Giovedi 3 luglio, oltre 60 lavoratori migranti che lavorano per MAN BTP,
agenzia interinale nel settore edile, hanno dato il via ad uno sciopero
appoggiati dall’Unione sindacale Solidaires. L’agenzia, occupata dai
lavoratori in lotta, si trova nel X ’arrondissement’ di Parigi, zona
metropolitana che è stata attraversata dalle resistenze migranti degli
ultimi anni, a partire dagli stranieri in ’transito’ che auto-gestivano
gli accampamenti-presidio nel quartiere in prossimità della Gare du Nord,
stazione ferroviaria da dove partono i treni diretti a Calais e in
Inghilterra.
Questa nuova azione si inserisce nella continuità delle lotte iniziate il
15 aprile da un cartello sindacale (CGT, CNT e Solidaires) e associativo
di solidarietà con i cittadini migranti. 3 mesi dopo il debutto del
movimento con lo sciopero di centinaia di lavoratori ’sans-papiers’ e la
consegna di oltre 1000 richieste di regolarizzazione, tra cui 200
interinali, le aspettative nei confronti del governo restano in sospeso.
Le Prefetture frenano le regolarizzazioni dei lavoratori in lotta e
persistono nell’ignorare i lavoratori ’isolati’, quelli che non possono
scioperare, con il fine evidente di esercitare una ignobile pressione e
creare un terreno favorevole al ricatto e alla minaccia, oltre al clima di
terrore permanente dato dal rischio di mesi di permanenza in un CRA
(Centro di detenzione amministrativa) a cui segue l’espulsione. Tutti i
lavoratori ’sans-papiers’ sono costretti ad accettare condizioni abitative
e di lavoro degradanti.
Nell’ Île-de-France, regione di Parigi, oltre 600 lavoratori migranti sono
in sciopero in una quarantina di imprese. Irregolari? Salariati ,
"sans-papiers con documenti". Con un contratto di lavoro, versano le
trattenute e pagano le tasse. Per avere dei ’papiers’ non hanno scelto di
fare uno sciopero della fame o di occupare una chiesa come hanno fatto i
loro ’vecchi’ ma hanno deciso di lottare sul posto di lavoro, all’interno
dell’azienda, fabbrica o cantiere dove sono ’regolari’.
All’inizio, autunno 2006, il sindacato confederato CGT in tandem con
l’associazione Droit Devant! aveva assunto un ruolo di riferimento
organizzativo per i venti licenziati della lavanderia industriale
Modeluxe: la direzione li aveva accusati di essere stati assunti grazie a
falsi permessi di soggiorno. I lavoratori avevano risposto che la
direzione non solo era al corrente ma approfittava della loro situazione
irregolare. Con l’appoggio della CGT, hanno cominciato lo sciopero e tre
mesi dopo il prefetto, ex-vicedirettore di Sarkozy quando era ministro
degli Interni, ha riconosciuto l’"integrazione" dei lavoratori
sans-papiers e li ha regolarizzati. L’autorità di governo è stata
obbligata a constatare la realtà dei lavoratori ’sans-papiers’ non al di
fuori ma dentro il mondo del lavoro. Un’evidenza che non è indolore,
soprattutto per chi la vive.
A questa ’première’ segue la lotta dei lavoratori della catena di
ristoranti Buffalo Grill licenziati per lo stesso motivo nella primavera
del 2007, anche loro indicono uno sciopero e occupano una ’steak-house’.
Dopo cinque settimane la metà dei lavoratori viene regolarizzata, gli
altri lo saranno successivamente. Viene nuovamente sancita la legittimità
delle rivendicazioni dei lavoratori ’sans-papiers’.
Lo sciopero ha permesso la regolarizzazione e non è stato necessario
provare anni di presenza sul territorio perche i bollettini dei versamenti
del salario hanno imposto una revisione delle condizioni di soggiorno. La
breccia è stata aperta ma sarà aggiornata con la procedura di emendamento
del 20 novembre 2007 alla legge che riguarda il controllo
dell’immigrazione presentato da un deputato ’sarkozyano’ che si appella al
"buon senso" perché permette al datore di lavoro "in buona fede" di
presentare in Prefettura la domanda di regolarizzazione dei propri
salariati ’sans-papiers’ (circolare del 7 gennaio 2008). Il 13 febbraio
inizia lo sciopero dei cuochi del ristorante di lusso La Grande Armée in
uno dei più ricchi quartieri di Parigi. Dopo sei giorni di sciopero
arrivano i primi ’papiers’.
Per almeno mezzo milione di ’sans-papiers’ si cita "la
giurisprudenza Grande Armée". Quanti potranno uscire dalla
semi-clandestinità? Oggi, sindacati e associazioni si presentano nei
’foyers’, immobili collettivi dove i migranti alloggiano soli o con la
famiglia, per organizzare delle assemblee dove si porta l’esempio dei 300
lavoratori dello sciopero cominciato il 15 aprile e di quelli ancora più
numerosi del 20 maggio. Su 1400 richieste portate in Prefettura dalla CGT,
400 sono state soddisfatte.
In Francia si parla di lavoratori sans-papiers, e gli appelli per una
regolarizzazione generalizzata che sorpassi la verifica del "caso per
caso" si moltiplicano anche da parte degli imprenditori, in particolare di
quelli che sono in cerca di mano d’opera nei settori della ristorazione e
alberghiero. Anche per loro c’è un "evidenza", economica. Dichiarano di
non conoscere la situazione ’irregolare’ dei propri dipendenti e di
averla "scoperta" solo a causa degli scioperi, cioé nel momento in cui i
soprusi vengono denunciati pubblicamente da persone che rendono visibile
anche il profitto dello sfruttamento: un turn-over di ore supplementari
non pagate che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori
ultra-flessibili e ’silenziosi’ per non rischiare il licenziamento, la
libertà, la vita.
Il governo Sarkozy e le politiche comunitarie sull’immigrazione devono
fare i conti non più con i ’sans-papiers’ ma con i lavoratori migranti, un
conto alla rovescia per l’Europa è cominciato.