MP - Opera Nomadi Marche sui recenti episodi di intolleranza a Pesaro
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Opera Nomadi Marche sui recenti episodi di intolleranza a Pesaro

A Pesaro la presenza di una numerosa comunità rom è una cosa nuova e insolita. In passato solo raramente capitava di vedere un rom di passaggio nella nostra città. I problemi sono accentuati dal carico di disagio e di sofferenza espresso dalla condizione delle famiglie di rom rumeni che si sono stabilite nel nostro territorio.

Non bisogna dimenticare che l’accoglienza non è un atteggiamento neutrale. Richiama un patto di reciproco impegno tra chi accoglie e chi è accolto. Soprattutto chiama alla responsabilità di farsi carico dell’altro. Pesaro ha una lunga storia di impegno con le sue istituzioni caritative e solidaristiche di ispirazione cristiana e laica. Molte come la associazioni diocesane sono ogni giorno sul campo, ad accogliere e sostenere le persone in difficoltà.

Tuttavia all’accoglienza si deve essere preparati. Lavorando su ciò che ci unisce. Ogni persona porta dentro di se motivi di preoccupazione e di timore per la propria esistenza. Siamo un impasto di speranze e sgomento. Sbaglia però chi opera per innalzare il muro della diffidenza. Trovando finanche motivi di compiacimento ogni volta che accade il più piccolo episodio di intolleranza. Pesaro non è una città xenofoba, come l’Italia non è un paese razzista. Di questo sono e rimarrò sempre convinto. Bisogna ad ogni modo ricordare che la questione del popolo rom non è un problema italiano. E’ un problema europeo. Ma l’Europa non sa andare oltre all’accuse strumentali all’Italia. Scaricando i suoi problemi sugli altri. Incapace com’è di una vera legislazione sociale. Per questo oggi l’Europa si configura come poco più di un marchio su una moneta.

E’ compito della politica aiutare la gente a governare le proprie paure. Sono invece troppi coloro che contribuiscono a trovare giustificazioni, finendo per dare fondamento teorico all’egoismo e al risentimento. Al peggio di noi, insomma. Appare purtroppo chiaro come, in questa contesa ideologica i primi a farne le spese siano proprio loro, i rom. Lo notiamo dal mutamento di atteggiamento dell’opinione pubblica pesarese. Ora più incline all’insofferenza che alla comprensione. Se ciò avviene dobbiamo chiederci il perché. Dobbiamo soprattutto domandarci se non vi sia qualcosa di sbagliato nel nostro modo di fare. Ma la nostra gente, se correttamente informata ed aiutata sa aprirsi agli altri.

Sono più che convinto che sia possibile lavorare per l’inserimento delle famiglie rom nel nostro territorio. Stringendo con loro un patto fatto di regole e di comportamenti . Posso dire per averli conosciuti che i rom presenti in questi giorni a Pesaro sono persone miti, con la speranza di fermarsi da noi con un lavoro e con una dimora per se e per i propri figli. Molti sono agricoltori, carpentieri e artigiani con esperienza. Una intesa con le nostre associazioni imprenditoriali e agricole per l’inserimento lavorativo darebbe senz’altro risultati importanti. E’ un impegno grande questo per la comunità pesarese. Con un costo economico e sociale rilevanti. Lo sappiamo e non dobbiamo farci illusioni.

Tuttavia è possibile procedere insieme alle istituzioni e alle organizzazioni sociali per la realizzazione di un progetto. Lo abbiamo già fatto nella vicina Fano, dove pure le difficoltà erano tante ma che non hanno impedito di lavorare proficuamente insieme all’amministrazione comunale. Ora i rom di Fano sono ben inseriti e accettati dall’intera comunità locale.

Siamo per questo fiduciosi nella disponibilità ad incontrarci offerta dal Sindaco di Pesaro per la prossima settimana. In quella sede, con realismo, si dovranno valutare le cose possibili da fare, da subito. La gente capirà. Ne sono certo. Poiché vi sarà per ciascuno un impegno, che misurerà la vera volontà di risolvere i problemi e non di annunciarli semplicemente.

Gianluigi Storti
Segretario Opera Nomadi delle Marche

Pesaro, 5 Luglio 2008

[ lunedì 7 luglio 2008 ]

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