MP - Ancora ventisei migranti somali e afghani respinti in un giorno al porto di Venezia, il luogo in cui il rispetto dei diritti dipende dalla casualità
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Ancora ventisei migranti somali e afghani respinti in un giorno al porto di Venezia, il luogo in cui il rispetto dei diritti dipende dalla casualità

Intorno al porto di Venezia c’è una gran confusione. Le parole si accavallano con poca precisione. Sbarchi, clandestini, ingressi illegali, respingimenti.

Il fatto è che si tratta di un territorio di frontiera e, come sempre più spesso accade presso tutti i territori di frontiera, è attraversato da soggettività differenti che hanno obiettivi molto distanti e verità diverse da raccontare.

Per la polizia si tratta solo di clandestini illegalmente arrivati al porto dopo essersi nascosti sopra o sotto qualche camion. La prassi vuole, allora, che si proceda rispedendoli al mittente, la Grecia, paese dell’Unione europea e quindi, in teoria, paese sicuro, col quale esiste un accordo bilaterale in merito di riammissioni.

Se i migranti così intercettati e rimandati indietro potessero parlare, invece, racconterebbero di essere richiedenti asilo politico. O magari non riuscirebbero ad usare proprio queste parole, ma narrerebbero di paure e di bombe, come in Afghanistan, o di guerre infinite, come in Somalia. Direbbero del viaggio difficilissimo pur di raggiungere l’Europa e dell’impossibilità di chiedere asilo e di vivere decentemente in Grecia.

Due versioni dei fatti molto diverse tra loro, non c’è che dire. Eppure anche chi non è immediatamente coinvolto in questo scenario, chi non è un poliziotto operativo alla frontiera né un migrante scoperto a viaggiare di nascosto, può farsi facilmente un’idea di quale sia la versione che più si assomiglia alla realtà.

L’Afghanistan e la Somalia sono oggettivamente due paesi dove i diritti fondamentali della persona umana, in primis quello alla vita, sono costantemente violati. Per tutelare cittadini di paesi come questi esistono testi internazionali come la Convenzione di Ginevra, articoli contenuti nella Carta di Nizza, direttive europee che si sono susseguite negli anni e persino un’apposita agenzia dell’Onu. Nonostante ciò, che in Grecia questa tutela non venga garantita è ormai cosa risaputa e comprovata da fonti più che ufficiali come l’Acnur.

Eppure dai porti italiani, tutti i giorni, continua lo stillicidio e la versione dei fatti è sempre la stessa: clandestini rispediti al mittente perché non avevano diritto ad attraversare la frontiera.

Resta un mistero, in particolare, il criterio secondo il quale ad alcuni migranti venga concesso di incontrare al porto di Venezia il Consiglio Italiano Rifugiati e inoltrare richiesta di asilo, mentre a moltissimi altri, con storie e provenienze pressoché identiche, capiti di venire riaffidati al comandante della nave che li ha trasportati ed essere lasciati al loro destino in territorio ellenico.
Anzi, succede di frequente che lo stesso migrante, respinto una prima volta con queste frettolose modalità, riesca in seguito a ripartire ancora e a raggiungere nuovamente Venezia magari non di domenica ma in un giorno e in un orario in cui lo sportello del Cir è aperto (e quindi non dopo le tre e mezza del pomeriggio) e i poliziotti abbiano voglia di farsi una passeggiata con lui per fargli incontrare un interprete e un avvocato.
E allora, quasi sempre, si scopre che la stessa persona mandata via in precedenza aveva in realtà diritto a inoltrare una richiesta di protezione internazionale e ad ottenerla.

Il caso, la sorte, l’umore della polizia di frontiera: sono tanti gli elementi che decidono della vita delle persone che arrivano al porto di Venezia come negli altri porti italiani. Eppure dovrebbero esistere metri di valutazione più oggettivi, come il diritto e i diritti, il cui annientamento si cela molto più spesso di quanto si possa pensare dietro la parola ‘clandestino’.

Vedi anche:

-  Diritti a rischio alle frontiere portuali. Intervista a Francesca Cucchi, responsabile del Cir Venezia

-  Oltre Dublino. Migranti afghani deportati in Grecia

-  Stato competente per l’esame della domanda di asilo: annullato un respingimento verso la Grecia

-  Le frontiere della morte. Cosa accade al porto di Venezia?

-  Migrazioni tra Venezia e l’Europa. Ricordando i morti della Bazzera di Mestre.

-  Morte al porto di Venezia - nota di Beppe Caccia al Sindaco Cacciari.

-  Morte al porto di Venezia - Comunicato delle Associazioni.

Alessandra Sciurba

[ mercoledì 8 ottobre 2008 ]

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