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Immigrati in piazza, il nodo «Bossi-Fini» di Eugenio Barboglio
da Brescia Oggi del 5 luglio 2004
Un presidio a Brescia degli extracomunitari preoccupati per le norme che regolano la loro presenza in Italia. Il lavoro interinale non supera i tre mesi, pochi per avere il permesso di soggiorno
Domenica di presidio in piazza Loggia. Presidio degli immigrati che ricordano così i loro problemi legati a quelli che giudicano gli squilibri, le incongruenze e i nodi della Bossi-Fini. Dunque musica e striscioni per chiedere diritti di cittadinanza per tutti. Richiesta al plurale perchè è nel concreto dei risvolti della legge sull’immigrazione che «pesca» la protesta di questi giorni. Mentre un gruppo musicale marocchino intreccia i ritmi sincopati dei tamburi col suadente sibilo - modulato dal solo fiato, nessun tasto - di affusolati strumenti a fiato della tradizione, i nodi della Bossi-Fini emergono nella loro problematicità. La gran parte degli immigrati ha lavori saltuari, accede a impieghi precari, si muove nella flessibilità che è sempre più il tratto distintivo del lavoro.
«I contratti di lavoro con le agenzie interinali - spiega un rappresentante del Forum delle associazioni degli immigrati che ha promosso il presidio - difficilmente superano i tre mesi. Il problema nasce perchè la Bossi-Fini invece chiede per il rinnovo del permesso di soggiorno che il contratto non sia inferiore a un anno». Ecco il nodo: «La Bossi-Fini chiede dei parametri di stabilità del lavoro che nel mercato ormai non ci sono più».
In questa impasse ci sono 2000 lavoratori extracomunitari oltre a pesare un arretrato di 7000 pratiche di rinnovo. C’è una via d’ uscita? La si sta cercando a livello locale. «La questura - spiega il consigliere comunale di Rifondazione comunista, Manlio Vicini - ha congelato i rigetti delle richieste di permesso consapevole della poca logica che c’è nel fare emergere dalla clandestinità e poi espellere perchè il lavoro è quello precario che si trova adesso».
Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli incontri per tamponare questa situazione: «Con l’Asl si è riusciti a far sì che per l’assistenza sanitaria sia sufficiente la cedola rilasciata con la richiesta di soggiorno in atto, e lo stessa risultato è stato raggiunto con l’ufficio del lavoro per evitare la sospensione dei lavoratori dal posto di lavoro».
Dal 10 al 15 luglio la Questura s’è impegnata - sottolinea il Forum - a evadere i 7000 soggiorni attualmente fermi. Un nuovo presidio sarà mantenuto a S. Polo per assicurare che tutto avvenga secondo gli impegni.
[ lunedì 5 luglio 2004 ]
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