Ancora nel Cpt del San Paolo i quattro iracheni rinchiusi il giorno di pasquetta. Uno di loro è in cattive condizioni psichiche.
Altri sette afghani rispediti indietro, probabilmente in Grecia, con il silenzio di tutti.
di Danilo Calabrese
Ancora respingimenti al porto di Bari. Dopo quello massiccio di 183 persone, 150 delle quali provenienti dall’Iraq, nel giorno di pasquetta, la frontiera marittima barese continua a rimandare al mittente immigrati in fuga dai loro paesi. Questa volta si tratta di sette cittadini afghani. In seguito allo sbarco avvenuto l’altro ieri, sono stati respinti molto probabilmente in Grecia, da dove provenivano. E con più di una probabilità, i sette saranno rispediti nel loro paese, visto che lì le procedure di richiesta di asilo non vengono nemmeno prese in considerazione.
Una prassi, dunque, e non un caso isolato quello consumato nel porto di Bari, dove determinati comportamenti illegittimi (nei confronti della normativa europea, ma anche di quella italiana) si ripetono spesso e volentieri. Gli immigrati senza permesso di soggiorno non hanno praticamente alcuna possibilità di venire a conoscenza del diritto di richiedere asilo nel nostro paese.
Intanto, attraverso un processo per direttissima sono stati condannati a 12 anni (il Pm ne aveva chiesti 8) i tre autotrasportatori, colpevoli di aver portato a Bari i 183 profughi di pasquetta. Mentre i quattro iracheni, rinchiusi lo stesso giorno di pasquetta solo per consentire una collaborazione con le autorità (o almeno così si dice), sono ancora nel Cpt di Bari San Paolo. Uno di loro tra l’altro versa in maniera evidente in cattive condizioni psichiche: soffre di stati d’ansia e crisi depressive e difficilmente potrà reggere per molto ancora lo stato di detenzione in cui si trova.
Giorni fa un comunicato del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) denunciava la condotta illecita e antidemocratica delle isitituzioni locali e non responsabili del respingimento dei 183 immigrati e, tramite il suo direttore generale, Christopher Hein, ha poi chiesto delucidazioni al Ministero dell’Interno sulla vicenda. E’ in programma nei prossimi giorni anche un’interrogazione parlamentare sul fatto da parte dell’on. Tana de Zulueta (Verdi). Molti addetti ai lavori e volontari, però, avvertono che il problema è molto più complesso: ciò che è accaduto a Bari a pasquetta, come l’altro ieri, non è l’eccezione, ma la regola e meriterebbe un’inchiesta ben più approfondita.