MP - Comunicato della « Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives »(FTCR)
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Comunicato della « Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives »(FTCR)

Delitto d’assistenza a persone in pericolo

Pubblichiamo questo comunicato diffuso dalla “Federazione dei Tunisini per una Cittadinanza delle due sponde”, sostenendo l’atto coraggioso di chi l’ha scritto ed augurandoci che esso incontri anche il supporto di tanti altri gruppi ed associazioni italiani ed europei. Consideriamo questo comunicato, oltre che una valida iniziativa che potrebbe incidere sul caso specifico dell’ingiustificabile arresto e del vergognoso processo dei sette pescatori tunisini, anche un passo importante nella costruzione di un’opinione pubblica ‘mediterranea’ che sia in qualche modo alternativa a quella imposta dai governi e diffusa dai media. Un’opinione costruita attraverso il confronto, il dialogo e la comunione di battaglie come quella per la libertà di circolazione tra le due sponde di un Mare condannato a inghiottire cadaveri invece che, come anche il suo nome vorrebbe, ad unire le genti.

Delitto d’assistenza a persone in pericolo
Sul processo di Agrigento ai sette pescatori , 22 Agosto 2007

Mercoledì 8 Agosto 2007 una piccola flotta da pesca tunisina (le imbarcazioni Fakhreddine, Mortadha et Mohammed el-Hedi), che si trovava a circa dodici miglia marine dall’isola italiana di Lampedusa, ha incrociato una gommone in difficoltà. A bordo del gommone c’erano quarantaquattro persone tra cui undici donne (delle quali due incinte), oltre che due bambini. Tra i naufraghi alla deriva, molti erano in uno stato di salute assai grave.

Dopo aver avvisato le autorità tunisine ed italiane, i pescatori hanno portato soccorso ai naufraghi, li hanno presi a bordo e si sono diretti verso il porto più vicino, come prescrive la legge e gli usi del mare. Una volta al porto di Lampedusa, degli elicotteri dell’elisoccorso hanno preso in carico alcuni dei naufraghi le cui condizioni apparivano particolarmente serie e li hanno trasportati all’ospedale di Palermo.
I sette pescatori tunisini che li avevano soccorsi e accompagnati sono stati invece arrestati e messi in detenzione e due delle barche a bordo delle quali lavoravano, (Mortadha et Mohammed el-Hedi)sono state sequestrate dalle autorità italiane. Essi devono comparire al tribunale di Agrigento il 22 agosto per il processo, i loro capi di imputazione, tra cui il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”,sono passibili di una pena detentiva che può arrivare fino a 15 anni.

La “Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives”, denuncia l’arresto dei pescatori e la loro detenzione che considera arbitraria.
La Federazione chiede la loro liberazione immediata e il ritiro di tutte le accuse a loro carico. Chiede allo stesso modo il dissequestro immediato dei due pescherecci
la cui immobilità compromette un’attività che rappresenta la fonte di guadagno di numerose famiglie della città tunisina di Téboulba.

Inoltre, la FTCR considera questo episodio come un nuovo elemento di una politica sistematica messa in atto dall’Unione europea che consiste nel rendere più difficile e pericolosa la mobilità lungo le frontiere del suo territorio.
Attraverso la messa in opera di dispositivi sicuritari polizieschi e militari estremamente costosi, attraverso una metodica modalità di aggiramento delle legislazioni che garantiscono i diritti delle persone, e attraverso la moltiplicazione di infrazioni di fatto perpetrate in opposizione a queste leggi e convenzioni (quelle che riguardano il diritto umanitario, quelle che tutelano il diritto di asilo e, adesso, anche le disposizioni del diritto del mare e specialmente quelle che concernono i doveri del soccorso in mare), l’Ue tenta di dissuadere in maniera indiscriminata l’arrivo dei migranti e dei rifugiati sul suo territorio.
Questa politica di dissuasione dell’immigrazione attraverso la restrizione dell’accesso ai diritti fondamentali, si rivela ogni giorno inefficace e controproducente dal punto di vista dei suoi obiettivi dichiarati.
Soprattutto, essa si rivela, alla luce dei tragici fatti che si ripetono regolarmente da anni, come la causa diretta del fatto che popolazioni particolarmente vulnerabili sono sottoposte a situazioni di accresciuto pericolo.
Questa politica è la causa effettiva della morte di migliaia di uomini, donne e bambini.

L’arresto e le accuse inflitti a dei pescatori il cui solo torto è quello di aver soccorso delle persone in pericolo di morte, sono sintomi emblematicamente rivelatori della grave deriva delle politiche degli Stati membri dell’Unione europea, ma anche di quelle degli Stati di provenienza dei migranti e dei rifugiati in questione, nello specifico dei paesi del Maghreb: l’Italia, procedendo agli arresti e aprendo questo iniquo processo, trasmette un doppio messaggio. Il primo è diretto ai pescatori e ai marittimi, e ha come conseguenza il dissuadere questi ultimi dal portare soccorso in mare alle persone in pericolo. Il secondo ha come destinatari i rifugiati e i potenziali migranti, e può essere tradotto come : “siamo pronti a lasciarvi crepare in mare piuttosto che lasciarvi sperare di riempire i nostri territori”.

L’Italia, dal canto suo, non fa altro che applicare la dottrina di dissuasione chiaramente espressa dal commissario europeo in carica Franco Frattini.
La Tunisia, le cui autorità erano state avvisate, dai marittimi incolpati delle operazioni di salvataggio dell’8 agosto, in contemporanea con le autorità italiane, non hanno fornito alcuna assistenza ai pescatori, pur riconoscendo la loro buone fede. Lo Stato tunisino resta in questo modo coerente con la sua politica di collaborazione attiva con le politiche di controllo delle frontiere esterne dell’Europa. Tale collaborazione consiste in ciò che è assimilabile ad una sottovalutazione delle pratiche di repressione dell’immigrazione che vanno fuori dai quadri legislativi di protezione dei diritti delle persone (che, è risputo, non sono garantiti in Tunisia).

Tanto l’Unione europea che i paesi del Maghreb, attraverso il moltiplicarsi di incidenti di questo tipo, tentano di fatto di rimettere in causa le disposizioni che proteggono le persone come l’obbligo di salvataggio degli esseri umani in difficoltà e del loro accompagnamento fino allo sbarco in un luogo sicuro.

Il trattamento riservato ai richiedenti asilo in Tunisia (ma anche, per esempio, in Libia), la pratica regolare della detenzione arbitraria e dell’espulsione verso i pesi d’origine praticate a loro danno, la sorte inflitta ai migranti irregolari attraverso la promulgazione di leggi che penalizzano l’uscita dal territorio (in contraddizione con il diritto di ognuno di lasciare qualunque paese incluso il proprio, garantito dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo), sono tutte caratteristiche che impediscono di considerare il respingimento in mare verso paesi come questo come uno “sbarco in un luogo sicuro”.
Eppure, Nonostante tutto, questo è quel che tentano di imporre le pratiche degli Stati coinvolti come unica alternativa alla morte in mare.

La FTCR fa appello, in Italia e nell’insieme dei paesi dell’Unione europea, in Tunisia e nei paesi del sud e dell’est del Mediterraneo, ad una mobilitazione delle associazioni, dei movimenti e delle organizzazioni della società civile e dei sindacati attorno a questo processo e oltre.

Si tratta di opporsi, all’interno di quella che è diventata una vera e propria guerra ai migranti, ad una sua ulteriore implementazione, che consisterebbe nell’avvalersi, attraverso la costrizione e l’intimidazione, della complicità delle popolazioni civili (tra cui i pescatori e i marittimi) nei confronti di pratiche che portano ad esporre volontariamente al pericolo altri esseri umani, a negare l’assistenza alle persone in difficoltà, alla criminalizzazione della solidarietà.

Lunedì 20 agosto 2007,
Le président, CHERBIB Mouhieddine

Per O. prendere contato con la FTCR in merito a questo dossier, potete scrivere a O. Seddik : etudes@no-log.org
FTCR : Tél 00 33 (0)6 87 75 74 84
Fax 00 33(0)1 40 34 18 15

Per inviare comunicati di solidarietà che potranno essere prodotti come prova al processo, inviateli all’avvocato dei sette pescatori L. Marino.

[ mercoledì 29 agosto 2007 ]

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