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Palermo: «Guerra nel Mediterraneo»

Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi europei

Mercoledì 25 Giugno 2008 ore 15,30 Università degli Studi di Palermo - Facoltà di Giurisprudenza, Via Maqueda, 172 - Palermo
Anteprima Nazionale dell’audio documentario d’ascolto: «Guerra nel Mediterraneo» Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi di Roman Herzog (ARD - Germania, Audiodoc) (durata di 80 minuti) sulla politica comunitaria contro le migrazioni e sulla situazione dei diritti umani ai confini europei. Sarà presente l’autore. Seguirà:

Quali strumenti di difesa per le vittime ?
Dibattito sugli abusi subiti dai migranti irregolari e sugli strumenti di tutela a livello interno ed internazionale, con:
Alessandra Ballerini - Avvocato del Foro di Genova
Gabriele Del Grande ( www.fortresseurope.blogspot.com) - Roma
Judith Gleitze - Pro Asyl, Borderline-Europe, Germania
Fulvio Vassallo Paleologo - Docente di Diritto di Asilo - Università di Palermo - ASGI - Associazione studi giuridici sull’immigrazione

Amburgo, 22.06.08, 12:00; Unità dell’agenzia europea della tutela delle frontiere (FRONTEX) tolgono viveri e carburanti dalle navi dei immigranti nel mare Mediterraneo per costringerli a tornare indietro. È quanto emerge dal documentario radiofonico “Guerra nel Mediterraneo” della Radio Pubblica Tedesca (ARD) a cura del documentarista Roman Herzog, messo in onda in Germania stamattina dalla emittente NDR. Il Capo centrale operativa del Comando centrale della Guardia di Finanza a Roma, Colonnello Francesco Saverio Manozzi, dice nel documentario: «La cosa importante che ha evidenziato l’agenzia Frontex è stato che in ambito comunitario ci sono differenti diversità di veduto. Cioè, quando ci siamo mesi al tavolino, Italia e tutta una altra serie di paesi, la cosa, che è balzata agli occhi, che noi italiani abbiamo un modo di intendere le attività di contrasto alla immigrazione - un approccio garantista. Cioè prima si salvaguarda la vita umana, poi si reprime. Altri paesi invece utilizzano il termine diversion che significa, costringere qualcuno a tornare a casa. Non è tanto il fatto, di costringere qualcuno di tornare a casa, ma come si intende costringerlo. Noi abbiamo assistito in incontri ufficiali concetti operativi che hanno trovato anche testimonianze in carte scritte, dove si intende contrastare l’immigrazione clandestina salendo al bordo dei barconi, togliendo viveri e carburanti. Percui, l’ immigrato a quel punto o prosegue avanti in condizioni …, oppure torna indietro.» Manozzi precisa alla domanda del documentarista della ARD che specialmente le unità tedesche praticano “la mano dura, togliendo viveri e carburanti dalle navi”.

Le dichiarazioni del capo della Guardia di Finanza mettono una nuova luce sui conflitti interni delle unità europee che pattugliano il mare Mediterraneo fra Malta/Italia e Libia/Tunisia nell’ambito dell’operazione Nautilus III di Frontex, alle quali partecipano anche unità tedesche. Questa primavera l’inizio di Nautilus III è stato rimandato di varie settimane da Frontex a causa di divergenze d’opinioni. Il direttore esecutivo dell’agenzia Frontex, Ilkka Laitinen, commenta le dichiarazioni di Manozzi nel documentario della ARD e risponde alla domanda diretta se fosse vero che le unità di Frontex toglierebbero viveri e carburanti dalle navi: «Frontex redige piani operativi. Per i singoli piani operativi sono responsabili soltanto gli stati membri partecipanti e ogni singolo capitano che prende le decisioni. Questo tipo d’istruzioni per i casi più frequenti è, però, messo per iscritto nel piano operativo e viene confrontato con le norme giuridiche per assicurare che gli interventi si svolgano in questa forma. So che ci sono dei casi nelle acque internazionali dove si tratta principalmente di salvare vite umane. Il modo di effettuare questo consiste nell’assicurare il ritorno sicuro al porto di partenza. A questo fine saliamo a bordo per verificare che dispongano di salvagente, di acqua e viveri, e sufficiente carburante per tornare indietro, e spieghiamo la forma migliore per risolvere il problema.»

Chiesto dal documentarista Herzog dettagli su i conflitti fra le unità tedesche e italiane Laitinen risponde: «Se esiste qualsiasi mezzo legale per fare tornare le persone che cercano di oltrepassare i confini al porto di partenza, viene applicato. I singoli stati membri interpretano, però, le leggi diversamente. Alcuni sono più disposti a respingere – non dico che è illegale, semplicemente interpretano le leggi diversamente. Altri stati hanno ordini di non praticare questo modus operandi in nessuna forma. Perciò abbiamo cercato di armonizzare con abbastanza successo le prassi degli stati membri per avere un’idea comune sui modi operandi.»

Secondo dati ufficiali della guardia di Finanza Italiana le unità di Frontex hanno respinto nel mare mediterraneo nell’anno 2007 fino al mese di Novembre 42 mila migranti.

Il documentario radiofonico della ARD analizza la politica europea di immigrazione dopo il 1998 e chiarisce fra altro che dal 1999 si trovano oltre due decine di campi di detenzione finanziati dalla Comunità Europea nei territori degli stati nordafricani, per profughi che vengono fermati in questi stati e per quei profughi che vengono espulsi dall’Europa oppure respinti dai confini. Soltanto in Libia si trovavano detenuti in questi campi nel Giugno 2007 – secondo un rapporto interno della Comunità Europea – oltre 60.000 profughi, che in parte sono stati riconosciuti come profughi da parte dalle Nazioni Unite e che devono vivere in questi campi, secondo il rapporto della CE, in condizioni disumane senza che le norme minime sarebbero rispettate. In più, la Libia deporta, sempre secondo il rapporto della CE, ogni anno oltre 50.000 profughi nei deserti fuori dal paese.

Il giornalista dell’ ‘Espresso Fabrizio Gatti, che ha documentato le rotte delle deportazioni commenta nel documentario, che «in Senegal e in Libia sono stati aperti centri che sicuramente in Europa in quelle condizioni non sarebbero mai stati aperti.»

Il politologo dell’Università Libera di Berlino, Christopher Nsoh, sottolinea, che «i campi esistevano già prima di quando il ministro tedesco degli Interni Otto Schily iniziava di parlare dei campi nel 2004”. L’ex-ministro degli Interni tedesco aveva proposto assieme al suo omologo italiano Giuseppe Pisanu nell’ estate 2004 nell’occasione dello scandalo intorno alla Cap Anamur, di installare campi nei paesi nordafricani, per impedire l’ingresso dei profughi alla Comunità Europea. La proposta aveva scatenato allora una catena di polemiche in tutta Europa.

Il documentario «Guerra nel Mediterraneo» è consultabile anche in una versione italiana sul sito www.audiodoc.it e sarà presentato in Italia in anteprima nazionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo il giorno Mercoledì 25 Giugno alle ore 15:30 in presenza dell’autore.

[ mercoledì 25 giugno 2008 ]

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