L’avvicinarsi delle ferie estive dopo un intenso anno è un momento speciale
per tutti i lavoratori. È particolarmente speciale per Mamadou e Ahmed che
intravedono nelle settimane di vacanza in arrivo anche l’occasione di tornare a casa dai propri cari.
Mamadou non torna a Dakar da due anni e Ahmed a Tangeri da tre.
Ambedue finalmente risparmiati i soldi utili decidono che è l’anno buono, anche se
prima della partenza devono provvedere a rinnovare il permesso di soggiorno
ormai in scadenza. Secondo le disposizioni vigenti essendo loro in possesso
di un permesso della durata di due anni devono richiederne il rinnovo entro
90 giorni dalla scadenza. Dopo essersi presentati alla questura di Ancona in
una tiepida mattina di metà marzo viene dato loro l’appuntamento a metà di
maggio perché consegnino tutta la documentazione necessaria al rinnovo. Il
rilascio del permesso di soggiorno è previsto per la metà di agosto, cinque
mesi dopo l’inizio del percorso. Alla fine Mamadou otterrà il permesso di
soggiorno una volta mostrato il suo biglietto aereo per Dakar. Al contrario,
Ahmed che torna sempre a Tangeri attraversando tutta la Spagna in automobile
e non ha con sé alcun documento ufficiale attestante la data della partenza,
riceverà l’agognato permesso solo dopo la riapertura della fabbrica quando
sfortunatamente sarà ormai tardi per tornare in Marocco.
Gli esempi ora rapidamente ipotizzati rappresentano due dei tanti possibili
casi che accadono tutti i giorni nelle Questure italiane e che evidenziano
la mancata applicazione del nono comma dell’articolo 5 della 189/2002 (Legge
Bossi-Fini) secondo cui "il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o
convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la
domanda". Come è purtroppo noto, la Questura di Ancona come numerose altre
impiega un periodo assai più lungo di quello previsto dalla legge medesima.
Durante questa fase l’immigrato in attesa del rinnovo del permesso di
soggiorno oltre a non poter ritornare a casa, rischia di essere licenziato e
di vedersi notificato il decreto di espulsione e ha la certezza di non poter
essere assunto in regola da nessun datore di lavoro.
Tuttavia a differenza della Questura di Ancona, quelle di Pavia e di Bologna
prevedono da qualche settimana la possibilità di ottenere una proroga sul permesso di soggiorno scaduto in attesa del giorno dell’appuntamento.
Inoltre, in alcune questure come quelle di Napoli, di Nuoro, di Pordenone,
di Ravenna e Verona gli stranieri possono on line prenotare l’appuntamento
per il rinnovo del permesso di soggiorno e conoscerne gli esiti,
risparmiando in tal modo tempo e denaro. Certamente le decisione adottate dalle questure di Pavia e Bologna hanno un carattere urgenziale che
costituiscono comunque un primo timido segnale verso la risoluzione dei
problemi ora accennati. Da questo punto di vista sembra finalmente sia stata
trovata una soluzione dal momento che il Ministro dell’Interno Pisanu ha
dato disposizione al capo della Polizia, De Gennaro, perché i competenti
uffici emanino direttive che consentano ai cittadini stranieri di lasciare temporaneamente l’Italia e poi ritornarvi successivamente.
Tuttavia crediamo esista una questione di natura più generale. La legge Bossi-Fini è da noi criticata per la filosofia che essa esprime e che vede nello straniero soltanto un lavoratore i cui diritti derivano dall’essere
attivamente impegnato nel mercato del lavoro, con la conseguenza che
cessando il rapporto di lavoro termina anche il godimento di tali diritti.
Entro questo quadro normativo che rende un inferno la vita di migliaia di
immigrati costretti a rincorrere le rapidissime scadenze del permesso di soggiorno, chiediamo vengano comunque rispettati i termini di legge espressi
dall’articolo 5 summenzionato.