Slitta il decreto che avrebbe dovuto correggere la legge.
Fumata nera ieri in Consiglio dei ministri per il decreto “salva Bossi-Fini”. L’approvazione del provvedimento, che avrebbe dovuto accogliere i rilievi mossi giovedì dalla Corte Costituzionale, è slittata. Ufficialmente perché, vista la pausa estiva alle porte, non ci sarebbero stati i tempi parlamentari per convertirlo in legge. Ma ha pesato la divergenza di opinioni tra il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, pronto a correzioni in linea con la Consulta, e i ministri leghisti Roberto Maroni e Roberto Castelli, sostenitori della linea dura su espulsioni ed arresti dei clandestini.
PISANU PROPONE - Pisanu lo aveva annunciato giovedì, dopo le sentenze dei giudici costituzionali. “Fin da domani - aveva detto - in Consiglio dei ministri daremo seguito alla pronuncia odierna della Corte costituzionale per adeguare alcune norme della Bossi-Fini alle indicazioni contenute in quelle sentenze”. E i tecnici del Viminale hanno lavorato alacremente fino all’ultimo alla limatura della bozza di decreto correttivo già da tempo delineata; la bocciatura della Consulta non era infatti arrivata inattesa. Ma le ipotesi portate ieri a Palazzo Chigi dal ministro dell’Interno non sono piaciute ai ministri leghisti (“troppo morbide”, avrebbero commentato), che hanno rilanciato proponendo una riforma costituzionale che recepisca i principi della Bossi-Fini bocciati dalla Consulta. “Non si poteva - ha spiegato Castelli - dare il via libera ad un decreto che non sarebbe mai stato convertito. Dopo la decisione di rinviare, ci si è così accordati sull’ apertura di un tavolo di approfondimento per trovare la giusta soluzione e dare il via libera al decreto entro agosto”.
I NODI DA SCIOGLIERE - Due i nodi da sciogliere, dopo le sentenze della Consulta: la norma che prevede l’immediata esecutività del provvedimento di espulsione dell’immigrato privo di permesso di soggiorno, senza che questi venga ascoltato dal giudice con l’ausilio di un difensore; quella che prevede l’ arresto obbligatorio per il clandestino che non lasci l’ Italia entro 5 giorni dall’ordine di espulsione del questore. Per venire incontro al primo rilievo mosso dalla Consulta, una delle opzioni è quella di concedere ai giudici di pace la competenza in materia di convalida delle espulsioni, evitando così il sovraccarico dei tribunali ordinari. Quanto all’ arresto obbligatorio, due le soluzioni possibili: la prima è quella di prevedere l’obbligatorietà dell’arresto soltanto in casi di pericolosità sociale dell’immigrato; l’altra punta invece ad introdurre il reato di permanenza in clandestinità con arresto obbligatorio per chi si sottrae all’espulsione. Giudici di pace e innalzamento delle pene per chi si sottrae all’espulsione, in modo da far scattare l’arresto obbligatorio, sono le soluzioni scelte da An, secondo quanto spiegato ieri dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. Su queste ipotesi c’è disponibilità alla discussione ed alla verifica da parte di Pisanu. La Lega, invece, preferisce puntare alla costituzionalizzazione dei principi della Bossi-Fini respinti dalla Consulta. Una via che sia An che il ministro dell’Interno considerano però poco praticabile.