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Noi, criminali del mare
di Elias Bierdel e Stefan Schmidt*
tratto da l’Unità del 23 luglio 2004
Quando guardiamo indietro a ciò che è successo la scorsa settimana, quel che sentiamo è tristezza e rabbia. Tristezza perché abbiamo capito che l’Europa non conosce altra risposta al problema dei naufraghi che la violenza contro chi cerca invece di aiutarli…e contro i naufraghi stessi, le vere vittime, naturalmente.
Rabbia perché una semplice azione umanitaria – salvare vite dalla balia del mare – può condurre a un disastro politico e morale come quello a cui adesso siamo di fronte. Chi deve vergognarsi? Per gli errori che abbiamo commesso – non informare le autorità sin dall’inizio – ci siamo scusati pubblicamente, e ce ne siamo assunti tutta la responsabilità. Ma questo non dà a nessuno il diritto di mettere in relazione la nostra azione puramente umanitaria ad attività criminali, di qualunque genere.
Altri invece devono assumersi le proprie responsabilità. L’idea che una nave come la "Cap Anamur", l’unica imbarcazione umanitaria privata, senza fine di lucro, che fa assistenza e salvataggi in tutto il mondo, possa essere usata per il traffico di cosiddetti "immigrati illegali" è semplicemente assurdo, come tutti possono facilmente capire guardando a quella che è la nostra storia venticinquennale.
Tutta la società civile d’Europa sta guardando ai propri governi con crescente preoccupazione. E’ possibile che il timore di creare un "pericoloso precedente" rispetto al destino di 37 naufraghi africani sia maggiore del dolore di centinaia, forse migliaia che muoiono, senza nome e numero, da qualche parte poco fuori dai nostri confini? Non riusciamo a crederlo. E confidiamo che l’indipendenza della giustizia della democrazia italiana sappia comprendere che le nostre intenzioni non erano criminali ma solo umanitarie, in accordo con quelle che crediamo siano le tradizioni e i valori dell’Europa. Siamo fiduciosi che alla fine la nostra nave sarà rimessa in libertà e che le ombre che si sono addensate sulla nostra organizzazione svaniscano.
Vogliamo dire grazie per la solidarietà che tanti, semplici cittadini e organizzazioni non governative, ci hanno dimostrato. L’amicizia e la solidarietà nello spirito di una nuova società libera e aperta verranno. Non è la fine, è l’inizio.
*Presidente e Comandante della Cap Anamur
[ venerdì 23 luglio 2004 ]
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