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Via i clandestini anche se hanno figli a scuola
Espulsione ]

Espulsioni, l’Onu smentisce Pisanu di Cinzia Gubbini

da Il Manifesto del 9 ottobre 2004

Il ministro nega i respingimenti collettivi, ma da Ginevra l’Acnur condanna i «metodi sbrigativi» del governo

Nessuna espulsione collettiva da Lampedusa, bensì una linea che il governo intende proseguire «per non fare il gioco dei gruppi criminali». Eppure ancora ieri, da Ginevra, l’Onu è tornato a criticare i respingimenti di massa degli immigrati sbarcati nell’isola siciliana. Selezionando le persone in base alla nazionalità - per decidere chi dovesse essere espulso - non è stato consentito «agli individui di ogni nazionalità di presentare una eventuale richiesta d’asilo», ha dichiarato il direttore generale Luud Lubbers, criticando il fatto che l’ingresso è stato autorizzato quando il centro era praticamente vuoto. «Alla fine del pranzo», ha detto per chiarire il concetto. «Faccio tesoro di tutte le critiche, tanto quando ci sono i problemi è l’Italia che deve fronteggiarli», ha sospirato Pisanu, che ieri era chiamato a relazionare sui fatti di Lampedusa alla Camera dei deputati. In aula non c’era praticamente nessuno, in tribuna c’era il sindaco dell’isola siciliana, il forzista Siragusa. Pisanu, dopo le polemiche di questi giorni, l’ha buttata sull’emergenza determinata non solo dai numeri (che spesso ricorda essere in calo) ma in generale sulle conseguenze del fenomeno dell’immigrazione clndestina. Ha definito le decisioni prese «ingrate» ma «necessarie per bloccare un vero e proprio assalto organizzato alle nostre coste». Se si fosse ceduto «avremmo attirato altre migliaia di disperati, assecondando le strategie di gruppi criminali», per non parlare di tutto quello che c’è dietro, e su cui il ministro si è soffermato a lungo: dal business milionario dei trafficanti al terrorismo. Per Pisanu, d’altronde il «clandestino» è quasi una categoria antropologica, più che un effetto delle politiche migratorie. Quando i giornalisti gli chiedono quali fossero i «motivi di sicurezza» per cui non si poteva far entrare immediatamente il funzionario dell’Onu nel centro di permanenza dell’isola Pisanu risponde: «li conosco io i clandestini, il 90% sono nelle carceri». Dato già sottolineato in aula, per dire che i clandestini sono un affare per il mercato al nero o per il crimine, e per questo vanno «favoriti gli ingressi legali».

Per venire ai fatti di Lampedusa: gli immigrati sbarcati dal 29 settembre sono sono stati 1.787, 544 dei quali accompagnati nei centri di accoglienza o perché richiedenti asilo (408) o per accertamenti (136). 1153 quelli «identificati, respinti e riammessi in Libia»: 1119 egiziani, 11 marocchini e 23 bengaldesi. La riammissione in Libia è avvenuta «in base a accordi con quel governo» (che nessuno ha visto). E per la prima volta il ministro ha chiarito che il 26 settembre scorso non è stato stretto nessun ulteriore accordo con la Libia, come la maggioranza - c’è da dire -aveva fatto credere. Ovviamente «non esistono accordi italo-libici sul trattamento degli stranieri espulsi dall’Italia». Per fermare l’immigrazione si stringerebbero patti anche col diavolo.

Le identificazioni sono avvenute con le «procedure consuete»: dichiarazione dello straniero e successive verifiche (senza spiegare come) da parte della polizia, assistita da interpreti di lingua araba. Glissata anche la polemica sulle manette ai polsi degli espellendi: erano «fascette di plastica», previste da una recente decisione del Consiglio europeo. Nessun accenno alle differenti modalità di trasporto negli aerei civili e militari (dove tutti i migranti vengono immobilizzati, come ha denunciato il manifesto) né al fatto che ai migranti non viene comunicata la destinazione del loro viaggio. Giallo sul ritardo per l’autorizzazione all’Acnur che chiedeva di vedere gli immigrati: per Pisanu la richiesta è arrivata il 4 ottobre, per l’Onu il 2.

Applausi dalla destra, compreso il Carroccio che ricorda a Pisanu che gli elettori leghisti lo considerano «troppo buonista e prudente». Frecciata che darà il pretesto al deputato verde Paolo Cento per ribadire «lei ministro è ostaggio della Lega». Per Cento, quelle di Lampedusa «sono state deportazioni di persone che hanno solo tentato di fuggire dalla fame portando con sè disperazione e speranza». Puntuale anche la risposta di Graziella Mascia, Prc: «lemanette di plastica di cui parla, ministro, le abbiamo conosciute a Genova, nel 2001», ha detto promettendo che delle espulsioni di questi giorni si occuperà «la magistratura e le Corti internazionali». Intanto le polemiche non si placano: le parlamentari Acciarini e Zulueta presenti a Lampedusa chiedono di vigilare sulla sorte delle 90 persone ancora rinchiuse nel centro. Eribadiscono «qui non è stata fatta alcuna identificazione seria».

[ sabato 9 ottobre 2004 ]

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