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Guerra per decreto

Da Metropoli del 6 marzo 2009

C’è puzza di bruciato in giro. E non viene solo dal centro per l’internamento e l’espulsione degli immigrati di Lampedusa dopo l’ennesima rivolta. Sta bruciando il nostro presente, come il nostro passato prossimo già nell’oblio. Un articolo di Stefano Mencherini per PeaceLink

Chi ricorda ancora il ragazzo indiano a cui hanno appiccato il fuoco “per noia” sulla panchina di una stazione o il campo rom dato alle fiamme solo qualche mese fa? Chi tiene piu’ lunga di un sospiro l’attenzione all’escalation di razzismo e xenofobia dentro ai nostri confini? Chi rammenta gli infiniti atti di autolesionismo e i suicidi, i morti nei nostri “Centri di Permanenza Temporanea”? Brucia anche, allora, e non da ora, la nostra memoria.

Il Canale di Otranto fino al 2002 era esattamente ciò che oggi è quella fetta di mare-cimitero a ridosso dell’isola delle Pelagie. E la “Casa Regina pacis” considerata dalla politica e dai media “un modello” (come fino a ieri Lampedusa) era la risposta dello Stato all’ “emergenza” dell’immigrazione illegale: contenere, reprimere, espellere, anche se ai tempi si preferiva mistificare col verbo “accogliere”. Gestito per anni con i denari del popolo italiano dalla Curia di Lecce, quel centro, si rivelò una piccola Guantanamo in stile casereccio dove i diritti umani non contavano più e il loro calpestio lasciava spazio a inusitate violenze alle quali gli internati cercavano di ribellarsi con la fuga. Quel Cpt fu chiuso, unico caso in Italia, grazie a una battaglia civile compiuta anche dagli stessi immigrati che là dentro subirono “gravi violenze con sevizie e crudeltà”, come sentenziò la condanna di primo grado verso responsabili in clergiman del Cpt e vigilanti in divisa.

Così la storia (recente) si ripete, seppur con qualche variante, a ridosso di un’altra fetta di mare dopo un’infinità di rivolte e violenze in altri Cpt italiani. Li’ un’ intera comunita’, quella dei lampedusani, parla da tempo apertamente di “lager” e ne chiede la chiusura. Eppure proprio come rispose l’allora ministro dell’Interno Pisanu a chi chiedeva la chiusura dei Cpt costruendone di nuovi, da tempo fa il suo successore leghista. Il governo, giusto per non smentirsi, intensifica il tiro al piccione sempre a spese dei contribuenti e sposta dai 60 giorni attuali fino a sei mesi l’internamento in questi centri dove l’unica colpa commessa dai migranti, giova non scordarlo mai, e’ quella di fuggire da fame e conflitti. Cosi’ come chiede ai medici nel caso di cure a irregolari di abiurare al giuramento di Ippocrate oltre che a buon senso e umanita’. Poi le ronde e tutto quello che verrà. E’ guerra aperta per decreto. E il “modello” Lampedusa è diventato un falo’ con decine di feriti e intossicati: una strage sfiorata per un pelo. O soltanto rimandata. Ma possibile che in questo Paese non esista piu’ un’autorita’ in grado di bloccare un simile scempio di diritti umani ?

Stefano Mencherini (autore di "Mare Nostrum" e regista RAI)

Fonte:PeaceLink

[ venerdì 6 marzo 2009 ]

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