MP - Controlli, a Roma e Milano oltre il 50% è sugli stranieri
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Controlli, a Roma e Milano oltre il 50% è sugli stranieri

Da Metropoli del 7 ottobre 2008

La pelle scura, il tratto indio, gli occhi a mandorla. A Roma e Milano in estate bastava avere una di queste caratteristiche per essere fermati per strada e sottoposti a controllo di polizia. A riprova del fatto che, nelle grandi aree metropolitane, l’equazione “insicurezza uguale immigrati” è stata, per le forze dell’ordine, una sorta d’indicazione operativa. A dirlo sono i dati del ministero dell’Interno sui primi due mesi di lavoro delle “pattuglie miste” (polizia e vari corpi dell’esercito), che dal 4 agosto sorvegliano le principali città.

Cifre che parlano chiaro. Tra il 4 agosto e il 28 settembre, in Italia, sono state fermate e identificate più di 52mila persone. Di queste, 14.221 erano straniere: oltre il 25%. Un dato che colpisce se si pensa che gli immigrati regolari in Italia sono il 6% (3,7 milioni) della popolazione. Anche aggiungendo al conto i 650mila irregolari stimati dall’Ismu, lo squilibrio resta notevole, specie in città come Roma, dove è straniero il 61% dei 9.159 identificati, Milano (il 56,5%), Padova (dove la percentuale record è del 65%) e Verona (49,9%). A fare la differenza, probabilmente, sono state le direttive locali. A Napoli, infatti, il dato si capovolge: su quasi 14mila identificazioni (ben più di Roma e Milano) solo 528 hanno riguardato ciittadini stranieri.

Della “caccia” ai clandestini (divenuta nelle metropoli una generalizzata caccia allo straniero) ha fatto le spese anche qualche turista, come le due studentesse peruviane trattenute e maltrattate per una giornata intera in questura; mentre nelle statistiche dei “cattivi” sono finiti anche i 24 lavoratori filippini denunciati dai carabinieri per gioco d’azzardo perché sorpresi, in un giovedì pomeriggio (28 agosto) di libertà dal lavoro, a giocarsi qualche euro a “posoi” (gioco di carte filippino) in un parco della capitale.

Lo squilibrio nei controlli (un italiano ogni 1.550, uno straniero ogni 300) resta senza giustificazioni secondo Claudia Moretti, dell’Aduc, l’associazione che per prima ha contestato i criteri di scelta dei “sospetti”: «È evidente — sostiene Moretti — che le pattuglie selezionano le persone da controllare sulla base del “racial profiling”. Cioè dell’aspetto, dei tratti somatici che rendono una persona identificabile come straniera». Più cauto il giudizio di Sergio Briguglio, esperto di politiche dell’immigrazione: «È innegabile — commenta — che le pattuglie miste abbiano fermato prevalentemente stranieri. Questo si può spiegare in due modi. Si può sostenere che c’è pregiudizio. Oppure che militari e polizia fermano solo le persone sospette, e che gli stranieri lo sono più spesso degli italiani, ad esempio perché frequentano luoghi poco sicuri come i dintorni delle stazioni».

Però, fa notare Briguglio, il rapporto fra il numero di persone controllate e quelle arrestate o denunciate per presunti reati commessi è poco sopra l’1%. «Anche questo — afferma — può voler dire due cose. Se i controlli sono davvero “mirati” sui potenziali delinquenti, ma portano a una denuncia solo in un caso su cento, vuol dire che non c’è quella “emergenza sicurezza” di cui tanto si parla. Altrimenti torniamo all’ipotesi dei controlli a campione, in cui è la singola pattuglia a scegliere le persone genericamente poco rassicuranti, diciamo, da fermare. E allora i dati ci dicono altro: che una volta su 4, a essere “poco rassicurante” per polizia e militari è un immigrato. Ma che solo raramente dietro a questo aspetto “sospetto” si nasconde una persona che ha realmente commesso un reato».

Chiara Righetti

[ martedì 7 ottobre 2008 ]

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