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Reggio Emilia - Quello che scegliamo e’ un futuro migliore, non la clandestinita’!
Comunicato stampa dall’Ass. Città Migrante
Il 1° maggio scorso, 1500 persone hanno manifestato in città contro una società che inventa i criminali in base al passaporto e costringe all’invisibilità ed alla povertà migliaia di persone.
Queste stesse persone hanno chiesto a gran voce un incontro con il sindaco, incontro che fino ad oggi ci è stato negato. A fronte di questo silenzio noi vogliamo parlare e ed essere ascoltati.
Oggi, dove il pregiudizio e la paura figlie dell’ignoranza generano mostri come la paranoia securitaria e il razzismo legittimati da campagne contro i clandestini e da dispositivi politici come il pacchetto sicurezza, è più che mai attuale ribadire il nostro NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DEI MIGRANTI.
Non vogliamo più sentire dire che la clandestinità è una scelta. Sono le leggi che dettano la condizione di clandestinità per cui tu non esisti e quindi non sei portatore di diritti, sono le leggi che non consentono di poter vivere e lavorare in Italia in modo regolare. In realtà quello che viene chiamato clandestino è un migrante senza nessun tipo di tutela, quello che con estrema facilità può essere sfruttato sul lavoro e a cui la casa viene affittata ad un prezzo più alto perché non ha nessuna altra scelta, quello che se anche ha un lavoro non può avere il permesso di soggiorno. Clandestino lo si può diventare da un giorno all’altro perché si perde il lavoro e questo ci costringe ad accettare anche le peggiori condizioni di sfruttamento.
Quali sono le possibilità di regolarizzarsi? Rimane il tentativo di provare a vincere alla lotteria del decreto flussi ( a Reggio le quote disponibili sono meno di 1/3 delle domande presentate) anche se la legge prevede che la domanda di assunzione tramite decreto flussi sia inoltrata per un lavoratore che risiede al paese di origine, ma tutti ormai sanno che il 90% delle domande riguardano migranti che già vivono e lavorano in Italia. E i fortunati sono costretti ad un viaggio clandestino a ritroso per poter ritirare il visto d’ingresso. E per quelli che sono stati colpiti da un provvedimento di espulsione? I coraggiosi che hanno tentato comunque la sorte e che hanno vinto la gara, che sono tornati al paese di origine, che il datore di lavoro li ha aspettati pronto ad assumerli si sono visti negati il permesso di soggiorno perché a causa dell’espulsione non possono stare e lavorare in Italia.
Tutti questi -assieme a chi non ha tentato la sorte perché il datore di lavoro non voleva metterlo in regola, a chi non è entrato nella graduatoria, a chi ha perso il permesso di soggiorno (non dimentichiamo che il confine fra regolarità e irregolarità è molto sottile)- continueranno oppure entreranno a far parte del cosiddetto esercito dei clandestini, quindi manodopera a basso costo se non a costo zero.
E nel frattempo i migranti continuano a morire in mare ad alimentare l’economia sommersa e a morire nei luoghi di lavoro, mentre il Decreto legge quanto il Disegno di Legge che costituiscono il pacchetto sicurezza li indicano come potenziali criminali.
La funzione che ha in realtà l’impianto della Bossi Fini peggiorato dal pacchetto sicurezza è quello di renderci disponibili ad accettare qualsiasi forma di sfruttamento e quindi utili a regolamentare l’intero mercato del lavoro.
Non rimaniamo in silenzio, oggi come il primo maggio vogliamo far sentire la nostra voce:
SIAMO NOI I PRIMI A NON VOLERLA LA CLANDESTINITA’
Ass. Città Migrante
[ lunedì 23 giugno 2008 ]
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