A partire da lunedì 26 maggio, circa sessanta lavoratori e le lavoratrici della cooperativa Hub, parte del consorzio Gesconet, che si occupa della produzione di macchine tosaerba presso l’impianto CABLOG di Noale per conto della Global Garden Products (GGP) con sede a Castelfranco Veneto, hanno iniziato uno sciopero ad oltranza con un presidio permanente che è proseguito durante tutta la notte.
Il principale motivo che ha spinto i lavoratori, tutti migranti, ad incrociare le braccia è la scadenza del contratto di appalto in data 30 maggio e la mancanza di risposte in merito alla sorte dei dipendenti da parte di GGP.
Come riferito dai lavoratori, infatti, durante l’assemblea di venerdì 23 maggio, non c’è stato alcun pronunciamento sul futuro della produzione (che verrà decentrata, ma ancora non si sa dove), nessuna risposta per quanto riguarda il futuro dei lavoratori stessi, anzi, GGP non ha partecipato all’incontro convocato dall’Assessorato al lavoro della Provincia di Venezia.
L’unica proposta avanzata da Gesconet - tra l’altro già
protagonista della vicenda TNT – riguarda l’impegno ad assumere i lavoratori solamente se GGP decidesse di riaffidare l’appalto a CABLOG, riprendendo quindi la produzione a Noale.
L’infondatezza di questa ipotesi ha portato alla decisione di iniziare una lotta per diritti che da anni i soci-lavoratori della cooperativa si vedono negare.
Queste persone infatti hanno sempre lavorato nel reparto di montaggio della fabbrica, un reparto interno al ciclo produttivo che inquadra i dipendenti come metalmeccanici.
Tuttavia, il sistema delle cooperative, molto diffuso soprattutto nel nord-est e che impiega moltissimi lavoratori migranti, permette affidare le lavorazioni appartenenti ad un settore ad un altro, quello del facchinaggio, portando quindi a considerare i soci-lavoratori come facchini. Tutto ciò comporta enormi risparmi sul costo del lavoro poiché i facchini non usufruiscono di una serie di aspetti retributivi ed ammortizzatori sociali quali la cassa integrazione, l’indennità di disoccupazione e/o mobilità.
A fronte di tutto questo i lavoratori hanno deciso di chiedere
"almeno una forma di risarcimento per i danni subiti, che va qualificata sul piano economico a partire da un calcolo su quanto è stato perso sul salario in questi anni rispetto a quanto avrebbero preso se fossero stati inquadrati come metalmeccanici", come conferma Giovanni Boetto dell’ Associazione Difesa Lavoratori (Adl).
I lavoratori proseguiranno la loro lotta finchè non otterranno almeno una conciliazione che tenga in considerazioni questi aspetti della realtà lavorativa in cui si trovano.
L’esperienza di Noale si inserisce in quel circolo che lega indissolubilmente la negazione dei diritti dei lavoratori e il mercato del lavoro nero che coinvolge in gran parte i migranti. Le cooperative, grazie alle leggi che le regolano, riescono perfettamente a reggersi grazie allo sfruttamento dei lavoratori più deboli, i migranti appunto, che si trovano a svolgere i lavori più faticosi senza avere alcuna garanzia per quanto riguarda i loro diritti. Anzi, proprio il ricatto della perdita del permesso di soggiorno, permette alle cooperative di avere mnodopera a basso costo senza doversi assumere l’onere delle garanzie contrattuali. Come afferma ancora Boetto, si tratta di una
"forma moderna di schiavitù" dove non esistono diritti per questi soci-lavoratori che possono essere lasciati a casa in qualsiasi momento perchè per loro lo Statuto dei lavoratori non ha alcun valore. Un lavoro che permette grandi risparmi ai datori in quanto abbassa il costo del lavoro quanto è più ricattabile.
Un ciclo infinito quindi, fatto di grandi gruppi che risparmiano sulla pelle di chi ha bisogno di un lavoro per vivere, dove chi è invisibile per quanto riguarda i diritti, è costretto ad accettare condizioni di lavoro precarie ed ingiuste.
L’esistenza di un mercato del lavoro fatto di migranti regolari ed irregolari, infine, consente alle imprese ed in particolare al circuito delle cooperative, di poter basare la propria produzione su manodopera sempre disponibile e ricattabile.
Un lavoro migrante, che in tutte le sue forme di regolarità ed irregolarità, costituisce oggi una risorsa utile per l’Italia e nonostante le nuove norme sulla sicurezza si propongano di bloccarlo con misure sempre più severe, è evidente come sia ormai strutturale nell’organizzazione del lavoro contemporaneo.