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Dal lager di Sant’Anna a Crotone
Foto di copertina e in allegato di Francesco Noto
31 gennaio 2004
Da giorni si parla di shoa in occasione della giornata della memoria e ritornano le immagini delle deportazioni di milioni di persone e dei campi di detenzione e sterminio in cui sono stati rinchiusi, zingari ed ebrei. Pensavamo di esserci lasciati alle spalle l’orrore degli abusi, ma alla banalità del male non c’è fine. Ne sono prova i Centri di permanenza temporanea, quelle carceri per migranti in attesa d’espulsione come il CPT di Crotone e quello di Lamezia Terme. Oggi i disobbedienti sono entrati in delegazione all’interno del CPT di Crotone dove il rispetto per i diritti umani è poco più di un eufemismo.
Le persone recluse sono 118 (27 donne) di nazionalità slovena, ucraina, bulgara, rumena, polacca, algerina, cinese, nigeriana. Spazi doppiamente recintati con mura e grate di ferro, video sorveglianza e sensori per rilevare in tempo reale tutto quello che accade all’interno del carcere. Nelle palazzine si ammassano nude vite di migranti che non hanno commesso nessun reato se non quello assolutamente artificioso di essere dei migranti senza permesso di soggiorno. Ecco la grave colpa per cui gli vengono inflitti dai 30 ai 60 giorni di reclusione! C’è da indignarsi, ma questo è solo l’inizio le bizzarrie nefaste, infatti, non finiscono qui. All’interno del CPT non possono per legge essere rinchiusi richiedenti asilo, ma a Crotone parlando con i migranti si scopre che ci sono 12 palestinesi che hanno richiesto asilo e 3 donne nigeriane con un permesso di soggiorno rilasciato dalla Spagna che ci guardano allibite con le lacrime agli occhi incredule rispetto a quanto sta accadendo loro. Nel piazzale antistante una decina di donne bulgare e slovene approfitta della presenza della delegazione per implorare i carcerieri di rimpatriarle al più presto con la loro famiglia che è attualmente sparpagliata nelle casermette dei CPT. Un passo più in là alla palazzina vicina stessa scena, ma questa volta sono gli uomini a parlare. Uno di loro dice con ironia che proprio non riesce a capire come gli italiani possano aver votato un politicante come Bossi che chiama i migranti Bingo-bongo. Intervengono gli altri che raccontano della vita che hanno lasciato fuori, delle relazioni affettive e lavorative: i figli, la famiglia, il lavoro stagionale a Gioia Tauro, a Roma, a Napoli ed in tanti altri posti. Poi inevitabilmente la discussione si sposta sulla vita all’interno del CPT sospesa in quella specie di inferno dei dannati. All’interno abbiamo constatato manca l’acqua calda, gli interpreti non sono sufficienti a garantire la comunicazione con cinesi, polacchi, ucraini. Tali disfunzioni appaiono ancor più incomprensibili se si pensa che i costi di gestione del CPT si contano in termini di miliardi e che le persone impiegate nel business della carcerazione dei migranti dalla MISERICORDIA - a cui è affidata la gestione del CPT - sono ben 70 tra intermediari, “capò”, assistenti sociali, legali e chi più ne ha più ne metta. Alcuni furbastri nostrani hanno capito che le strutture di carcerazione per i migranti possono essere un vero affare.
Il CPT di Crotone è un carcere che deve essere chiuso SUBITO.
Disobbedienti Calabria
[ lunedì 2 febbraio 2004 ]
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