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Emersione con dignità: il lavoro sulla regolarizzazione fatto a Venezia

A cura di Gianfranco Bonesso

Servizio immigrazione e promozione dei diritti di cittadinanza (Venezia)

L’emersione del lavoro nero per immigrati stranieri, donne e uomini che si trovano da anni nel nostro paese, ha costituito un’occasione per i servizi pubblici e privati di lavorare congiuntamente e confrontarsi.

L’obiettivo era comune:

- far sì che il maggior numero di persone riesca a sanare la propria posizione

- aiutare ad emergere (rendersi visibili come lavoratori e come persone) con dignità

- venire incontro alle famiglie che hanno bisogno di affermare i loro bisogni (assistenza, cura) nella legalità

- superare situazioni di paura (da entrambi i lati, di povertà, di sfruttamento, di abbandono nel caso di anziani soli per esempio, o di ricatto)

- poter mettere le premesse per un’alternativa dignitosa al lavoro nero e all’illegalità

Le vicende della legge sull’immigrazione ( lunghe e controverse), i cambiamenti in atto, le variazioni (per esempio espulsi sì espulsi no) hanno creato incertezza, malcontento, sfiducia. C’era bisogno di un lavoro informativo capillare.

Un altro elemento di scoraggiamento per molte famiglie è stato quello di sentirsi chiamare forse per la prima volta “datori la lavoro”, avendo per la prima volta consapevolezza che il lavoro di cura è anche un rapporto di lavoro. Bisogna tenere in considerazione che in Italia è la prima volta che in maniera così massiccia il lavoro domestico e il lavoro di cura è stato valutato come rapporto di lavoro, arrivando al paradosso che un settore da sempre gestito tramite rapporti personali tra il lavoratore e chi beneficia del servizio(anche italiani), è apparso in questa occasione per gli stranieri iper- normato (contributi INPS, INAIL, ospitalità da dichiarare alle autorità, pagamenti per l’emersione, ferie e contributi per la fine del rapporto di lavoro). Naturalmente tutti diritti sacrosanti ma che se presentati fuori dal contesto anche personale, dagli accordi tra le parti, da una relazione che talvolta va oltre la prestazione, finiscono con lo spaventare e scoraggiare. Parliamo soprattutto della sanatoria delle “assistenti familiari stranieri” , nome che ci pare più dignitoso di quello dei badanti. Questi problemi andavano accompagnati, andava potenziata la fiducia e scoraggiati i ricatti, andava aumentata la fiducia soprattutto per quelle famiglie che si sentivano incerte e perplesse, non tanto sui diritti, quanto sulle responsabilità presenti e future.

Il lavoro di rete Così è partito un lavoro di rete tra i vari punti informativi: in questo modo si voleva rendere omogenee le informazioni che danno in città gli sportelli del Comune (Immigrazione e Urp, quelli dei sindacato, delle associazioni, della Caritas delle associazioni degli anziani. L’esperienza è stata molto positiva perché abbiamo organizzato 6-7 incontri di confronto che hanno permesso di conoscersi, di essere aggiornati sulle modifiche periodiche, sulle circolari incombenti. Un ruolo particolare ha avuto la prefettura di Venezia che è sta molto sollecita sia nell’inviare le informazioni, sia nel tentare di dare spiegazioni e facilitare quello che è l’obiettivo di tutti: la regolarizzazione o emersione con dignità del maggior numero di persone che si trovino nelle condizioni previste. Abbiamo esaminato un sacco di casi particolari che si potevano presentare, da quelli che erano usciti per un breve periodo di ferie nell’intervallo dei tre mesi a quelli in cui si prospettava la chiusura o il fallimento della fabbrica.

Ma il tema principale negli ultimi giorni è quello dei contratti, conteggi,tipologie,. Naturalmente il contratto nazionale lascia alla contrattazione dell’assistente e di chi lo impiega un buon margine di mediazione e questo in qualche modo va rispettato e anche valorizzato, l’importante è che l’emersione non avvenga a scapito dei diritti di entrambi, con un accordo che cancelli definitivamente il rischio di sfruttamento, di paura, e perché non dirlo anche schiavitù ( paura di uscire e incontrare la polizia, avere il tempo di vita contingentato, tempi di vita personale assolutamente inadeguati, impossibilità di avere diritti di cittadinanza. Servizi sanitari, ma anche rivedere i familiari, ecc.).

La regolarizzazione va quindi accompagnata per vincere paure e resistenze. Non basta dire che dopo l’11 di novembre si rischia l’espulsione, il carcere o la denuncia penale per chi non faccia emergere il lavoro irregolare. Vanno fatti gesti personali: la convinzione attraverso le reti di conoscenti. Ma devono essere fatti anche gesti pubblici, alcune amministrazioni come quella di Venezia hanno promesso contributi a chi regolarizzerà l’assistente familiare e non abbia buone condizioni di reddito.

Vanno date informazioni che non siano troppo terroristiche, ma che mettano insieme diritti dei lavoratori e tutte le opportunità per le famiglie per affrontare spese, ma anche solo per conoscere nel dettaglio le regole contrattuali. Per esempio non ci si scoraggi chi fa un part-time verticale, lavora 15 giorni sì e 15 giorni no: esistono forme contrattuali che lo prevedono. Ricordiamo che il decreto convertito dalla camera ha dato definitivamente la possibilità di regolarizzarsi anche a chi aveva un’espulsione, il termine ultimo è passato al 11 novembre per tutti. Per chi aveva un breve periodo di uscita dal territorio nazionale, per ferie, o per altri motivi che abbiano momentaneamente sospeso il suo rapporto di lavoro, non sia sfiduciato: il suo datore di lavoro, in presenza di un rapporto di lavoro effettivo nel periodo previsto, potrà dichiarare e giustificare questa breve assenza. Per i dettagli consultate il sito di Melting pot con le risposte e i suggerimenti dell’avvocato PAGGI.

Un appello quindi per la radio e per gli ascoltatori: sosteniamo la campagna in questo ultimo mese perché presentino la domanda più persone possibili, c’è da convincere ancora sia alcuni lavoratori che pensano sia preferibile stare nella condizione di lavoro nero, sia alcune famiglie e datori di lavoro ancora incerti.

Non è solo una questione di conseguenze che si rischiano dopo l’11 di novembre, è importante affermare anche che far emergere vuol dire dare dignità, a se stessi e ai lavoratori irregolari, è necessario avere prestazioni lavorative alla luce del sole, è una questione di diritti umani se volete e dove esistano problemi di soldi per garantire le spese dell’assistenza, si ricorra alle pubbliche amministrazioni, senza piegarsi ai ricatti e allo sfruttamento.

In questo ultimo mese va fatta una campagna esplicita di convincimento, perché la questione riguarda tutti, se l’assistenza privata è in buona parte affidata nel Veneto ad assistenti familiari straniere, riguarda tutti, i nostri anziani parenti e amici.

Possiamo dire infine che nella provincia di Venezia, notizia del 15 ottobre, sono state conteggiate 5000 domande di emersione, un risultato che se confermato è straordinario: superiore all’ultima sanatoria. Spero che anche il nostro lavoro fatto in città, da associazioni uffici e servizi, abbia contribuito a questo primo risultato.

[ martedì 15 ottobre 2002 ]

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