Erano gli ultimi giorni di gennaio quando il licenziamento di un centinaio di lavoratori migranti, a seguito di un architettato cambio di appalto, con intenti neppure tanto velatamente punitivi, aveva dato il via ad una delle vertenze più significative sul terreno dell’auto-organizzazione dei migranti per quanto riguarda il Veneto.
Dopo due settimane di blocchi, che hanno coinvolto molte tra le diverse sedi della multinazionale della distribuzione nel territorio, i lavoratori iscritti all’Associazione Difesa Lavoratori avevano conquistato un tavolo di trattativa presieduto dal prefetto, a farne da garante.
Le soluzioni prospettate e ratificate dalle parti prevedevano la progressiva riassunzione di una parte dei lavoratori, l’esodo incentivato di altri, il pagamento delle spettanze relative al periodo del licenziamento immotivato, in attesa del reinserimento.
Le garanzie?
Nessuna a quanto pare. La Prefettura vive un momento di transizione con il passaggio di consegne dal Prefetto Padoin, diretto verso Torino, al suo successore che ancora deve insediarsi.
Le cooperative coinvolte nella vicenda, quella uscente, Gesconet e quella che gestisce il nuovo appalto, la cooperativa Corso, insieme a TNT Global Express, hanno puntualmente disatteso i vari accordi stipulati.
Nessuna retribuzione per il tempo perso a causa dei licenziamenti illegittimi, costanti tentativi di escludere i lavoratori più attivi nella protesta, dalla riassunzione, culminati nel rifiuto di concedere l’esodo incentivato (4.000 euro) per chi aveva scelto di cambiare lavoro.
La motivazione? Riassumendo i lavoratori che avevano scelto di andarsene TnT e la cooperativa Corso si garantirebbe la possibilità di escludere i delegati ADL dalla riassunzione.
Troppo attivi, troppo poco disposti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro.
I blocchi davanti al magazzino di Limena sono ripresi e già hanno prodotto il primo risultato. Un nuovo tavolo in prefettura che rimetta le cooperative e la multinazionale davavti all’obbligo di mantenere l’accordo stipulato.
Le nuove garanzie?
I blocchi e la determinazione dei migranti non più disposti ad accettare promesse nebulose: il presidio non verrà smontato fino all’assunzione concreta dei lavoratori
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