È legge il test del Dna: immigrazione più selettiva
Il progetto di legge sull’immigrazione è stato approvato ieri sera in via definitiva dall’Assemblea Nazionale. Si tratta di una delle iniziative più controverse prese finora da Nicolas Sarkozy e risponde al duplice obiettivo di inquadrare in maniere più selettiva i ricongiungimenti e di gettare le basi per un aumento dei flussi migratori legati al fabbisogno di manodopera dell’economia francese, finora limitati al 7% del totale. Obiettivo del capo dello Stato è di portare questa percentuale, nel giro di qualche anno, al 50 per cento.
La legge contiene, anche se più volte modificato, l’emendamento che istituisce la possibilità di compiere test sul Dna delle persone che fanno domanda di ricongiungimento: un’attestazione (solo di maternità nell’ultima versione) che viene introdotta su base facoltativa e in via sperimentale fino al 31 dicembre 2009 per gli immigrati provenienti da Paesi nei quali non esiste ancora un registro dello stato civile, in pratica i Paesi dell’Africa Sub-sahariana. È stato soprattutto questo emendamento a scatenare le ire dell’opposizione, le proteste dei movimenti per la difesa dei diritti civili e forti riserve anche all’interno dell’Ump, il partito di maggioranza. Socialisti e comunisti hanno già annunciato che porteranno l’emendamento davanti alla Corte costituzionale, presieduta da Jean-Louis Debré (chirachiano), e della quale fa parte anche l’ex presidente Jacques Chirac. Pur non essendosi espresso in merito durante la visita della settimana scorsa al Museo nazionale della storia dell’immigrazione, inaugurato nella completa assenza di esponenti del Governo, Chirac non dovrebbe essere favorevole all’utilizzo dei test genetici, come ha lasciato intendere il presidente del museo Jacques Toubon, suo ex collaboratore come ministro della Cultura.
Sempre in materia di ricongiungimento, i candidati dovranno sostenere nel Paese di origine un esame di valutazione sulla conoscenza della lingua e dei valori della Repubblica francese. Nel caso il test sia negativo, sarà organizzato un corso di due mesi con un’attestazione finale di frequenza. Le condizioni economiche per far venire la propria famiglia in Francia stabiliscono che il richiedente abbia un reddito almeno pari allo Smic, il salario minimo garantito, che è attualmente di 1.280 euro.
Il progetto di legge prevede anche il censimento degli immigrati per origine etnica (altra misura criticatissima) allo scopo di condurre studi «sulla misura della diversità dell’origine delle persone, della discriminazione e dell’integrazione». Sono previste regolarizzazioni «a titolo eccezionale» dei lavoratori immigrati nelle zone o nei settori dove c’è scarsità di manodopera.
Il nuovo ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale si appropria infine di una prerogativa che finora era stata del ministero degli Esteri: l’Ufficio francese dei rifiugiati e degli apolidi (Ofpra) non sarà più infatti sotto la giurisdizione del Quai d’Orsay.
A.Ge.
Fonte: Il Sole 24 ore
[ mercoledì 24 ottobre 2007 ]
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