L’agenzia Eurofound fa il punto sulle condizioni di lavoro degli immigrati: tassi di disoccupazione elevatissimi, impieghi di bassa qualifica e spesso in settori "pericolosi", come l’edilizia e le costruzioni. Più penalizzate le donne
L’importanza del contributo dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro degli Stati membri dell’Unione Europea è in crescente aumento, ma tra loro regna ancora altissima la disoccupazione e le condizioni di impiego sono le più svantaggose. E’ quanto risulta da un rapporto di Eurofound, l’agenzia europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con sede a Dublino. Il rapporto fa il punto sulla situazione delle condizioni di lavoro cui sono sottoposti gli immigrati legali nell’Unione Europea, il cui numero in costante crescita rappresenta una porzione ormai significativa della forza lavoro totale nei paesi Ue. L’espansione del settore dei servizi, insieme all’aumento di lavori altamente qualificati, hanno aperto le porte ai lavoratori immigrati, che si inseriscono nel mercato del lavoro accettando quegli impieghi poco qualificati che gli europei non accettano più.
In alcuni paesi attualmente in forte crescita economica, come Irlanda e Spagna, segnati peraltro tradizionalmente da una bassa presenza di immigrati, il reclutamento massiccio di lavoratori stranieri ha giocato un ruolo importante nello sviluppo economico. Questo suggerisce la riflessione che i processi economici congiuntamente alle politiche migratorie messe in pratica dagli stati UE stiano producendo una graduale convergenza della popolazione di immigrati negli Stati europei. Il rapporto, oltre ad illustrare i vantaggi che la manodopera straniera apporta alle economie dei paesi europei, punta anche criticamente il dito nei confronti degli svantaggi subiti dagli extracomunitari che cercano di inserirsi nel mercato del lavoro europeo. La loro piena integrazione rappresenta una delle più importanti sfide che i governi europei dovranno affrontare attraverso un ripensamento delle politiche sociali e del mercato di lavoro esistenti. In molti paesi europei, infatti, i lavoratori stranieri devono confrontarsi con tassi di disoccupazione elevatissimi, e quando riescono ad entrare nel mercato del lavoro, tendono ad essere segregati in impieghi di bassa qualifica ed esposti a più alti rischi dovuti alle condizioni lavorative poco vantaggiose e spesso in settori ’pericolosi’, come l’edilizia e le costruzioni. Il rapporto Eurofound sottolinea anche lo spreco di capitale umano che avviene con il sottoimpiego degli immigrati, in moltissimi casi laureati o comunque scolarizzati.
Sorprendentemente poi, nonostante i lavoratori immigrati rappresentino un segmento particolarmente vulnerabile della forza lavoro, gli stessi sono spesso debolmente rappresentati dalle associazioni sindacali. In Danimarca, Ungheria, Polonia e Regno Unito ad esempio, i lavoratori immigrati tendono a concentrarsi in settori meno sindacalizzati, nel settore privato più che in quello pubblico. La situazione è diversa in paesi come Italia e Cipro, dove alcuni settori del mercato di lavoro sono tradizionalmente molto sindacalizzati. In alcuni di questi settori, come l’industriale in Italia e l’edilizia a Cipro, gli stranieri fanno ormai registrare una presenza significativa nelle associazioni di categoria.
Il rapporto indica però che in paesi come Irlanda, Lussemburgo e Spagna le associazioni sindacali o le autorità pubbliche hanno promosso campagne pubbliche per incoraggiare la sindacalizzazione dei lavoratori stranieri e migliorare la conoscenza dei loro diritti sul luogo di lavoro. Tra i dati forniti dal rapporto, emergono anche alcuni segnali positivi riguardo un miglioramento dell’integrazione della popolazione di immigrati nel mercato del lavoro. Innanzitutto, alcuni peasi europei hanno iniziato ad attirare lavoratori stranieri per lavori piu qualificati. Ad esempio, Norvegia, Svezia e Regno Unito impiegano un numero crescente di stranieri nei settori dell’istruzione e della ricerca. Inoltre, nonostante i guadagni occupazionali siano inferiori per gli stranieri, quanti abbiano un livello di educazione più alto possono godere di un’aspettativa di carriera migliore e le loro opportunità occupazionali sono molto simili a quelle dei lavoratori interni di pari profilo. Infine, dopo le ovvie difficoltà iniziali, le condizioni di lavoro dei lavoratori migranti tendono a migliorare proporzionalmente al tempo di permanenza nel paese ospitante.
Il rapporto Eurofound si rivolge anche con particolare attenzione alla situazione di alcuni segmenti della forza lavoro straniera caratterizzati da situazioni più svantaggiose. Questo e’ il caso ad esempio delle donne, che soffrono di doppia o addirittura tripla discriminazione, dovuta al sesso, all’origine e alla classe; nonostante giochino un ruolo dominante nel flusso migratorio, le donne immigrate sono presenti maggiormente nei settori sanitario e sociale, con poche opportunità di carriera o promozione. Un altro gruppo particolarmente svantaggiato e’ rappresentato dagli immigrati provenienti da paesi islamici, che in molti paesi europei si scontrano quotidianamente con sospetti e pregiudizi, il che comporta necessariamente un impatto negativo sulle loro possibilità di trovare un lavoro. Nella maggioranza dei paesi UE c’e’ una crescente presa di coscienza del ruolo cruciale giocato dai lavoratori stranieri per la crescita economica interna. Sfortunatamente però i dati dimostrano come ci sia molto meno interesse tra l’opinione pubblica nei riguardi delle condizioni di lavoro svantaggiate di questi lavoratori.