Cittadini, insegnanti, medici, militanti e attivisti nelle associazioni di
solidarietà ai sans-papiers si presenteranno il prossimo 8 aprile davanti
ai Tribunali nelle diverse città francesi dichiarandosi ’prigionieri
volontari" per aver aiutato uomini e donne sans-papiers.
Oggi, chi accoglie, aiuta o semplicemente ’accompagna’ amministrativamente
una persona sans-papiers commette un crimine, la solidarietà è un delitto,
allora una moltitudine di collettivi e di strutture cittadine oltre alla
Cimade, al Gisti, a RESF, Réseau éducation sans frontières, Emmaüs,...
lancia un appello comune con la richiesta pubblica di essere penalmente
perseguiti.
Secondo l’articolo 622-1 del codice legislativo sull’entrata e il
soggiorno degli stranieri, "la persona che aiuta direttamente o
indirettamente, che facilita o tenta di facilitare l’entrata, la
circolazione o il soggiorno di uno straniero in Francia" è passibile di
una pena di 5 anni di carcere e di una multa di 30.000 euro. Tuttavia,
"il coniuge, o la persona convivente" non è perseguibile per lo stesso
delitto, specifica l’articolo 4 dello stesso codice.
Il 18 marzo, i deputati socialisti all’Assemblea nazionale hanno
presentato una proposta di legge per "depenalizzare l’aiuto (entrata,
soggiorno e transito) nel caso in cui esista pericolo per la vita o per
l’integrità fisica dello straniero, tranne nel caso in cui esista una
contropartita diretta o indiretta" in riferimento alla criminalità
organizzata per la tratta dei migranti o alle reti di "sfruttamento sulla
pelle dei disperati" spiegano i relatori che citano le somme importanti di
guadagno e le minacce subite dai sans-papiers da parte di chi organizza il
passaggio delle frontiere. L’intenzione dichiarata è quella di fare la
distinzione tra strutture finalizzate al crimine e l’aiuto umanitario a
sostegno dei sans-papiers da parte di associazioni o di singoli cittadini.
La proposta sarà discussa dal governo il prossimo 30 aprile.
La perquisizione nei locali di Emmaüs a Marsiglia e l’arresto di uno dei
responsabili lo scorso 16 febbraio avvenuto in seguito all’interrogatorio
di un sans-papiers non è un caso isolato. La lista di episodi simili e di
denunce di militanti e cittadini che hanno manifestato la loro solidarietà
ai migranti privi di permesso di soggiorno si è allungata dal 2006, oggi
sono circa 5000. I "prigionieri volontari" si chiedono: un medico che cura
un sans-papiers malato oppure un maestro che insegna ai figli di migranti
senza documenti validi sarà denunciato grazie a una legge iniqua,
umiliante e degradante per tutti?