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La capitale dei senza casa

da Il Manifesto del 17 novembre 2004

Affitti alle stelle, sfratti e sgomberi. Nella capitale 400 mila persone a rischio. Il comune: 13 mila nuovi appartamenti e canone sociale.

ROMA - Inumeri parlano di una vera e propria emergenza sociale, un bubbone che potrebbe esplodere da un momento all’altro con conseguenze difficili da prevedere e che la sostanziale tolleranza (ma con qualche eccezione) nei confronti delle occupazioni e le continue proroghe degli sfratti riescono provvisoriamente ad arginare. E configurano la città di Roma come la capitale italiana anche dei senza casa. Cinquemila senzatetto, 15 mila inquilini già sfrattati o con provvedimento esecutivo, 4 mila occupanti di case, singoli o organizzati.

A questi andranno aggiunti i 70 mila «nuclei», cioè intere famiglie o single, cosiddetti «cartolarizzati», vale a dire gli affittuari delle case degli enti pubblici che saranno messe in vendita, molti dei quali non hanno la possibilità di esercitare il diritto di prelazione sull’acquisto e che quindi saranno gettati in pasto a un mercato dai prezzi ancora di più fuori portata. Secondo l’Agenzia per i diritti Action l’aumento medio degli affitti, nel solo 2003, del 60%, a fronte di una crescita zero dei salari e del processo continuo di precarizzazione dei rapporti di lavoro, in particolare tra i giovani, ha fatto sì che circa 400 mila famiglie fossero escluse di fatto dal mercato degli affitti. «Calcoliamo che in media l’incidenza del canone sul reddito è del 50%, una percentuale che nelle fasce basse della popolazione arriva fino al 70%», dice Guido Lanciano dell’Unione inquilini. Il che vuol dire, secondo i calcoli dell’associazione Ares 2000, che una famiglia monoreddito con una retribuzione media mensile di 1.800 euro, volendo affittare un appartamento di 80-90 metri quadri nemmeno al centro di Roma, si troverebbe a dover vivere con appena 340 euro al mese. Numeri che spiegano come sia possibile che ci sia chi decida di occupare una casa semplicemente per riappropriarsi di una fetta consistente del suo reddito e non perché non possa permettersi di pagare un affitto. «A noi non piace parlare di nuove povertà come fa il comune di Roma, piuttosto di nuove precarietà», dice Raphael, attivista del Laboratorio occupato Acrobax, che sta nel Coordinamento di lotta per la casa ed è tra i promotori della manifestazione del precariato sociale dello scorso 6 novembre nella capitale, quella che chiedeva «reddito per tutti guerra per nessuno».

Una precarietà figlia delle politiche neoliberiste del governo Berlusconi e parente stretta anche di qualche «riforma» ulivista, e che non è soltanto lavorativa ma più esattamente esistenziale. E’ per questo che qualche giorno fa l’assessore alla casa Claudio Minelli ha scritto al sindaco Veltroni, lanciando l’allarme in vista delle cartolarizzazioni, e che anche il prefetto Serra arriva a chiedere «gradualità» ai magistrati che sollecitano sgomberi come quello di una settimana fa a una palazzina occupata da Action, in tutto 21 famiglie quasi tutte immigrate, a via Vercelli. «E’ impensabile buttare fuori di casa tanta gente insieme, qui siamo di fronte a un problema di ordine sociale», sostiene Achille Serra.

Con le elezioni regionali alle porte, è evidente che un tema così grosso e che coinvolge così tanti votanti diventi un cavallo di battaglia facile da cavalcare, e che la destra utilizza per sparare addosso alla giunta Veltroni e ai centri sociali «che occupano palazzi e strutture pubbliche per poi trattare con gli enti pubblici circa l’utilizzo di tali immobili», come dice il capogruppo di An alla provincia Piergiorgio Benvenuti, dimenticando che a Roma esistono occupazioni, come Casa Pound nel quartiere Esquilino, esplicitamente «di destra». E sui muri della città compaiono addirittura manifesti dell’Udc che parlano di «diritto alla casa».

La giunta comunale, dal canto suo, ha approvato una delibera che chiede di «programmare almeno ulteriori 13 mila alloggi da realizzare in forme diversificate (recuperi, densificazioni, modifiche di destinazioni d’uso, nuove aree)», una «sanatoria degli alloggi comunali occupati abusivamente entro il 31 dicembre 2003, in possesso dei requisiti Erp e previo pagamento delle morosità pregresse», il pagamento di un canone concordato, d’accordo con i privati e con l’intervento del comune, forme di sostegno per i cartolarizzati, nonché di dichiarare il comune di Roma «libero da sfratti». I diversi movimenti di lotta per la casa stanno preparando degli emendamenti comuni e il 22 novembre incontreranno l’amministrazione. «Vorremmo che facessero pressioni sulle proprietà per destinare una parte del patrimonio immobiliare inutilizzato a emergenza abitativa», dice il disobbediente Guido Lutrario. Anche perché c’è il sospetto che la costruzione di nuove case popolari possa essere «una ghiotta opportunità» per i costruttori di stravolgere il piano regolatore.

di ANGELO MASTRANDREA

[ giovedì 18 novembre 2004 ]

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