In Italia si sta discutendo sulla nuova circolare del Ministro Gelmini di introdurre la quota del 30% di presenza straniera nelle classi delle scuole italiane, a partire dal primo grado di ogni percorso di studi dall’anno 2010/2011.
Si ritiene opportuno contestualizzare tale misura politica nel più ampio panorama europeo per evincerne alcuni suggerimenti e considerazioni utili anche per i rappresentanti politici del nostro Paese.
Il 3 luglio 2008 la Commissione europea ha pubblicato il Libro verde “Migrazione e Mobilità: sfide ed opportunità per i sistemi di istruzione europei”(1), con l’obiettivo principale di lanciare una vasta consultazione pubblica sui metodi migliori per supportare l’istruzione dei bambini di origine immigrata nei sistemi di istruzione dei diversi Paesi europei.
La consultazione si è chiusa nel dicembre 2008 contando il contributo di circa 101 partecipanti di diversa origine e natura: enti pubblici sia nazionali che regionali/locali, organizzazioni non governative, associazioni, organizzazioni religiose, università e anche singoli individui.
A livello nazionale, vi hanno partecipato ben 16 Governi, di cui la maggior parte rappresenta i Paesi europei della vecchia integrazione. L’Italia non apparteneva a questo gruppo.
I contributi hanno sottolineato il valore aggiunto di intavolare una discussione su simili temi a livello europeo. Si è riscontrato, in generale, un ampio consenso sulla natura delle sfide che i diversi sistemi nazionali di istruzione sono chiamati ad affrontare in un contesto in cui il numero di minori di origine immigrata è ovunque in aumento.
I suggerimenti maggiormente condivisi riguardano la necessità di aumentare il coordinamento tra le politiche educative e quelle sociali a tutti i livelli, incrementare l’attenzione sulla salvaguardia delle pari opportunità per tutti nell’istruzione scolastica e la prevenzione della segregazione e dell’abbandono scolastici.
E’ stata altresì sottolineata la necessità da parte delle scuole di essere maggiormente inclusive e multiculturali, di offrire percorsi di aggiornamento per migliorare le capacità e competenze dei loro insegnanti e rafforzare i contatti con i genitori e le comunità di riferimento.
Tra le principali risposte alle sfide che la presenza di minori di origine straniera pone ai diversi sistemi di istruzione, si è quindi fatto anche riferimento alla lotta alla segregazione, come una priorità politica. In particolare, si è posto l’accento sulla prevenzione piuttosto che sulla correzione delle tendenze alla ghettizzazione. I contributi hanno evidenziato alcune possibili risposte concrete in questa direzione: maggiore disposizione di risorse finanziarie a favore delle scuole proporzionalmente alla tipologia di background socio-economico dei rispettivi alunni. Un’altra misura ritenuta vincente per combattere la segregazione è la modifica delle procedure e regole di ammissione, in particolare offrendo opportuni finanziamenti là dove le regole di accesso non abbiano carattere discriminatorio promuovendo scuole multiculturali.
Tra le proposte concrete avanzate sulla problematica della segregazione scolastica, solo in pochi hanno avanzato l’ipotesi – che la circolare del Ministro Gelmini(2) presenta e che le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri supportano (3) - di promuovere misure che garantiscano la formazione di classi miste nei sistemi di istruzione ove la scelta della scuola è ancora garantita.
Infine, laddove la segregazione è purtroppo già una realtà, alcuni contributi hanno sottolineato la necessità di alleviarla attraverso un maggiore coinvolgimento delle comunità di riferimento nei progetti di sviluppo scolastico o attraverso esperienze di gemellaggi o progetti di scambio tra scuole con alunni di origine immigrata e scuole con una maggioranza di alunni nativi del Paese di istruzione.
Nel rapporto di questa consultazione pubblica, si fa riferimento a molte altre proposte per facilitare e favorire l’integrazione dei minori di origine immigrata nei diversi sistemi di istruzione. In generale, i contributi evidenziano una propensione per interventi di natura preventiva e non correttiva e successiva. Si sottolinea altresì l’importanza di aprirsi al confronto a livello europeo, anche per rafforzare il ruolo che l’Unione europea può avere in simili ambiti. Tutti gli Stati membri potrebbero trarne vantaggio grazie ad un maggiore impegno nelle procedure proprie del metodo aperto di coordinamento.
L’Italia dovrebbe, quindi, creare maggiori occasioni di scambio e conoscenza delle misure politiche applicate ed introdotte dagli altri Stati membri. Sebbene vi siano profonde differenze e peculiarità tra i singoli contesti socio-economici e culturali dei diversi Paesi europei, anche dal punto di vista della presenza immigrata, l’apertura alla conoscenza delle altre realtà non può che rappresentare un valore aggiunto: induce ad evitare di adottare decisioni pericolose e che solo apparentemente risolvono situazioni di disagio e di segregazione tra le culture.