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Respinti in Grecia 23 afgani sbarcati in Calabria

Respingimento in frontiera per i 23 rifugiati afgani sbarcati sulle coste di Catanzaro lo scorso 6 settembre. Domenica 7 sono stati caricati a Brindisi su una nave diretta a Patrasso, in Grecia, dove sono stati affidati alle autorità di polizia. Nessuna informazione è stata diffusa sulle loro generalità, anche se non è da escludere che nel gruppo vi fossero minori non accompagnati, data la giovanissima età della diaspora afgana. Le autorità italiane hanno applicato l’accordo di riammissione tra Italia e Grecia, avendo accertato che gli afgani erano transitati dalla Grecia. Peccato però che si trattasse di richiedenti asilo politico.

“Quanto avvenuto dopo lo sbarco degli afghani in Calabria – dichiara Fulvio Vassallo Paleologo - significa solo che per la polizia italiana e per il Ministero dell’interno, l’art. 13 della Costituzione e le sentenze della Corte Costituzionale del 2001 e del 2004 che hanno affermato la necessità della convalida giurisdizionale per qualunque tipo di allontanamento forzato, comunque provvedimento restrittivo della libertà personale, sono carta straccia”.

Una recente sentenza del Tar aveva annullato il trasferimento in Grecia, ai sensi del Regolamento Dublino II, di un richiedente asilo politico, in quanto la Grecia non può considerarsi un paese sicuro. E anche l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, aveva preso una chiara posizione contro i trasferimenti di richiedenti asilo in Grecia lo scorso 15 aprile 2008.

Ma quanto accaduto a Catanzaro precede e raggira il Regolamento Dublino II. Il regolamento infatti non è proprio stato preso in considerazione. Gli afgani non sono stati identificati. Nessuno ha proceduto a vedere se già avessero chiesto asilo politico in Grecia o se volessero chiederlo in Italia. Semplicemente li si è riammessi in Grecia per il semplice fatto che erano partiti da Cefalonia, l’isola greca 200 miglia a est di Catanzaro. Già proprio così. Una rotta apparentemente nuova. Che è stata scoperta per puro caso. Dopo lo sbarco dei 23, trovati a bordo di un gommone, la Guardia di Finanza aveva intercettato al largo delle coste calabresi la nave madre che li aveva trasbordati. L’inseguimento è proseguito fino al porto di Cefalonia e i due uomini dell’equipaggio sono stati arrestati. Quest’anno gli sbarchi in Calabria sono già stati sette. Le navi partono da Egitto e Turchia. E adesso, come pare, anche dalla Grecia.

Nei primi otto mesi del 2008, la Marina mercantile greca ha intercettato 8.880 migranti nelle isole del mar Egeo. Da gennaio a aprile invece ben 29.500 migranti senza documenti sono stati fermati nel Paese. Un dato in linea con i 112.000 arrestati durante tutto il 2007. Il tasso di riconoscimento delle richieste d’asilo in Grecia è dello 0,3%. Per questo ogni anno migliaia di richiedenti asilo viaggiano verso l’Italia, spesso per raggiungere l’Inghilterra, la Norvegia o la Svezia. I respingimenti nei porti sono continui e sistematici. Nei porti di Ancona e Venezia sono installate apparecchiature scanner Silhouette per passare ai raggi x i camion in uscita dalle navi. Nei primi sei mesi del 2008 almeno 62 rifugiati sono stati scoperti in questo modo, a Bari. E il bilancio dei mesi estivi nel porto pugliese è salito a 230 respingimenti, di cui 51 nella sola giornata del 30 luglio 2008. E altri 100 sono stati rinviati in Grecia dal porto di Ancona, sempre grazie.

L’articolo 10 della Costituzione italiana dice: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Peccato che le condizioni stabilite dalla legge rendano impossibile chiedere asilo. Basta scorrere le agenzie Ansa dell’ultimo mese per farsi un’idea di quanto i rifugiati non siano i benvenuti in Italia.

[ mercoledì 10 settembre 2008 ]

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