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Palermo: «Guerra nel Mediterraneo»
Cap Anamur ]

Per i 37 profughi pronta l’espulsione di Cinzia Gubbini

da Il Manifesto del 14 luglio 2004

A tutti è stato notificato un decreto di trattenimento. E oggi arriva ad Agrigento la commissione per il riconoscimento dello status di rifugiati. Scandalosa «visita» nel cpt di un funzionario del consolato sudanese

Dovrebbe arrivare oggi ad Agrigento la Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, che esaminerà le domande di asilo presentate dai 37 profughi africani sbarcati dalla nave tedesca Cap Anamur. La notizia è trapelata solo nella tarda serata di ieri, dopo una giornata convulsa in cui si sono susseguite notizie inquietanti sulla gestione da parte del governo italiano della delicatissima situazione dei 37 profughi. Anche l’arrivo della Commissione, d’altronde, è un piccolo giallo visto che ieri sera l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Acnur) non aveva ancora ricevuto alcuna convocazione: l’annuncio sembra essere un modo, quindi, per placare le polemiche e restituire una parvenza di legalità alla vicenda. Rendendo noto l’incarico della Commissione, infatti, il governo ammette di trovarsi di fronte a dei richiedenti asilo. Un’ovvietà che per tutta la giornata di ieri è stata negata dal comportamento del Viminale, che dirige direttamente le operazioni all’interno del cpt di Agrigento, a partire dall’incredibile ritardo con cui i 37 africani hanno potuto presentare la loro richiesta. Nonostante le firme fossero state apposte in mattinata, infatti, i formulari sono giunti via fax al Viminale soltanto in serata grazie all’intermediazione dell’Acnur: «Le domande non sono ben compilate, ma sono più che sufficienti per dimostrare che vi è una manifesta volontà di chiedere asilo», osserva la portavoce dell’Acnur, Laura Boldrini. Perché tanto ritardo? A quanto pare agli avvocati del centro era stato consigliato dalle autorità di attendere nel depositare le domande, poiché si potevano ancora aprire spiragli da parte tedesca, che lunedì aveva annunciato perentoriamente di non voler accogliere i profughi.

In mancanza di una richiesta formale di asilo, dunque, il ministero ha avuto mano libera nel trattare i 37 naufraghi come «clandestini». Intanto, gli africani hanno dovuto incontrare un rappresentante del consolato sudanese per accertarne la nazionalità poiché - a dispetto delle «impressioni» della polizia - quasi tutti continuano a definirsi provenienti dal Sudan. Una procedura in palese contrasto con la normativa internazionale sul diritto d’asilo, che vieta di «denunciare» un richiedente asilo allo Stato dalle cui persecuzioni sostiene di fuggire. «E’ scandaloso - ha protestato, tra gli altri, il responsabile immigrazione dell’Arci, Filippo Miraglia - tra l’altro chi gestisce il centro insiste nel negare l’accesso al nostro avvocato e al nostro interprete. Si sta procedendo a una gestione totalmente oscura della vicenda».

Poco dopo è arrivata la notizia che ai cittadini africani era stato messo in mano un decreto di espulsione, e questa volta a protestare era stato Cristopher Hein del Cir: «è necessario che ai 37 naufraghi sia garantito l’accesso alle procedure per l’asilo». La questura di Agrigento ha negato si trattasse di decreti per l’espulsione, ma solo per il trattenimento all’interno del cpt. Una smentita che suona come una conferma, se è vero che - secondo la legge - in un cpt può essere trattenuto soltanto un espellendo.

D’altronde lo screening operato dal funzionario sudanese avrebbe confermato che i 37 africani non sono sudanesi (tra l’altro uno di loro ha sempre sostenuto di essere sierraleonese). Si tratterebbe invece di 30 ghanesi, 6 nigeriani e di un cittadino del Niger. Per arrivare a tale conclusione, la questura ha sottoposto i 37 naufraghi - reduci da venti giorni in mare - a interrogatori serrati. Il deputato della regione siciliana Domenico Capodicasa (Ds) e il padre comboniano Cosimo Spadavecchia, che ieri pomeriggio hanno visitato gli africani nel cpt, hanno raccontato di averli trovati molto provati. «Continuavano a dirmi "perché non mi credono?". Tanto che uno di loro è scoppiato in singhiozzi, seguito da molti altri compagni. Fa impressione vedere questi uomini, grandi e grossi, ridotti in quelle condizioni. E’ uno spettacolo indecente», ha denunciato Capodicasa. Padre Spadavecchia, che in serata ha tenuto una veglia di preghiera di fronte al cpt, continua a sostenere che si tratta di sudanesi, avendo avuto modo di passare qualche giorno con loro sulla nave: «Sono stato per 18 anni in Sudan e posso dire che provengono in parte dal Darfur e in parte dall’ovest del paese. Lo capisco da come parlano, dai loro nomi, dal modo che hanno di salutarsi al mattino e alla sera».

Ora toccherà alla Commissione stabilire qual è la loro nazionalità e se le loro richieste di asilo possono essere accolte dall’Italia. Certo, osserva l’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo dell’Asgi, «c’è il rischio che la fortissima pressione fin qui esercitata sui profughi comprometta l’esame delle domande. Potremmo trovarci di fronte, come accaduto in passato, a una serie di dinieghi e di espulsioni collettive».

[ mercoledì 14 luglio 2004 ]

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