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Reggio Emilia - In merito al processo a carico di un’attivista dell’ass. Città Migrante

Il cominicato stampa

Il 25 febbraio 2008 una cinquantina di attivisti dell’associazione Città Migrante ha indetto un presidio con conferenza stampa per reclamare una cosa che dovrebbe essere scontata: il diritto ad essere pagati per le prestazioni lavorative effettuate.
Diverse persone dipendenti da Ital Edil, azienda edile di Reggio Emilia, hanno infatti denunciato di non aver ricevuto il salario pattuito per il lavoro svolto.
Il presidio è avvenuto davanti alla sede di Technological Building 7, poiché gran parte del personale che prima lavorava negli uffici di Ital Edil (la cui sede era stata abbandonata misteriosamente) esercitava ora la propria attività negli uffici di questa seconda ditta.
L’incontro di febbraio si è concluso, dopo circa un’ora di trattative, con la promessa dell’azienda di ricevere i lavoratori entro venerdì 29 febbraio per trovare una soluzione ai loro problemi.
Così non è stato. Dopo qualche tempo, è arrivata, al contrario, una querela con una richiesta di risarcimento di 20.000 euro. Le accuse sono: diffamazione, ingiuria, interruzione di servizio commerciale. Si noti che, durante il presidio di febbraio, una delegazione aveva semplicemente suonato il campanello e salito le scale dopo che le era stata aperta la porta presso gli uffici della Technological Building 7. Aveva quindi espresso verbalmente le proprie richieste e perplessità, dialogando con alcuni interlocutori prestatisi alla conversazione volontariamente.
In quell’occasione lo striscione che accompagnava il picchetto recitava: “Chi è l’irregolare? Lo sfruttato o lo sfruttatore?”. A questa domanda retorica rispondono i permessi di soggiorno avuti, tramite l’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione (rilascio del permesso di soggiorno per motivi di grave sfruttamento e racket), da migranti irregolari che avevano prestato servizio senza ricevere compenso presso la ditta Ital Edil s.r.l. .

Questa storia è il frutto amaro di un sistema economico che qui a Reggio Emilia ha fatto del boom edilizio una miniera d’oro: per gli enti locali una fonte enorme d’ingresso sotto forma di oneri urbanistici, per il settore edilizio e bancario un’ occasione unica di profitto e speculazione finanziaria, per le organizzazioni criminali un terreno ottimale per il riciclo di danaro sporco.

E’ palese che oggi, in questo periodo di crisi (scoppiato con i mutui subprime americani) a pagare per primo è l’esercito di lavoratori regolari ed irregolari, in maggior parte di origine straniera, che si vedono negati il più elementare diritto lavorativo: quello di essere pagati. Sottolineiamo ancora una volta che per migliaia di cittadini di origine straniera lavorare in nero non è una scelta di comodo ma una condizione obbligata dall’impossibilità oggettiva di potersi regolarizzare, per cui senza un permesso di soggiorno non è possibile avere un contratto di lavoro e di affitto in regola. La situazione attuale del territorio reggiano, già gravissima (pensiamo alle domande di regolarizzazione presentate con l’ultimo decreto flussi) e ben descritta dal quarto posto nella classifica del Sole 24Ore in materia di presenza d’irregolari in Italia, è destinata a peggiorare. La crisi porterà ad un aumento esponenziale della disoccupazione per cui i lavoratori migranti oggi regolari si troveranno di colpo nella condizione d’irregolarità: senza lavoro non è possibile rinnovare il permesso di soggiorno.
Per questo oggi più che mai chiediamo la sospensione della legge Bossi-Fini.

Noi cittadini migranti siamo stati i primi a viverci sulla pelle gli effetti della crisi che oggi investe ampi strati della società italiana. Purtroppo non l’abbiamo vissuta solamente vedendoci tagliati i diritti base in ambito lavorativo, ma abbiamo assistito ad un escalation di misure restrittive della libertà imposte dalla politica che vuole buttarci addosso le inevitabili tensioni sociali che la crisi innesca, fomentando razzismo e discriminazioni.
Non siamo disposti a pagare una crisi di cui non siamo responsabili.

Associazione Città Migrante

[ martedì 18 novembre 2008 ]

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