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Bologna - La rete delle scuole di italiano per migranti respinge il razzismo

Insegnare l’italiano ai tempi del pacchetto sicurezza

La lingua italiana è, per i migranti, uno strumento di autonomia e crescita personale, un mezzo indispensabile per orientarsi in ambiti per molti completamente nuovi, è necessaria per interagire con il mondo circostante, per poter immaginare strade diverse e dar forma ai desideri. Per molte donne è anche un antidoto alla reclusione, un terreno di comunicazione con i figli.
Nelle nostre scuole, attraverso l’insegnamento dell’italiano, si aprono ambiti di condivisione e conoscenza che favoriscono il superamento di diffidenze e pregiudizi reciproci, accorciano le distanze allontanando paura e insicurezza.
Una premessa indispensabile perché questo accada è l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione o di esclusione.
Invece discriminazione ed esclusione sono alla base della legge 94/2009, detta ’pacchetto sicurezza’, che raggiunge il suo apice con l’introduzione del reato di clandestinità.
Questa norma criminalizza una condizione precaria, spesso disperata, legittima una disponibilità forzata allo sfruttamento e al ricatto, mette un individuo nella condizione di non poter rivendicare alcun diritto e, ovviamente, di non poter esercitare alcun dovere.
Una condizione in cui è molto facile scivolare anche per tutti quei cittadini ’regolari’ che con la perdita del lavoro – solo per fare un attualissimo esempio – perdono il permesso di soggiorno. Il confine tra regolarità e irregolarità è molto sottile e spesso attraversa uno stesso nucleo familiare. Per contrastarne il carattere profondamente ingiusto e per i valori che le nostre scuole condividono, abbiamo scelto di non chiedere il permesso di soggiorno e continueremo a non farlo.
Il ’pacchetto sicurezza’ accelera il decadimento di diritti già resi precari nel corso degli anni da vari provvedimenti. Stabilisce che una parte della popolazione non ha diritto - o ha meno diritto - all’istruzione, alla salute, alla casa, ai servizi... E questo non solo è discriminatorio nei confronti di alcuni ma innesca un meccanismo di erosione irreversibile nella struttura dei diritti stessi, per tutti. Mentre, è bene ricordarlo, il godimento dei diritti da parte di tutti è garanzia per ciascuno di noi, persone e cittadini.

Le attuali politiche migratorie nel loro insieme alimentano quindi sospetti e pregiudizi e portano a una profonda degenerazione nelle relazioni sociali tra ’italiani’ e migranti e tra gli stessi migranti. Dai respingimenti nei porti del Mediterraneo alla barbarie dei Centri di Identificazione ed Espulsione, dalle modalità di richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno alla ’lotteria’ dei flussi, mettono in atto pratiche, di cui molte illegittime, che contrastano con ogni principio di accoglienza e di solidarietà, con il nostro credere che ogni individuo abbia diritto a determinare liberamente la propria esistenza scegliendo dove costruire la propria casa.

Tutto questo non può non riguardarci.

Per opporci all’intolleranza e ai mille volti del razzismo – il “tetto” del 30% di presenze degli alunni stranieri nelle scuole così come la persecuzione dei migranti resi schiavi a Rosarno - vogliamo valorizzare le nostre esperienze quotidiane di scambio, condivisione e convivenza tra le differenze, organizzando ad esempio le ’lezioni in piazza’ con gli studenti che frequentano i corsi di italiano nei nostri spazi. Nelle piazze perché queste devono restare luoghi di incontro e di attraversamento tra tutti, perché crediamo che rendere pubbliche e condivise le esperienze delle nostre scuole in tutta la loro normale umanità sia un antidoto efficace alla paura, all’insicurezza e alla degenerazione delle relazioni sociali nelle nostre città.

Rete delle scuole di italiano per migranti di Bologna

www.retesim.it

[ giovedì 28 gennaio 2010 ]

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