Sarebbero circa 6.500 i permessi di soggirno in "lavorazione" tra uffici postali e Questura di Parma. Infatti, dalla data in cui è entrata in vigore la nuova procedura, sono state presentate 6.800 domande di rilascio/rinnovo e solo 290 permessi sono stati effettivamente rilasciati.
Questo quanto emerso lunedì mattina durante la protesta di CGIL, CISL, UIL davanti alla Refettura di Parma.
Le attese previste sono di otto mesi.
Non va meglio sul fronte del Decreto flussi. Nemmeno queste pratiche sono state esaminate e molti migranti sono in attesa del permesso da mesi, dopo aver stipultao il contratto di soggiorno in Prefettura.
I migranti denunciano difficoltà nel trovare un lavoro, perché i datori di lavoro ancora non sanno o non credono che con quella ricevuta sia possibile stipulare un contratto.
Inoltre, vengono segnalate difficoltà nel rientro a casa per le ferie. Sebbene lo Stato italiano abbia emanato una direttiva che spiega come procedere per l’uscita e il reingresso per non avere problemi, i problemi ci possono essere nell’attraversamento di altre frontiere.
A poco più di sei mesi di "età" di questa procedura già se ne intravede il collasso, ampiamente annunciato dalla redazione del Progetto Melting Pot, con molti problemi per i migranti costetti a pagare una cifra altissima per quella che dovrebbe essere una normale pratica di rinnovo di documento.
Cosa impedisce di decentrare il rinnovo del permesso in Comune se non la volontà politica di continuare a tracciare un confine tra cittadini di serie A, che vanno all’anagrafe e in pochi minuti e con pochi euro hanno il proprio documento, e cittadini di serie B?