Sbarco a Lampedusa. A Verona stop alle nozze di comodo. Cinque denunce per il reato di clandestinità a Milano
ROMA (9 agosto) - Sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa, mentre continuano le denunce relative al reato di clandestinità dopo che ieri è entrata in vigore la legge sulla sicurezza. E a Verona saltano alcuni matrimoni tra coppie con uno dei due immigrato considerati perché considerati di comodo, ossia utilizzati da clandestini, dietro compenso al coniuge. E il governo fa sapere che in Italia non vengono applicati i «respingimenti» contro i barconi di clandestini, ma le norme sul traffico di persone. Da diversi mesi il governo ferma in mare i barconi di clandestini e li rinvia in Libia da dove gli immigrati partono.
Applichiamo norme sul traffico, non i respingimenti. Nella relazione consegnata al Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura (Cpt) il governo nega di aver messo in atto respingeimenti, ma di aver rispettato le norme contenute nel «protocollo opzionale dell’Onu sul traffico di persone via terra, mare, aria». Tra maggio e luglio scorsi, sono state oltre 600 le persone fermate in mare prima del loro arrivo in Italia e rinviate, per la maggior parte in Libia e Algeria. Tra loro, secondo quanto riferito nella relazione consegnata al Cpt, anche donne e minori. Il Cpt è stato in missione in Italia per controllare che nessuno venga rinviato in un Paese dove correrebbe il
rischio di essere torturato o maltrattato.
Il protocollo, approvato a Palermo nel 2000, è stato più volte oggetto di critiche da parte delle associazioni che difendono i diritti dei migranti perché non riconoscerebbe un vero e proprio diritto della persona "trafficata" a rimanere nei paesi di destinazione, prevedendo la concessione del permesso di soggiorno solo in casi valutati con discrezionalità. Inoltre, per quanto riguarda il rimpatrio, il protocollo - sempre secondo le associazioni - si limita ad affermare che «dovrebbe essere preferibilmente volontario». Elementi di discrezionalità questi che non tutelerebbero adeguatamente le vittime del traffico.
Sbarco a Lampedusa. Ventidue clandestini, tutti tunisini, sono sbarcati sulla spiaggia di Cala Madonna. L’imbarcazione sarebbe partita dalla Tunisia. Gli immigrati sono già stati accompagnati sul traghetto di linea che li trasferirà a Porto Empedocle.
A Milano cinque denunce. Sono cinque gli immigrati denunciati a Milano nella notte per il reato di clandestinità. Sale così a otto, con le tre persone denunciate ieri, il bilancio degli stranieri colpiti dalle nuove misure introdotte con la legge sulla sicurezza. Si tratta di due cittadini cinesi, un brasiliano, un marocchino e un egiziano che, quasi tutti fermati anche per altri reati, si trovano ora a disposizione dell’ufficio immigrazione della Questura. La prima denuncia è scattata alle 18.30, quando un marocchino senza permesso di soggiorno è stato sorpreso a rubare al supermercato Esselunga di via Feltre. A segnalare i due cinesi alla polizia, mentre viaggiavano su un’autobus Atm senza biglietti e senza documenti all’altezza di via Ronchi, è stato invece il controllore. Si trovava in via Padova l’egiziano di 25 anni quando è stato fermato dalla polizia a bordo di una Jaguar che guidava senza patente. Il cittadino brasiliano era stato invece appena dimesso dall’ospedale San Carlo, dove era ricoverato per un’aggressione subita alcuni giorni fa, quando è stato segnalato dal posto di polizia della clinica e accompagnato in Questura. L’ufficio immigrazione dovrà decidere se espellerli direttamente, invitarli a lasciare il paese o accompagnarli nel centro di trattenimento di via Corelli, dove sono stati portati i tre clandestini denunciati ieri dopo un controllo per strada.
A Verona stop ai matrimoni di comodo. Ieri su otto unioni che si sarebbero dovute celebrare in Comune tra altrettante coppie con uno dei due immigrato, solo quattro sono state portate a termine. Dei quattro matrimoni in programma giovedì prossimo se ne celebrerà uno solo mentre per il giorno di ferragosto salteranno quattro unioni su dieci. Ad andare in fumo sono le nozze di comodo utilizzate da clandestini, dietro compenso al ’coniugè, per ottenere la cittadinanza italiana. «Ora non può più succedere - sottolinea il sindaco Flavio Tosi - il decreto ci ha allineato a numerosi Paesi Europei. È impossibile che un Comune possa formalizzare atti di stato civile nei confronti di persone clandestine».
Proteste al Cei. Un centinaio di immigrati sono saliti sui tetti del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Sono stati lanciati oggetti e suppellettili contro le forze dell’ordine. La protesta si è conclusa intorno alle due della notte. Ingenti i danni alla struttura.