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Migranti: arriva l’estate, si ripete l’emergenza?

da Liberazione del 21 aprile 2007

Accordi con Egitto e Libia, pattuglie europee di polizia in mare e nuovi centri.
Fatica a cambiare la politica sugli sbarchi e i prossimi mesi saranno il banco di prova.

di Stefano Galieni

Ci sono segnali che dovrebbero creare allarme nella sinistra e nei movimenti. L’estate che si prepara, torrida forse per i mutamenti climatici, potrebbe essere resa incandescente dalla ripresa dei viaggi dalle coste dell’Africa verso Italia e Spagna. Sono meno del 10% dei percorsi migratori in atto, ma si tratta sempre di decine di migliaia di persone il cui destino è appeso a un filo sottile.Sono cambiate le rotte: a quelle da Libia e Tunisia verso Lampedusa, si sono aggiunte le imbarcazioni che dalla Guinea Conakry e dal Senegal, portano verso le Canarie e quelle che, sempre da Libia e Tunisia, si dirigono verso la Sardegna. Barche piccole, meno individuabili e più vulnerabili ad un mutare del vento, persone che possono sparire nel mare, nel nulla.E accade, come già denunciato da queste pagine, in virtù dei nuovi strumenti dell’agenzia europea Frontex ovvero le "squadre speciali antimigranti altrimenti dette Rapid Border Intervention Team , ma anche per la continuità con i passati governi non ancora interrotta delle politiche nazionali. Durante la scorsa estate non si sono ripetute le deportazioni di profughi, migranti economici e potenziali richiedenti asilo, verso la Libia, il cui governo non ha neanche ratificato la Convenzione di Ginevra e non riconosce il diritto di asilo, ma alcuni accadimenti passati quasi in sordina, portano a temere il peggio.Uno dei primi atti del governo attuale è consistito nella stipula di ulteriori accordi di riammissione con l’Egitto per chi è entrato irregolarmente in Italia. Accordi fra polizie e non sottoposti al vaglio del parlamento.Nello scorso novembre, il ministro dell’interno Amato e quello degli esteri D’Alema, hanno incontrato Gheddafi e ancora nei giorni scorsi D’Alema oltre che del risarcimento dei crimini coloniali dell’Italia fascista e della realizzazione della storica autostrada Tunisia-Egitto, ha ufficiosamente parlato col lider libico anche del contrasto all’immigrazione irregolare. Lo schema è lo stesso: finanziamenti e infrastrutture in cambio della disponibilità, per le forze di polizia europea di pattugliare le coste libiche e impedire l’ingresso in acque internazionali.Nel frattempo il governo italiano ha rinnovato fino al 31 dicembre 2007 il decreto sullo stato di emergenza per "l’afflusso eccezionale di extracomunitari". E visto che come dice il decreto, «le attività necessarie al contrasto e alla gestione del fenomeno immigratorio si sono rivelate particolarmente incisive» si stabilisce di «porre in essere ulteriori interventi e strategie che assicurino un livello di operatività almeno non inferiore a quello attuale».Il riferimento è al decreto di Berlusconi del 2002, sempre rinnovato, che permette in teoria la costruzione di nuovi cpt, l’invio di mezzi ai paesi che collaborano alle operazioni di contrasto, la requisizione di spazi per "accoglienza temporanea", l’utilizzo di voli e personale militare per i rimpatri. Un decreto che ha avuto come unico risultato quello di aumentare le tragedie in mare e le condizioni di clandestinizzazione per chi è arrivato, oltre che di foraggiare le politiche repressive nei paesi del Sud del Mediterraneo. Le politiche europee del commissario Frattini e la reiterata emergenza sbarchi, quindi, si rifletteranno soprattutto su Sicilia, Sardegna e piccole isole. Con alcuni paradossi, come l’accordo raggiunto dalla prefettura di Agrigento, con due associate siciliane della Lega delle Cooperative per la gestione del centro di (primo soccorso? Prima accoglienza? Cpt?) di Lampedusa. Ma la Legacoop non era contro la gestione dei cpt? "Meglio noi che altri" hanno ribattuto, con l’orgoglio di aver vinto l’appalto al prezzo più basso.Va poi preso atto di come il programma elettorale, e gli stessi risultati della "Commissione De Mistura", non siano ancora stati rispettati. I cpt che dovevano essere chiusi restano aperti, si preparano altri centri di identificazione per richiedenti asilo, si rafforzano inutili strumenti repressivi.Segnali di una estate calda da fronteggiare con il vento fresco delle mobilitazioni, anche perché comincia a farsi sentire il malcontento delle tante e dei tanti che avevano sperato in una inversione di rotta.Dai ministri D’Alema e Amato è almeno lecito attendersi alcune risposte, peraltro anche esse in rispetto del programma dell’Unione.È lecito chiedere maggiori dettagli sugli accordi con l’Egitto, il cui tasso di rispetto dei diritti umani lascia quantomeno a desiderare. È lecito sapere in che condizioni sono i "centri di transito" costruiti in Libia durante il precedente governo.È lecito sapere se la Libia usufruirà di ulteriori interventi. È lecito capire come intenda il governo interpretare il decreto di emergenza a cui si fa riferimento. È lecito aspettarsi che chi viene soccorso in mare abbia l’opportunità di fare valere i propri diritti e non di essere respinto come immondizia dall’altra parte.Questa estate è il banco di prova per capire se il governo è realmente un interlocutore complesso.

*Coordinatore dip. naz. immigrazione Prc

[ martedì 24 aprile 2007 ]

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