Trasformazioni di confine
I regimi di controllo dei movimenti migratori nell’Europa allargata
Partecipano:
Lana Zdravkovic - Dottoranda presso lo Slovenian Academy of Science and Arts di Ljubljana
Paolo Cuttitta - Università di Palermo
Alessandra Sciurba - Università di Palermo e Progetto Melting Pot Europa
Introduce e coordina: Sandro Mezzadra - Università di Bologna
Mentre i confini fissi e lineari, legati alla demarcazione dello spazio statale, vedono i propri tratti sfumare, altri confini, sovranazionali ed immateriali, assumono forme sempre più nette e definite e tentano di imbrigliare l’esercizio di mobilità e fuga agita dagli individui, in primis attraverso la migrazione. Accanto al processo di esternalizzazione dei confini fisici, attraverso lo spostamento verso l’esterno dello spazio Schengen dei dispositivi e delle tecniche di controllo dei flussi migratori che si indirizzano verso l’Europa, prende forma un processo di internalizzazione dei confini, che diventano mobili ed identificabili non solo in ciò che escludono, ma soprattutto in ciò che selezionano e differenziano, tentando di marcare sui corpi dei migranti – ma non solo - gradazioni diverse di legittimità ed accesso ai diritti, fin dentro le città.
Dispositivi giuridici ed amministrativi definiscono infatti la regolarità del soggiorno in mille formule, si pensi ad esempio a cosa comporta il possesso del permesso di soggiorno per lavoro stagionale anziché la carta di soggiorno, o il permesso ex art. 27 anziché il permesso per lavoro subordinato, piuttosto che il riconoscimento dello status di rifugiato anziché di protezione umanitaria temporanea, o ancora il permesso per studio o per motivi di famiglia, o addirittura si consideri la condizione di sospensione imposta durante l’attesa del rinnovo del titolo. Attraverso formule di differenziazione giuridica forti della spinta degli attori mediatici e in combinazione con i dispositivi legislativi in materia di lavoro ed economia, non solo vengono regolamentate le modalità di ingresso nel paese ma viene pesantemente condizionata la qualità del soggiorno in un territorio, modulando l’accesso a servizi e welfare pubblico, definendo anche quale debba essere la sfera di tutele a cui i migranti possono appellarsi di fronte a discriminazioni, abusi, sfruttamento o indigenza.
Al centro della tavola rotonda sono non soltanto le trasformazioni delle tecniche e delle politiche di controllo dei confini, ma anche le dimensioni molteplici dell’esistere attraverso e malgrado i confini: living on a border appunto, una battaglia quotidiana che contraddistingue l’esperienza dei migranti – in fuga da guerre e persecuzioni politiche o in cerca di una vita più degna – in Europa. Il seminario si soffermerà sia sull’esperienza fisica del confine, attraverso il Mediterraneo o attraverso i paesi dell’Est nuovi membri dell’Unione Europea, come ad esempio la Slovenia, sia sul prolungamento dell’azione del confine nelle nostre stesse città. E si interrogherà sulle forme in cui è possibile fare dell’attraversamento e della critica dei confini la sostanza stessa di una nuova cittadinanza europea in formazione.
[ Scarica ] la locandina del Seminario
[ Scarica ] il programma del Festival Living on a Border
www.livingonaborder.net
LIVING ON A BORDER
è un progetto ideato da Institute for Art Production KITCH di Ljubljana che coinvolge le città di Londra, Vienna, Bologna, Ljubljana.
I partner del progetto sono The Rural Media Company, Hereford, UK; Art in Migration/Soho in Ottakring, Vienna; TPO e Associazione Ya Basta!, Bologna; Mirovni Inštitut, Ljubljana.
Con la collaborazione di
Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell’Università di Bologna
Progetto Melting Pot Europa
Progetto Emilia Romagna Terra d’Asilo
Con il sostegno di
Assessorato alla Cultura della Regione Emilia Romagna
European Cultural Foundation Amsterdam