Sono passati dai 1022 del 2000 agli attuali 1517. Croato il gruppo più numeroso
Trieste. In visibile calo, invece, gli studenti italiani, passati dai quasi 25 mila del 2002 ai 19-20 mila attuali.
Le nazionalità. Per quanto riguarda gli stranieri, a essere attratti dall’ateneo giuliano sono soprattutto quelli provenienti dall’area balcanica: croati (539), sloveni (196) e albanesi (183), seguiti a ruota dai libanesi (88), greci (77) e serbi (72). Numerose anche le novità, come i 10 ragazzi cinesi e i 9 provenienti dal Togo, due nazionalità che cinque anni fa non erano rappresentate tra le aule di piazzale Europa. In aumento anche gli studenti provenienti dal Camerun (passati da 28 a 45), da Israele (da 15 a 23), dalla Tunisia (da 1 a 10) e dalla Russia (da 2 a 10).
Un’altra curiosità: se i ragazzi con la cittadinanza straniera sono 1517, andando a vedere il certificato di nascita di tutti gli iscritti all’ateneo si scopre che gli studenti nati in territorio straniero, in realtà, sono ben 2252, molti dei quali hanno poi preso la cittadinanza italiana.
Le facoltà. Tra le singole facoltà, è Ingegneria quella capace di attrarre di maggior numero di stranieri, ben 195, seguita a ruota da Economia (177), Lettere e Filosofia (170) e Farmacia (164). Fanalini di coda sono Psicologia e Giurisprudenza, entrambi a quota 77, ma comunque in netto recupero rispetto al 2000, quando gli iscritti non italiani erano stati, rispettivamente, solo 37 e 22. Se in quasi tutte le facoltà le nazionalità maggiormente rappresentate sono quella croata, albanese e slovena, spiccano comunque i 50 studenti del Libano iscritti a Ingegneria, i 21 greci attratti da Medicina e Chirurgia e i 21 (su 22 totali) di San Marino presenti tra le aule di Economia (facoltà, che, tra l’altro, vede tra le sue fila anche 3 tunisini, 8 camerunesi, 2 cinesi, un palestinese e uno studente del Bangladesh).
Le ragioni. Se l’apertura dei confini ha premiato l’invidiabile posizione geografica di Trieste, punto di incontro tra Paesi fino a pochi anni fa divisi dalla cortina di ferro, il rettore Francesco Peroni individua anche altri due fattori che hanno contribuito al boom internazionale di piazzale Europa: «Oltre alla posizione geografica credo abbia giovato anche un’altra coppia di fattori: da una parte la notorietà e il prestigio della nostra sede, che ormai va oltre i confini nazionali, dall’altra il fatto che Trieste, forte del suo passato austroungarico, continua a esercitare una suggestione culturale in tanti popoli dell’area centroeuropea, che la percepiscono come città cosmopolita e con una sensibilità multiculturale».
Italiani in calo. Parallelamente al boom di iscrizioni straniere, però, non può non saltare agli occhi anche il forte flessione della domanda proveniente dall’Italia: se nel 2000/2001 gli italiani erano ben 24846, nel 2005/2006 non sono riusciti a superare le 20059 unità, mentre i dati provvisori del 2006 parlano di un’altra diminuzione a 18910. Questo trend è facilmente spiegabile alla luce del decremento demografico da una parte e del mancato rinnovo di alcune convenzioni con determinate categorie (come i militari e gli assistenti sociali), che negli anni passati avevano fatto registrare impennate di iscrizioni (dalle 3 alle 5 mila).
Il futuro. Analizzando il quadro generale emerso da questi dati, il rettore Peroni delinea la strategia futura dell’ateneo: «L’appeal che abbiamo nei confronti dell’estero e dell’area balcanica in particolare ci induce a puntare ancora di più su questa risorsa che ci viene incontro spontaneamente – afferma -. Sarebbe sciocco, infatti, ignorare questa attenzione, ma al contrario dobbiamo cercare di stimolare ancora di più questi flussi. Questo implica nuove sfide, soprattutto in termini di accoglienza e risorse (con sussidi, alloggi e servizi adeguati), che non possono prescindere da un parallelo ripensamento della didattica, con sempre più corsi e servizi formulati in lingua inglese».
Elisa Lenarduzzi