Seguendo la scia del sangue sulle arance della Piana di Gioia Tauro, il dossier ricostruisce l’inferno di Rosarno dai primi articoli apparsi nel 2006 fino ai drammatici fatti del gennaio 2010, passando in rassegna reportage e documenti ufficiali che inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: i tentativi di estorsione, lo sfruttamento, le disumane condizioni di vita e lavoro sono stati denunciati a lungo da giornalisti italiani e stranieri e da associazioni internazionali (Medici senza frontiere, 2005). E a lungo ignorati.
La "caccia al nero" scattata a Rosarno lo scorso gennaio dura da vent’anni. Sedici anni dopo, nel dicembre 2008, due giovani della Costa d’Avorio vengono presi a fucilate i migranti urlano ai rosarnesi, agli italiani, "stop killing blacks" (prima rivolta). Nel gennaio 2010 non fanno che ripeterlo con più rabbia (seconda rivolta). Il sangue sulle arance di Rosarno è sangue rappreso.
Il dossier ricostruisce la storia di questa lunga vergogna nazionale senza trascurare le proteste antirazziste di associazioni e movimenti (il manifesto "Troppa (in)tolleranza e nessun diritto", il "No-mafia day"), la reazione del teatro italiano ("Nei ghetti d’Italia questo non è un Uomo"), l’apporto del mondo culturale (i libri di Antonello Mangano e Carlo Rovelli) e universitario (il manifesto antirazzista dell’Università di Cosenza). Senza dimenticare, soprattutto, l’esistenza di una Rosarno coraggiosa e civile che può indicare, come un faro, la giusta rotta.
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