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Palermo: «Guerra nel Mediterraneo»
Cap Anamur ]

Libero l’ultimo della Cap di Cinzia Gubbini

da Il Manifesto del 1 agosto 2004

«Cerco pace e lavoro». Fatwul Lasisi ha lasciato il cpt di Ponte Galeria. Per il tribunale può rimanere.

Esce dal centro di permanenza di Ponte Galeria con un sacco nero trasportato sulla spalla. Dentro ci sono tutte le sue cose, guarda sempre in terra, sorride solo quando sente un «Welcome». Fatwul Lasisi, l’ultimo profugo della Cap Anamur rimasto in Italia (se si fa eccezione per Benjamin, il nigeriano ospitato in un centro di accoglienza in Sicilia) è finalmente libero. Ieri sono andati a prenderlo all’ufficio immigrazione della questura di Roma i suoi avvocati, Simona Sinopoli e Fabio Baglioni, accompagnati da Vivi Valente dell’associazione Progetto diritti. Sinopoli ha in borsa il permesso di soggiorno di Lasisi, un pezzo di carta conquistato duramente, rilasciato soltanto dopo che il tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dai due legali. Nella sentenza il giudice stabilisce che i quattordici richiedenti asilo africani - che avevano ricevuto un diniego da parte della Commissione speciale - non avrebbero dovuto essere espulsi, in attesa che il tribunale si esprimesse sulle loro richieste di asilo. Ma riconosce espressamente il diritto a un permesso temporaneo solo per Lasisi, visto che tutti gli altri sono già stati espulsi. Sul permesso di soggiorno di Lasisi, che ha 24 anni, c’è scritto «nazionalità ghanese», poi sotto luogo di nascita c’è scritto «Zerati», un villaggio del Darfur, dove Lasisi dice di essere nato. Gli avvocati hanno preteso che accanto a quel nome fosse aggiunto, a penna, Sudan. Perché alla fine di tutta questa intricata vicenda, ancora sono ignote le procedure con cui si è proceduto all’identificazione degli africani. Anche l’Avvocatura non è stata in grado di fornire elementi convincenti, tant’è che il giudice riconosce la necessità di tutela proprio perché Lasisi e gli altri si sono dichiarati sudanesi.

Ma adesso per Fatwul queste vicende sono lontane. Ora è ospitato da un ente caritatevole a Roma. Il permesso che gli hanno consegnato è per «motivi di giustizia», scade a ottobre ma è rinnovabile. Prima della pronuncia del tribunale passerà almeno un anno e mezzo. Fatwul fa fatica a capire tutte queste cose. Non conosce nulla dell’Italia, dice che cercava soltanto «un paese dove c’è pace e lavoro». Racconta di non avere più parenti, tutti morti. Nel suo paese ha frequentato la scuola per sei anni, lavorava da saldatore, finché è stato possibile. Appena può si getta sui giornali. Osserva con attenzione le fotografie della Cap Anamur, riconosce i suoi compagni di viaggio. Per loro sarebbe teoricamente possibile un ritorno in Italia, dopo la sentenza del giudice. Lo chiedono con forza i partiti dell’opposizione. Intanto l’Asgi e l’Arci hanno ricontattato gli enti locali che si erano dichiarati disponibili ad accogliere i profughi, quando erano ancora in Italia, perché si ricrei una rete a favore del ritorno degli africani. Ieri il deputato del Prc, Giusto Catania, ha presentato un’interrogazione urgente alla Commissione europea. Chiede se, con l’espuslione dei profughi, non si siano stati violati i trattati europei.

[ martedì 3 agosto 2004 ]

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