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Ancora deportazioni dalla Grecia all’Afganistan. Passando per la Turchia

Richiedenti asilo respinti verso la frontiera della morte di fronte al silenzio di Nazioni Unite e UNHCR. 


Pubblichiamo una lettera di Basir Ahang, giornalista e rifugiato politico afgano a Venezia. Basir faceva parte della delegazione che nel febbraio del 2009 ha raccolto le storie dei profughi di Patrasso confluite in un ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Tutti i ricorrenti che si trovavano nel campo greco erano stati almeno una volta respinti dalla polizia di frontiera italiana in uno dei porti dell’Adriatico. Anche i minorenni, come Mozhammil che adesso si trova a Kabul e sta rischiando la vita. Se avessero potuto, come era loro diritto, inoltrare una richiesta di asilo in Italia invece di essere respinti senza formalità sulla stessa nave all’interno della quale si erano nascosti per arrivare, la maggior parte dei profughi afgani, ma anche curdi, eritrei, somali, sudanesi che erano riusciti a raggiungere la Grecia sperando di trovare lì protezione internazionale, adesso non starebbero combattendo per sopravvivere, rigettati di nuovo nella guerra afgana, o rinchiusi dentro qualche carcere turca.

Credo che la richiesta di asilo politico non rientri tra i reati punibili per legge.
Nessuno lascerebbe il proprio paese d’origine, se non fosse costretto a farlo. Le persone emigrano per motivi diversi, ma la fuga dalla guerra è il movente principale.
La storia della fuga dalla guerra, per il popolo Afghano, purtroppo, continua da trent’anni. In seguito al crollo del regime talebano, la situazione del Paese e` sotto gli occhi e il controllo di quarantacinque paesi del mondo, inutilmente direi.
La guerra in Afghanistan non è mai finita e il genocidio di persone innocenti sotto i bombardamenti di forze NATO e talebani continua. Ad esempio, nel 2008 quasi 80.000 persone sono state uccise. Ora, il popolo Afghano teme che questa guerra non avra’ mai fine. Ogni giorno migliaia di persone lasciano il Paese per sopravvivere.


Fino a due mesi fa circa due migliaia di richiedenti asilo afgani risiedevano nel campo di Patrasso in Grecia. La maggior parte di loro erano minori non accompagnati.
Nonostante le forze di polizia della zona li sottoponessero quotidianamente a torture e violenza, hanno continuato a restare in quel posto, non avendo un altro luogo in cui andare.

Due mesi fa, il governo Greco ha deciso di chiudere l’unico rifugio che i richiedenti asilo afgani avevano a loro disposizione (per l’appunto il campo). La curiosita’ e la presenza costante di giornalisti ed attivisti per i diritti umani infatti iniziavano a non andare piu’giu’al Ministro dell’ Interno greco. Nonostante il governo con tale decisione abbia violato ogni trattato e convenzione internazionale in materia d’immigrazione e asilo politico, nessuna voce si e’alzata per chiedere spiegazioni su tali accadimenti.
In seguito la decisione e; stata quella di espellere tutti i richiedenti asilo nel loro paese di origine.
Ogni giorno, decine di persone arrestate dalla polizia vengono espulse e condotte verso questa frontiera di morte. 
Il 15 giugno del 2009, circa alla quattro del mattino, la polizia greca attraverso un’azione immediata e senza preavviso, ha arrestato 70 persone residenti nel campo e le ha poi espulse verso la Turchia (il paese più vicino) da cui verranno infine respinti in Afghanistan, e tutti sappiamo cosa questo significhi. Ognuno conosce la situazione dell’ Afghanistan e le ragioni per le quali le persone abbandonino il paese, ma nessuno vuole sostenere questa causa.
Decine di questi minori non accompagnati sono scappati dal campo ed ora si nascondono in luoghi di montagna.
Questi ragazzi si sono rivolti a me e mi hanno raccontato la loro storia. Queste poche righe sono il resoconto attraverso il quale voglio rivolgermi alle persone che ancora credono nei diritti umani e nel loro rispetto. A coloro che amano l’umanità io mi rivolgo, con l’umana richiesta di aiutare questi ragazzi. Se i diritti umani esistono, se il popolo Afghano fa davvero parte delle Nazioni Unite e se anche per loro la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo vale, allora per favore non lasciate che persone sfuggite alla morte ritornino tra le sue braccia. 
  


Basir Ahang. Giornalista e rifugiato politico afgano

[ giovedì 18 giugno 2009 ]

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