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Immigrati, pene più dure

da Il Manifesto del 21 ottobre 2004

Il Senato approva il decreto che modifica la Bossi-Fini: fino a quattro anni di carcere per chi, espulso, non lascia il paese. Alle Poste il rinnovo dei permessi di soggiorno, con ticket

Spetterà ai giudici di pace decidere entro 48 ore se convalidare o meno l’espulsione di un immigrato. Pene quadruplicate per chi, già espulso, viene invece sorpreso ancora sul territorio nazionale. Convenzione con le Poste, ma anche con banche e ditte private, alle quali l’immigrato potrà rivolgersi in futuro - dietro il pagamento di un ticket - per sbrigare le pratiche utili al rinnovo del proprio permesso di soggiorno. E, infine, finanziamenti per l’apertura di centri di accoglienza all’estero. Sono le principali novità del decreto di modifica della legge Bossi-Fini approvato ieri dall’aula di Palazzo Madama. Il testo, che adesso dovrà passare l’esame della camera, è la soluzione scelta dal governo per rispondere alla sentenza con cui, il 15 luglio scorso, la Consulta aveva bocciato alcuni passaggi fondamentali della legge sull’immigrazione, ma è soprattutto frutto dell’ennesima mediazione sul tema all’interno della maggioranza. Alcuni delle scelte adottate, infatti, come ad esempio l’affidamento dei nuovi compiti alle Poste voluto da An, non piacerebbero affatto al ministro degli Interni Giuseppe Pisanu da sempre più favorevole a un coinvolgimento dei comuni. E non è detto che il titolare del Viminale rinunci tanto facilmente a dare battaglia. Ma alla soddisfazione per il voto del Senato, ieri la maggioranza ha dovuto affiancare la bocciatura espressa sullo stesso decreto dal Csm, contrario soprattutto ad affidare ai giudici di pace decisioni relative alla limitazione delle libertà personali. Giudici di pace. Nella sentenza di luglio la Consulta era stata chiara: non è possibile, come prevede la Bossi-Fini, espellere immediatamente un immigrato senza prima averlo ascoltato davanti a un giudice e senza avergli offerto le garanzie di difesa. Un’assenza di garantismo che il governo ha deciso di risolvere trasferendo ai giudici di pace il compito di stabilire, entro 48 ore, la convalida o meno dell’espulsione.

Pene più severe. Altro punto bocciato dalla Corte costituzionale riguardava l’arresto in flagranza degli immigrati che, nonostante l’espulsione, fossero rimasti in Italia. In questo caso la legge prevedeva una pena variabile tra i sei mesi e un anno di carcere. Troppo pochi, secondo la Consulta, per giustificare l’arresto. Il problema è stato risolto dal governo semplicemente quadruplicando le pene, comprese adesso tra uno e quattro anni. Carcere anche per gli immigrati che non si possono espellere non per loro responsabilità, ma perché nessun paese li riconosce come cittadini.

Permessi di soggiorno. L’intenzione era quella di risolvere l’intasamento delle Questure creato dalla Bossi-Fini introducendo il rinnovo annuale dei permessi di soggiorno. Un emendamento presentato dal senatore di An Luigi Bobbio, relatore di maggioranza, consente ora agli immigrati di rivolgersi agli sportelli delle Poste o agli uffici esattoriali delle banche, ma anche a non meglio precisate ditte private. In pratica la stessa scelta adottata per la regolarizzazione del 2002. Spetterà poi a questi uffici trasferire le pratiche alle Questure per gli accertamenti del caso. Non si tratterà però di un’operazione a costo zero per gli immigrati. Il decreto prevede infatti che il cittadino straniero paghi un ticket, la cui entità sarà stabilita in seguito dai ministeri degli Interni e della Giustizia. Nel dicembre scorso, parlando ai sindacati il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano aveva parlato di una cifra possibile compresa tra i 20 e i 30 euro. Soldi a parte, l’idea non piace però a Pisanu, che avrebbe preferito affidare i permessi di soggiorno ai comuni. E ieri, uscendo dalla camera al termine del question time, il ministro ha commentato l’approvazione del decreto con parole simili a una dichiarazione di guerra: «Nulla è dato per acquisito, aspettiamo che il decreto venga definitivamente convertito», ha detto. Per poi spiegare che sulle regolarizzazioni «stiamo mettendo a punto un programma triennale che nella prima fase vede un ricorso all’aiuto esterno», ma che alla fine dovrà vedere la collaborazione delle questure «con le amministrazioni comunali, che sono gli sportelli naturali per gli immigrati».

I numeri Dal Viminale sono giunti anche le cifre sugli immigrati che soggiornano regolarmente nel nostro paese, e che sono 2.193.999. I permessi in scadenza quest’anno sono invece 1.316.179, mentre quelli rinnovati, aggiornati o rilasciati ex novo dal primo gennaio a oggi sono stati 1.147.194. Il tempo medio di attesa per ottenere il permesso è di 113 giorni.

Le reazioni. Numerose le critiche dell’opposizione. Per il Verde Giampaolo Zancan l’inasprimento delle pene per chi non lascia l’Italia rappresenta «una mattanza sanzionatoria, priva di qualsiasi razionalità che ingolferà soltanto i tribunali». Luigi Malabarba (Prc) se la prende invece con il relatore di maggioranza che avrebbe definito come «soprattutto delinquenti» gli immigrati che arrivano sulle nostre coste. Per Luciano Guerzoni (Ds), infine, quello approvato è «un pessimo provvedimento, che risponde sì alla sentenza della Corte costituzionale, ma in modo così raffazzonato da non escludere un nuovo giudizio di incostituzionalità». Approvati infine due emendamenti che impegnano il governo a trovare una soluzione che non hanno potuto regolarizzarsi l’anno scorso perché vittime di truffe, e che prevede l’estensione dei permessi per morivi di studio anche alle scuole di specializzazione universitarie.

[ venerdì 22 ottobre 2004 ]

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