Un lavoro da tenersi stretto, l’affitto o il mutuo da pagare, certo non ricchi ma autosufficienti per quanto si può, con l’esigenza di risparmiare e qualche serata fuori con gli amici: cozza decisamente con il luogo comune di sbandati e criminali l’immagine che emerge da una ricerca sugli immigrati che vivono e lavorano a Roma, promossa dalla Caritas diocesana, che rivela invece quanto gli immigrati romani aspirino e tendano a un crescente livello di inclusione. Il centro studi e ricerche Idos, collegato con il Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, ha intervistato un campione di 916 persone di 69 nazionalità; tre quarti degli intervistati sono arrivati in Italia tra il 1990 e il 2003, il 55% di loro ha meno di quarant’anni, il 54% è sposato e l’80% ha un’istruzione superiore ( 48% diploma superiore e 35% laureati). Le regioni d’origine prevalenti sono, nell’ordine, Europa dell’Est, Asia, Africa e America Latina. Fatto importante da sottolineare è che l’80% ha un lavoro (dei rimanenti solo il 12% è disoccupato e gli altri sono studenti), nell’89% dei casi ha uno o più datori e nel 44% lavora presso le famiglie degli italiani, i restanti un po’ in tutti i settori dall’edilizia, alla ristorazione, al turismo. I loro stipendi vanno da un minimo di 500 euro ai 1000 euro, con una retribuzione media di 916 euro; tre quarti degli intervistati si dice abbastanza soddisfatto del proprio mestiere e un terzo denuncia salari troppo bassi, ma più della metà, 55%, non pensa di cambiare lavoro ben consapevole delle difficoltà. Il 61% vive con la sua famiglia, il 6,9% da solo e gli altri con amici e parenti e il 15% dice di “vivere sul luogo di lavoro” . Uno su 10, quelli che da più tempo vivono in Italia, hanno comprato un appartamento e pagano il mutuo, mentre il 61% è in affitto con una spesa media di 622 euro mensili; quelli che affittano una stanza – si legge tra i dati dello studio – pagano in media 329 euro e 212 chi si accontenta di un posto letto. Il 30% riesce ad andare a volte al ristorante o al cinema ma il 70% lo fa raramente o mai. Come gli italiani, quasi tutti hanno un cellulare, il 98%, ma non tutti la linea fissa, solo il 20%; il televisore lo possiede il 70% di cui il 25% con parabola per seguire i programmi dei paesi d’origine, anche se 7 su 10 leggono i giornali italiani, interessandosi alla politica e alla cronaca del paese; il 40% ha il computer. La maggioranza si muove con i mezzi pubblici perché solo un terzo ha un’automobile. Ed esattamente come per gli italiani degli Anni ’50 il desiderio più ricorrente, tra chi non ce l’ha, è quello di poter acquistare un’utilitaria.
[CO]