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Reggio Emilia - La scuola di italiano dell’associazione Città Migrante aperta anche nei mesi di giugno e luglio

Tutti i mercoledì dalle 19.30 alle 21.30 : Imparare in cammino

La scuola di italiano gestita dall’ass. Città Migrante rimarrà aperta anche durante il mese di giugno e luglio. Le iscrizioni sono aperte e gratiute. Le lezioni durante i mesi estivi si svolgono tutti i mercoledì dalle 19.30 alle 21.30. Durante questo periodo il progetto della scuola di italiano prende il titolo di Imparare in cammino, un progetto ideato assieme ad uno storico reggiano specialista della storia dell’immigrazione italiana.
Per informazioni: cittamigrante@gmail.com, 349/7047933

L’obbiettivo è dare agli allievi qualche riferimento storico sull’elemento della storia dell’immigrazione italiana che è parte importante del nostro paese. Questo scopo sarà raggiunto in un primo momento con lezioni in aula tenute dallo storico, poi verranno organizzate passeggiate attraverso la città per capire il territorio, per viverlo, per scoprire la memoria dei diversi quartieri.
Questo progetto, sottolinea Carloline Tobaty - una delle insegnanti della scuola di italiano - "nasce ancora una volta dalla domanda che mi fece una sera uno degli allievi. Incontrandolo per strada, mi chiese perché erano presenti sui marciapiedi e su alcuni negozi quadretti di colore rosa. Spiegai allora che questi quadretti avevano la funzione di segnalare agli abitanti che in quei luoghi, che siano negozi, bar oppure musei, erano presenti delle mostre fotografiche. L’osservazione di questo ragazzo mi fece capire che pure essendo straniero sapeva osservare, notava i cambiamenti della città e si interrogava. Lui aveva il diritto di fare la domanda, ma aveva anche il diritto di avere una risposta. Ogni cittadino e abitante della città ha diritto di conoscere il territorio dove vive, dove respira, ha il diritto di capire i suoi cambiamenti e la sua memoria. Così è nata l’idea di questo progetto."

Resoconto di questo anno di attività della scuola di italiano dell’associazione Città Migrante (a cura di Caroline Tobaty -una delle insegnanti della scuola)

Pedagogia e didattica: i primi passi
All’inizio dell’anno mi sono ovviamente soffermata a lungo sull’alfabeto e sulla presentazione. Sapere dire il proprio nome, sapere darsi una prima identità in una lingua straniera è il primo mattone della comunicazione. Sembra ovvio per chi non ha vissuto uno straniamento spaziale, geografico, per chi insomma non è mai partito, dare il proprio nome e presentarsi è essenziale perché inconsapevolmente nominandosi un ragazzo di origine straniera crea il primo ponte tra il paese lasciato e il paese di adozione, la prima passerella con l’italiano che lo sta ascoltando. E’ per tutti noi il primo dono che abbiamo ricevuto e il primo dono che facciamo ad uno sconosciuto. Questi primi passi spesso faticosi mi hanno anche permesso di valutare il livello di alfabetizzazione di ciascuno. Così mi sono accorta che tutti non solo erano alfabetizzati ma conoscevano anchei caratteri latini.

La grammatica di base
Lungo fu il percorso per portare i ragazzi ad una padronanza almeno parziale della grammatica italiana di base. Bisognava essere pazienti, ripetere spesso, ascoltare le loro difficoltà, cercare anche di capire le loro lingue e le loro strutture linguistiche. Le lezioni di grammatica di base si articolavano con molti esercizi (frasi da compilare, verbi da coniugare, dettati). Insegnare ad adulti stranieri richiede un ascolto diverso rispetto all’insegnamento a bambini. Ogni esempio che sia un esempio grammaticale o lessicale e ogni spiegazione deve essere collegata ad un loro bisogno, alla loro realtà, al loro quotidiano. Richiede quindi una grande capacità d’ascolto, e anche di ascolto dei loro silenzi, che sono traduzioni di disagi ma anche di attese. Solo dando sollievo a questi disagi e rispondendo alle loro attese riusciamo a poco a poco ad imparare insieme. Il problema di motivazione oppure di attenzione con questi ragazzi è minimo : loro vengono per studiare, si siedono e sanno che per due ore ci sarà da imparare. Non c’è stato bisogno da parte mia di uno sforzo disciplinare. Ovviamente la frequenza degli allievi è variabile. Ho notato ad esempio che nei mesi invernali (da gennaio a marzo) la presenza era meno importante, ma insegno comunque, pure se si presenta un solo ragazzo. Questa frequenza variabile si può spiegare in diversi modi : la ricerca di un lavoro, l’orario lavorativo che non coincide con l’impegno scolastico, la stanchezza, lo scoraggiamento...tanti fattori entrano in gioco e l’importante per l’insegnante è continuare e non chiedere mai conti. A scuola non ci sono “bollette” da pagare, conti da rendere, giustificazioni da dare. Siamo liberi di venire o di non venire. Questo principio fondamentale crea ovviamente difficoltà per noi insegnanti, in quanto richiede grande capacità di adattamento, anche al livello pedagogico e didattico.

L’interazione
Imparare giocando, imparare cantando, educazione alla cittadinanza, imparare “in cammino”
L’interazione è l’elemento fondamentale del percorso didattico. Non deve essere il fine ma il mezzo. Fare in modo che gli allievi possano scambiare, comunicare tra di loro, chiacchierare. Per creare un terreno di interazione favorevole e vivace ho utilizzato spesso dei giochi.

I giochi
Sono di diversi tipi. Cercando la costante partecipazione di tutti e il coinvolgimento di ognuno ho utilizzato spesso giochi lessicali come il famoso gioco dell’impiccato. Ha riscontrato un grande successo e ha scatenato tante risate. Tengo a sottolineare che l’omino è stato impiccato una volta sola durante questo gioco che ho fatto due volte! Uso molto volentieri giochi che permettano uno scambio di idee. Così ho realizzato un gioco che possa permettere agli allievi di chiacchierare su diversi argomenti. Il gioco si articolava in questo modo : nell’aula ho separato gli allievi in coppie. Ogni coppia doveva tirare a sorte un pezzo di carta dove era scritto un tema del quale parlare e doveva poi conversare su questa tematica. Le altre coppie di giocatori dovevano assolutamente ascoltare bene il loro dialogo. Una volta lo scambio finito facevo domande di comprensione alle altre coppie sul discorso che aveva tenuto la coppia coinvolta nel dialogo. E così via... Ho realizzato un altro gioco che assomiglia al famoso “Tabù”. I ragazzi, divisi in due squadre, dovevano far indovinare parole da me scelte alle loro squadre, senza mimare, senza dare parole della stessa famiglia lessicale e semantica della parola da fare indovinare. Questo gioco permette di sviluppare la propria conoscenza lessicale ma anche la propria capacità teatrale, la propria capacità comunicativa. Altri giochi saranno sicuramente organizzati.

Imparare cantando
Con il sole che sorge, ho deciso di iniziare un ciclo di canzoni. Faccio studiare agli allievi canzoni con tematiche diverse, avendo cura di scegliere una canzone con un testo da loro immediatamente accessibile. La prima canzone che abbiamo studiato e che cantiamo tuttora è stata “Dieci ragazze per me” di Lucio Battisti. Questa iniziativa è nata proprio da un allievo che un giorno presentandosi a lezione mi chiese se poteva cantare due canzoni. Allora senza nessun tipo di vergogna e timore, davanti a tutti, iniziò a cantare due canzoni di Laura Pausini, con un bellissimo accento arabo. Così grazie a lui ho pensato che la canzone potesse diventare un ottimo mezzo pedagogico.

Educazione alla cittadinanza
E’ un elemento a cui tengo tantissimo e che secondo me è essenziale se vogliamo vedere in modo più completo il mondo che circonda gli allievi e tutti noi. Loro vivono in città, hanno occhi per guardare, sentono quello che succede nella nostra società e sulla loro pelle,. Così ho fatto due lezioni di educazione alla cittadinanza. La prima riguardava la Dichiarazione dei diritti umani. Ho colto l’occasione dell’anniversario di questa dichiarazione (quest’anno festeggiava già i suoi sessant’anni) e ho stampato traduzioni della dichiarazione in varie lingue : arabo, ucraino, inglese, francese. Dopo una spiegazione storica della nascita del testo e dopo avere ribadito l’importanza di una tale dichiarazione, ho lasciato che ognuno di noi leggese almeno un articolo nella propria lingua. Fu un momento commuovente sentire che nell’aula risuonavano parole così importanti per ogni essere umano. I diritti universali di ogni uomo volavano e cantavano in diverse lingue, come un canzone di lotta, come un inno alla speranza. La seconda iniziativa di educazione alla cittadinanza riguardava la storia del primo maggio. Ho accennato alla nascita di questa giorno, il perché è apparsa questa festa, in che paese e dopo quali lotte. Spiegando poi che durante il periodo del fascismo la festa fu proibita da Mussolini, ne ho approfittato per fare una piccola lezione di storia italiana spiegando chi era Mussolini e cosa fece durante il suo dominio politico.

Conclusione
Un ragazzo mi fece una sera una domanda riguardante l’imperfetto, chiedendomi quando si poteva usare questo tempo. Spiegai che l’imperfetto si usava per parlare di un momento passato che si ripeteva su un periodo più o meno lungo. Per far capire questo concetto gli feci notare che quando parlava della vita che aveva prima nel suo paese, poteva usare l’imperfetto per raccontarmi quello che faceva. Lui allora mi disse che l’imperfetto non lo usava, non parlava mai del suo paese, non aveva passato. E non pensava di avere nemmeno un futuro, non era neanche sicuro di avere un presente ora. Questo ragazzo ha 23 anni e si sente assente ovunque, assente del proprio passato, dal proprio futuro, dal proprio presente. La sua osservazione è forse la vera definizione dell’essere straniero, dell’essere strappato. Noi con la scuola di italiano dell’associazione, con il poco che possiamo fare, cerchiamo di dare la possibilità a ragazzi come lui di ricostruire il puzzle delle loro vite. Perché possano guardare in avanti e camminare sempre con più dignità. Loro ci offrono sempre tanto. Entrano con un sorriso che mi fa dimenticare ogni momento difficile della giornata. Quando esplode una risata collettiva non la freno mai, ridere è sfogo necessario per sentirsi leggeri e dimenticare per qualche secondo una realtà che opprime. I ragazzi che si siedono nell’aula ci offrono la possibilità di scambiare culture e modi di pensare. Così discutiamo sulle religioni, sui sentimenti, così gentilmente ci prendiamo in giro, così mi insegnano qualche parola in arabo e ridono del mio accento, così ci aiutiamo ogni settimana di più, perché anche loro mi permettono di camminare con la schiena dritta, con più dignità. Insieme nella convivenza costruiamo la nostra strada di vita.

[ lunedì 22 giugno 2009 ]

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