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Anche gli stranieri votano di Cinzia Gubbini

Genova - Il nuovo regolamento per le amministrative

da Il Manifesto del 28 luglio 2004

Genova - «L’elezione del consiglio comunale, la sua durata in carica, la composizione sono regolati dalla legge e dal presente statuto senza discriminazioni di nazionalità». E’ in queste poche parole il succo della rivoluzione che parte da Genova, dove ieri il consiglio comunale ha votato definitamente una modifica allo statuto da tempo annunciato, concedendo il voto attivo e passivo anche ai cittadini stranieri. La seduta è stata concitata, tanto che il discorso del sindaco Giuseppe Pericu è stato interrotto più volte dagli schiamazzi della Lega e di An, a cui ha risposto per le rime il pubblico che riempiva gli spalti, accorso per salutare «un passo storico». Il via libera alla modifica è stato sottolineato da un lungo applauso: 27 i voti favorevoli - da Rifondazione alla Margherita - due astensioni - un consigliere dell’Udc uno del gruppo misto. I 16 rappresentanti dell’opposizione, invece, si sono rifiutati di votare. Prima che lo statuto diventi operativo bisognerà approvare il relativo regolamento, ma già nella primavera del 2007, quando scadrà la giunta Pericu, potrebbero andare al voto gli immigrati genovesi e, perché no, potrebbe essere eletto un sindaco straniero. Ma chi sono gli immigrati extracomunitari che potranno recarsi alle urne? L’articolo 30 dello statuto spiega che potrà farlo chi possiede una carta di soggiorno, oppure chi vive regolarmente in Italia da cinque anni o ancora chi abita regolarmente a Genova da due. Per votare sarà necessario iscriversi a una lista, come accade per i cittadini comunitari. Il primo comune ad approvare una modifica del genere è stato quello di Delia (Caltanissetta), ma è chiaro che la portata della decisione genovese avrà un altro impatto. Sarà proprio sui panni dello statuto genovese, verosimilmente, che si misurerà lo spazio giuridico perché un ente locale possa decidere sul suffragio alla luce della modifica del capitolo V della Costituzione. La destra, infatti, ha già annunciato che presenterà ricorso. Il sindaco Pericu non ha mancato di stuzzicare l’opposizione: «Ci poniamo su una linea già annunciata dal governo e valorizziamo l’autonomia comunale», ha detto alludendo alla proposta di un anno fa del vicepremier Fini e alle aspirazioni autonomistiche della Lega.

Soddisfazione è stata espressa dal Prc: «E’ un passo storico, ora bisogna lavorare per estendere il diritto di voto a tutti gli stranieri», osserva la consigliera Laura Tartarini. «E’ un modo per riconoscere una cittadinanza che deriva dal fatto di vivere la città», dice Angela Burlando, consigliera Ds. Di un modello esemplare del fare politica dal basso «che speriamo sia seguito anche da altre città» parla Roberto De Montis dell’associazione Città Aperta, tra le più attive nel sostenere l’iniziativa, studiata nei dettagli dal legale dell’associazione, Roberto Faure. Plausi anche dall’Arci, che invita il parlamento a seguire l’esempio. Ma cosa ne pensano i diretti interessati? «Non ho parole per esprimere la mia gioia - è l’impressione a caldo del senegalese Amath Dieng, da dieci anni a Genova - è un passo importante. Ovvio, c’è ancora da fare a partire dalla cittadinanza italiana per i bambini che nascono qui». E proprio ieri il sindaco Veltroni, ospite al meeting di Loreto, ha espresso la volontà di concedere il voto agli stranieri della capitale.

[ mercoledì 28 luglio 2004 ]

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