Sabato 19 giugno si ritorna a manifestare in molte città d’Italia in nome dei diritti e dignità per i cittadini migranti
Il bilancio dell’applicazione della legge sull’immigrazione Bossi Fini è oramai catastrofico e lo slogan delle manifestazioni sarà slegare il permesso di soggiorno dal contratto di lavoro e contro i centri di detenzione.
Su questi due nodi si articola la filosofia della Bossi Fini: un cittadino immigrato può restare in Italia solo se ha un contratto di lavoro e per il tempo della durata di tale contratto. Se poi questo termina, il cittadino immigrato diviene automaticamente una persona irregolare e il suo internamento in un cpt- in attesa di espellerlo dal territorio nazionale - si profila come il passaggio successivo.
Questi due capisaldi dell’attuale normativa comportano e si intrecciano ad una serie infinita di problemi e contraddizioni che rendono la vita dei migranti del tutto precaria: “Anche il futuro dei nostri figli, che sono nati qui, ci appare … astratto” ha detto un cittadino immigrato in Italia da oltre dieci anni.
I tempi di rinnovo dei permessi di soggiorno in alcune questure raggiungono addirittura i 12 mesi e nel frattempo – in maniera discriminatoria - non viene riconosciuta l’iscrizione al SSN.
Molte questure rifiutano di rinnovare i permessi di soggiorno rilasciati con l’ultima sanatoria ai lavoratori che hanno intrapreso un’attività di lavoro autonomo e quindi non hanno più un contratto di lavoro subordinato.
I problemi per i ricongiungimenti familiari sono poi sempre più insormontabili poiché le procedure di ricongiunzione previste dalla legge Bossi Fini sono tese a scoraggiare in ogni modo tutti i percorsi migratori che non hanno un effetto produttivo strettamente vantaggioso per la nostra economia.
Con l’imminente arrivo delle vacanze estive si è già annunciato un nuovo problema: le persone in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno NON possono lasciare l’Italia perché cedolini, prenotazioni e altre ricevute dell’appuntamento per la presentazione della richiesta di rinnovo non fungono da documenti sostitutivi del permesso di soggiorno e non sono quindi validi ai fini dell’ingresso nel nostro Paese. In assenza di provvedimenti in extremis la maggior parte dei lavoratori stranieri si troverà quest’estate ostaggio di una legge controversa.
I lavoratori che hanno il permesso di soggiorno in fase di rinnovo sono a tutti gli effetti regolari ma nella vita quotidiana sono sottoposti alle restrizioni dei diritti di cui soffrono gli stranieri irregolari: non possono sottoscrivere un contratto di affitto, non possono uscire e rientrare liberamente nel territorio italiano, non possono rinnovare documenti vitali quali la patente o l’iscrizione al SSN, rischiano di perdere il posto di lavoro poiché la legge punisce l’assunzione di immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno e infine faticano a trovare un nuovo lavoro con assunzione regolare.
Per tutti i cittadini stranieri la legge Bossi Fini comporta un nuovo tipo di dignità. Quella strettamente limitata alla durata del contratto di lavoro, strettamente dipendente dalle momentanee necessità del mercato del lavoro.
Le mobilitazioni dei cittadini migranti durante le giornate del 18 e 19 giugno parleranno sì di diritti e dignità da riconquistare, ma già indicano una nuova e diffusa consapevolezza: quella del collasso della legge 286, che funzionando ora a pieno regime si rivela ingestibile, problematica e inutilmente dispendiosa anche per tutte le componenti di governo che sono coinvolte nel suo funzionamento.
Le iniziative di venerdi 18 giugno e sabato 19 giugno saranno seguite in diretta su Global Radio
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Vedi le iniziative nelle città di: Treviso, Brescia, Vicenza, Verona, Milano, Varese, Bologna, Parma, Firenze, Lucca, Realmonte (Sicilia), Palermo, Torino, Napoli, Venezia