Francia - Senato adotta legge sull’immigrazione, ma le polemiche proseguono
È stata approvata, con 176 voti a favore, 138 contro e nove astensioni, durante la notte anche dal Senato di Parigi la nuova legge sul controllo dell’immigrazione, che sta creando numerose polemiche tanto in Francia quanto nel continente africano. Particolarmente discusso è l’emendamento - modificato ben quattro volte - che prevede il possibile ricorso al test del Dna per ottenere il ricongiungimento familiare. L’ultima versione contiene la possibilità di ricorrere, a spese dello stato, a un test del Dna su base volontaria per dimostrare la filiazione con la madre, solo in caso di dubbio sullo stato civile del candidato all’immigrazione o meglio al ricongiungimento familiare. E’ stato anche rivisto e ammorbidito l’articolo che inizialmente prevedeva l’obbligo ai congiunti di cittadini francesi di seguire un corso linguistico prima di arrivare in Francia. Restano comunque particolarmente forti, in alcuni ambienti, le critiche a questa nuova legge. “Una dichiarazione di guerra fatta agli stranieri già regolarmente installati in Francia e che vogliono far venire la famiglia” dice Eliana Assassi, senatrice del Partito comunista (Pcf); “Anche se migliore di quello adottato dai deputati, il disegno di legge del Senato rimane odioso” commenta Bernard Frimat de Partito socialista che, come la maggior parte dei rappresentanti dell’opposizione, ha votato contro la legge. In Africa, si moltiplicano le obiezioni, in particolare riguardo al test del Dna. “In Africa – ha detto il presidente della Commissione dell’Unione africana, Alpha Oumar Konaré, intervistato dai media francesi – le relazioni familiari sono complesse ed intime” e il testo adottato dal parlamento francese è “inconcepibile e inaccettabile sul piano etico, morale e culturale”. Anche il presidente del Senegal Abdoulaye Wade aveva criticato il testo di legge, qualificandolo di “grave errore”. In alcuni paesi dove già esiste il ricorso al test genetico, come la Svezia, la pratica ha anche avuto risvolti positivi, come nel caso del burundese André Kakizimana, la cui storia è raccontata da ‘Liberation’: grazie al test del Dna, ha potuto far arrivare i suoi cinque figli che, a causa dell’assenza di un’anagrafe affidabile, non avrebbero potuto raggiungerlo in Europa. [CC]
Fonte: Misna
[ giovedì 4 ottobre 2007 ]
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