Cinque anni fa il rogo che divampò nel Cpt di Trapani uccise sei persone. Ieri, per fortuna, l’incendio non ha provocato gravi conseguenze anche se - come cinque anni fa - i migranti rinchiusi al «Serraino Vulpitta» hanno tentato la fuga, stanchi di stare dietro alle sbarre - chi da 15 e chi da 40 giorni - in attesa dell’espulsione. Nelle stesse ore nel centro di accoglienza di Lampedusa venivano ammassate 900 persone su 190 posti disponibili; poco più tardi a Siracusa esplodeva la polemica contro il questore, colpevole di aver concesso il foglio di via a 100 migranti appena giunti ad Augusta dove erano stati trasferiti da una nave militare che li aveva rintracciati su un barcone a largo di Lampedusa. I «casi» di Trapani, Siracusa e Lampedusa hanno scatenato le polemiche sul fallimento delle politiche del governo Berlusconi e sulla Bossi-Fini.
La tensione al «Vulpitta» è esplosa intorno alle 3,30 del mattino, quando una decina di migranti, rinchiusi nelle celle di una camerata dove sono recluse 50 persone, ha dato fuoco ad alcuni materassi, sprigionando solo fumo. Carabinieri e poliziotti sono intervenuti trasferendo i migranti al piano inferiore. Nei momenti di trambusto, secondo la polizia, 25 uomini sono fuggiti calandosi al pianterreno da un balcone. Alcuni poliziotti si sono messi sulle loro tracce per prenderli poco dopo. Due migranti, però, sono riusciti a dileguarsi. Dopo aver bloccato il tentativo di fuga, la polizia ha arrestato otto extracomunitari, «colpevoli» di aver partecipato alla rivolta, con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento: un poliziotto si sarebbe fratturato un dito della mano sinistra, mentre un migrante si sarebbe lussato una spalla dopo essersi lanciato dal primo piano. La stessa polizia ha ammesso che i migranti avrebbero tentato la rivolta perché stanchi di essere tenuti nel cpt.Il Centro di Trapani è considerato uno dei centri più «caldi» d’Italia anche a causa delle condizioni degli edifici ristrutturati solo nei mesi scorsi. Negli ultimi sei anni al «Vulpitta» si sono registrati diversi tentativi di fuga, tra cui quello gravissimo del 28 dicembre `99 che provocò la morte di sei persone.
Ex ospizio per anziani, nel `98 il centro - sull’onda dell’emergenza immigrazione - venne parzialmente destinato a ospitare i migranti in attesa di riconoscimento ed espulsione. La notte del 28 dicembre `99 un tunisino, Samuir Beni Hedi Arfaoui, appiccò le fiamme a materassi e suppellettili per tentare la fuga. L’incendio provocò la morte di tre migranti, mentre gli altri tre morirono nei giorni successivi. Samuir Beni Hedi Arfaoui è stato condannato a due anni di carcere per omicidio colposo plurimo. L’inchiesta coinvolse anche il prefetto dell’epoca, Leonardo Cerenzia, responsabile del Cpt, che venne processato per omicidio colposo plurimo e poi assolto. Secondo l’accusa, nel centro non erano rispettate le norme di sicurezza e antincendio. Gli immigrati venivano «gestiti» come fossero reclusi in un carcere e le stanze avevano grate come celle. Dopo le polemiche sollevate da ispezioni di parlamentari regionali e nazionali, il centro è stato chiuso per sette mesi e riaperto solo nel giugno scorso. Adesso può ospitare 57 persone.
Sul fronte degli sbarchi, intanto, la situazione si fa sempre più pesante. Ieri sono sbarcati a Punta Bianca 20 migranti bloccati dai carabinieri a bordo di un gommone e trasferiti nel centro d’accoglienza di Agrigento. A Lampedusa dopo il pienone dei giorni scorsi, il centro si va svuotando. Cento migranti sono stati imbarcati sul traghetto per Porto Empedocle e altri 160 sono state inviati nel Cpt di Foggia. Nella struttura lampedusana rimangono 215 migranti. Ma altri trasferimenti sono previsti per oggi. Nel centro rimangono alcuni dei migranti arrivati a Lampedusa due giorni fa a bordo di diversi barconi. In una barca di 25 metri c’erano con 476 persone, il numero più alto nella storia dell’immigrazione verso l’isola. Con due soli viaggi sono giunte 645 persone, provenienti dai territori palestinesi, dall’Africa sahariana e dal Maghreb. E a Marzamemi (Siracusa) 130 migranti erano ammassati su un’imbarcazione di 12 metri: a bordo 92 uomini, 6 bambini e 32 donne, cinque in gravidanza.