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Ravenna - Tutti in corteo per i diritti

L’espulsione del senegalese Niang Mor mobilita la società civile

da Ravenna&dintorni - 10 dicembre 2009

A Ravenna si sta preparando una manifestazione per il 19 dicembre contro la legge Bossi-Fini, il Pacchetto Sicurezza, in favore della regolarità di soggiorno di tutte le migranti e i migranti.
Sollevato da Il Resto del Carlino, il caso di Niang Mor sta mobilitando la cosiddetta società civile, la politica e il mondo sindacale. Unanime il coro di condanna per il trattamento riservato all’immigrato senegalese, in Italia da diciannove anni, espulso perché non aveva reddito sufficiente. Sotto accusa la legge, ma anche la sua applicazione da parte della Questura, la quale starebbe seguendo i regolamenti con grande rigidità. E questo nonostante la volontà politica espressa dal Consiglio comunale che unanimente ha votato un ordine del giorno per prolungare di sei mesi il permesso di soggiorno per ricerca lavoro, considerato il clima di crisi economica che sta colpendo in modo implacabile proprio gli immigrati. In un affollato incontro con la stampa delle associazioni degli immigrati che fanno parte di Ravenna Solidarietà è stato lanciato l’allarme: a Ravenna i casi come quelli di Niang Mor stanno aumentando. Anche se in genere gli stranieri che perdono il permesso di soggiorno non vengono rimpatriati, ma restano in Italia da “clandestini”. E continuano a mantenersi con lavori in nero o magari vendendo fazzolettini nei parcheggi. Hanno paura di essere scoperti e rispediti a casa. Ma anche chi è in regola si sente sempre più insicuro, in un clima di “caccia alle streghe” indotto dall’appovazione del cosiddetto Pacchetto sicurezza.

Un timore che emerge chiaramente dalle parole della consigliera aggiunta della terza circoscrizione, o da quelle di Fall Modou, ex presidente della Rappresentanza dei cittadini extraUe: «una cosa del genere potrebbe capitare a chiunque di noi, dobbiamo far sentire la nostra voce. Non è possibile espellere una persona che per vent’anni ha lavorato e pagato le tasse». Unanime anche la preoccupazione e la denuncia dei sindacati nelle parole di Riberto Neri della Uil: «Vogliamo lavorare per la massimo coesione sociale e cerchiamo di non fare il gioco di chi invece vuole dividere. Questa storia certo lascia molta amarezza». L’appuntamento per tutti, allora, è per il 19 dicembre per un corteo che andrà dalla Questura alla Prefettura proprio per chiedere un’applicazione della legge che eviti casi come questi e consideri sopra ogni cosa la dignità umana degli immigrati.

L’AVVOCATO: «Applicazione della legge abnorme e asettica»

Non ha usato mezzi termini l’avvocato Andrea Maestri, esperto di immigrazione nonché capogruppo del Pd in Consiglio comunale. Ha parlato di un’applicazione “aberrante e asettica” delle norme che disconosce addirittura trattati internazionali ratificati dall’Italia. Tre i livelli di emergenza secondo Maestri: «La politica che fa leggi emergenziali. In secondo luogo, l’amministrazione. La Questura e la Prefettura sono emanazioni territoriali del governo a cui spetta il compito di applicare le norme. Nel caso di Mor, per esempio, la Questura ha preferito non applicare le norme di autotutela a garanzia del cittadino. Infine, la giustizia: a Ravenna negli ultimi mesi ci sono state sentenze sconcertanti in materia di ricongiungimento familiare. Non si capisce perché non si prediligano interpretazioni “costituzionalmente orientate”». Sul piano legislativo, sotto accusa è il Pacchetto sicurezza che ha trasformato la clandestinità in reato. In realtà, il requisito del reddito minimo in base al quale vengono espulsi oggi molti migranti fu introdotto già nella legge Turco Napolitano e mai sostanzialmente modificato. Oggi, semplicemente, da un lato diventa più difficile raggiungere quel reddito, dall’altra pare venga richiesto in modo più sistematico al momento del rinnovo. Un problema quanto mai difficile da risolvere quando prospera l’economia in nero, avida di braccia con poche pretese e molta fame.

Federica Angelini

[ giovedì 17 dicembre 2009 ]

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