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Aggiornamento da Brak: espulsione di massa entro una settimana?

Mussie Zerai, presidente dell’associazione Habeshia, a Roma, é riuscito oggi 3 luglio a contattare di nuovo i 250 eritrei deportati a Brak, nel sahara libico, a sud di Sebha. Ecco la sua testimonianza.

"Stamattina ci hanno contattato gli eritrei detenuti a Brak. Ieri sera, il direttore del centro di detenzione ha comunicato ai detenuti che al massimo tra una settimana saranno rimandati nel loro paese di origine. Sono stati avvisati che gli é andata bene, perché per l’insurrezione nel campo di Misratah avrebbero potuto essere messi a morte. Una rivolta simile, in Libya é vietata, ecco la ragione di questa punizione esemplare: la deportazione in una zona desertica invivibile, in condizioni di totale abbandono. Secondo i testimoni inoltre, tre persone sono scomparse, non si sa che fine abbiano fatto, si sa solo che sono state prelevate dai servizi di sicurezza e non hanno fatto ritorno. Il centro di detenzione di Brak infatti é gestito dai servizi di sicurezza dell’esercito libico e non dalla polizia, come il centro di Misratah. I detenuti eritrei inoltre dicono di temere per la loro vita, proprio perché considerati dal regime libico come pericolosi per la sicurezza nazionale. In ogni cella sono detenute fino a 90 persone, in spazi angusti. Ci sono 18 persone detenute in gravi condizioni di salute: feriti durante gli scontri con i militari nel campo di Misratah, dal momento della deportazione nel camion container non hanno ricevuto nessuna assistenza medica, con il rischio di infezione, vista la sporcizia dove sono costretti a vivere. Tre dei 18 versano in condizioni particolarmente preoccupanti. Acqua e cibo continuano a essere insufficienti per tutti. E continuano le violenze. A ogni cambio turno, durante l’appello e il conteggio, i detenuti vengono picchiati. I servizi di sicurezza libici hanno inoltre sequestrato tutti i beni in possesso dei detenuti: denaro, orologi, telefonini...

Gli eritrei di Brak chiedono - tramite Habeshia - di essere accolti da un paese democratico in grado di rispettare il diritto dei richiedenti asilo politico e rifugiati".

[ lunedì 5 luglio 2010 ]

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