggiare fino in Spagna e la risposta anche questa volta è positiva. Rassicurato conferma la sua presenza all’incontro, acquista il biglietto aereo, prenota e paga l’hotel.
Arriva il giorno della partenza, Ajar si reca all’aeroporto di Venezia per imbarcarsi e volare in Spagna a presentare il suo lavoro, il lavoro di un istituto di ricerca pubblico italiano, quindi “un lavoro dell’Italia”, come dice lui. All’aeroporto iniziano i problemi. Ajar si reca convinto al check-in della compagnia e lì, la signorina della compagnia, alla vista del suo permesso di soggiorno accompagnato dalla ricevuta postale, gli nega l’imbarco. Il documento da lui presentato non è valido.
Sorpreso dal diniego, un po’ incredulo, Ajar si reca al posto di polizia all’interno dell’aeroporto convinto di poter essere aiutato a convincere la signorina del check-in e a potersi finalmente imbarcare. La polizia però, in modo un po’ scortese, gli dice solo due cose, la prima che per loro lui era in regola e che anzi il suo permesso di soggiorno era in viaggio da Roma (?) ma che verso la compagnia aerea non potevano fare niente, la seconda, che se voleva per loro sicuramente sarebbe riuscito ad imbarcarsi per un volo verso casa (!).
Ajar, rassicurato dal fatto che per le autorità italiane era un cittadino in regola, ritornò al check-in, a spiegare nuovamente la sua situazione alla signorina della compagnia, dicendole che era in regola, che la polizia glielo aveva appena confermato, che doveva andare a lavorare, che il biglietto, la compagnia, glielo aveva venduto senza problemi. Niente, la signorina gli nega l’imbarco, secondo la compagnia aerea Ajar non era in possesso dei documenti regolari.
Viaggio sfumato, Ajar sfinito dalla situazione e con molta rabbia rinuncia, resta incredulo a terra.
Marco Visintin, redazione Melting Pot F.V.G.
L’intervista:
- Parlaci un pò di te
"Non volevo disperatamente andarmene dall’India, volevo venire a lavorare in questo particolare istituto, il Governo Italiano attraverso questo istituto ha accettato di farmi venire qui, ne era felice, quindi sia lui che l’istituto beneficiano del mio lavoro qui"
. audio 1
- Raccontaci la tua vicenda
"Io dovevo andare in Spagna, a Valencia, a presentare il risultato delle ricerche che avevo fatto per l’istituto di ricerca....
All’ultimo momento, giunto all’aeroporto, ho presentato i miei documenti al check-in e mi è stato detto che per la compagnia aerea la ricevuta postale non era considerata un valido documento per cui non sono potuto andare in Spagna"
. audio 2
- Qual’era la tua situazione approposito del tuo permesso di soggiorno?
"Il mio permesso di soggiorno era scaduto nel dicembre 2006, prima della scadenza avevo già presentato la richiesta di rinnovo visto che per tutto il 2007 avrebbe lavorato per l’istituto italiano, ho fatto richiesta a dicembre e mi è stata consegnata la ricevuta postale. Nel momento in cui mi sono organizzato per la partenza erano passati tre mesi e non era sucesso niente, mi ero anche informato se era corretto viaggiare con la ricevuta e sia la segreteria dell’istituto sia la Questura di Trieste mi avevano detto che si, la ricevuta era un documento valido"
. audio 3
- In aeroporto ti sei rivolto alla polizia?
"Si mi sono rivolto alla polizia all’interno dell’aeroporto sperando che in qualche modo potessero aiutarmi, loro hanno controllato i miei documenti e mi hanno detto che per quello che riguardava loro il mio permesso di soggiorno era stato rinnovato, che se non lo avevo ricevuto non era un problema e che tutto stava nella decisione della compagnia"
. audio 4
- Cos’altro ti hanno detto i poliziotti in aeroporto?
"L’esperienza con la polizia all’aeroporto di Venezia non è stata buona perchè sono stati molto arroganti e hanno detto che per quel che riguardava loro io dovevo avere il mio nuovo permesso di soggiorno e che se non l’avevo con me evidentemente l’avevo buttato via"
. audio 5
- Dopo esser stato dalla polizia sei tornato al check-in?
"Io sono tornato al check-in e ho detto che anche secondo la polizia italiana il mio permesso di soggiorno è stato rinnovato e loro mi hanno detto che per quello che li riguardava non avevo nessun documento valido con me e quindi non potevo partire"
. audio 6
- Per quanto tempo hai cercato di convincere la signorina al check-in?
"Sono stato venti minuti la prima volta al check-in, poi mi sono rivolto alla polizia, poi sono tornato al check-in per venti minuti ed anche questa è stata una brutta esperienza perchè io ero li per fare il mio lavoro da parte dell’istituto e quello a cui stavo pensando erano i dati da presentare, il lavoro che avrei dovuto fare in Spagna ed invece improvvisamente mi sono trovato incastrato a dover pensare a questo problema davanti ad un rifiuto che assolutamente non mi aspettavo"
. audio 7
- Secondo te chi ci ha rimesso da questa situazione?
"E’ stata sicuramente una mia perdita personale quella di non esser riuscito ad andare al congresso sia dal punto di vista individuale che dal punto di vista professionale, ma visto che ero li a rappresentare un istituto italiano, una ricerca italiana, la vera perdita è stata da parte dell’istituto e della ricerca italiana.."
. audio 8
- Dopo questa tua esperienza cosa ne pensi dell’Italia e delle procedure per i migranti?
"Da quello che so da altri miei amici che viaggiano, vivono e lavorano nelle altre nazioni europee le procedure sono più veloci, più efficienti e più flessibili..."
. audio 9