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Francia, Les migrantes de la patrie

I nuovi immigrati dovranno conoscere la marsigliese

tratto da: peacerporter.net

"Inviare un segnale d’apertura". Erano queste le intenzioni dell’Unione Europea, nelle parole del portavoce della presidenza, il francese Brice Hortefeux, all’atto della presentazione della Carta Blu per gli immigrati. Concepito con l’idea di fare qualcosa di analogo alla Green Card americana, il documento dovrebbe consentire all’élite del personale qualificato dei Paesi emergenti di integrarsi più facilmente nel nostro continente. Il futuro possessore della carta blu beneficerà della libertà di circolazione sul territorio dell’Unione e potrà subito chiedere il ricongiungimento familiare, senza dover fare alcun test d’integrazione. I suoi diritti sociali saranno identici a quelli accordati ai cittadini nazionali. Ogni Stato membro resta libero o meno di concederla, in funzione delle caratteristiche del suo mercato del lavoro.

Accoglienza e integrazione.
Oggi, lo stesso Brice Hortefeux, ministro dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale, racconta ai suoi cittadini una storia diversa. Lunedì a Vichy Hortefeux ha presentato alla nazione il decreto legge sull’immigrazione, nel corso della tredicesima conferenza europea sull’integrazione. Il ’contratto di accoglienza e integrazione’ prevede che tutti i nuovi arrivati nel Paese debbano assistere a una seduta di ’comprensione e spiegazione’ della marsigliese, l’inno nazionale francese. "Bisogna fare un po’ di pedagogia sul significato della canzone", ha detto Hortefeux.

L’apprendimento della marsigliese per i nuovi ’enfants de la patrie’ rappresenta solo uno degli aspetti della nuova legge. I candidati al ricongiungimento con un familiare che vive in Francia dovranno studiare il francese nel loro Paese d’origine. Qualsiasi domanda di ricongiungimento darà luogo ad un esame culturale e linguistico ’in loco’. Brice Hortefeux ha infatti auspicato che gli immigrati possiedano le basi della lingua, "il migliore strumento d’integrazione", ancora prima dell’arrivo in Francia. Per facilitare i contatti e l’ingresso nella vita attiva, piuttosto che la chiusura nella propria comunità, spiegano al ministero. La misura in questione, necessaria al conseguimento del permesso di soggiorno, entrerà in vigore a partire dal primo dicembre. I corsi saranno organizzati in Africa dalle sedi locali dell’Agenzia nazionale per l’accoglienza degli stranieri e degli immigrati (Anaem), in realtà non molto numerose al momento.

La scuola dei genitori.
Anche gli immigrati (regolari) già presenti sul territorio francese dovranno conoscere la lingua, in modo da "poter aiutare nell’istruzione i loro bambini". Una ’scuola per genitori’ comincerà tra una settimana in 12 dipartimenti e 47 collegi e licei. Secondo Hortefeux, "la nuova politica riposa su un equilibrio tra diritti e doveri dei migranti". Secondo molti esperti, sarebbero invece proprio i doveri dello Stato a venir meno. Il disimpegno statale nei confronti delle numerose associazioni che accompagnano i migranti nella vita e nella cultura francese si tradurrà in una riduzione dei finanziamenti: da 195 milioni di euro di quest’anno a 78 nel 2009. Secondo un rapporto dell’Insee (Istituto nazionale di statistica e di studi economici), nel 1990 solo il 12 percento degli immigrati tra i 30 e i 64 anni possedeva un diploma superiore. Nel 2007, i titolari di tale diploma sono raddoppiati (25 percento). Nel contempo, si è abbassata anche la quota di coloro che non posseggono alcun diploma: dal 53 percento al 37 percento. Tuttavia, il tasso di disoccupazione degli immigrati francesi rimane doppio rispetto a quello dei non-immigrati: 15,2 percento contro 7,3 percento nel 2007.

[ lunedì 10 novembre 2008 ]

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