Lunedì 30 novembre si è tenuta a Bologna un’assemblea pubblica sul problema della casa,questo presunto diritto accessibile ad un numero sempre più ristretto di cittadini, migranti o italiani che siano.
L’iniziativa, promossa dallo Scalo Internazionale Migranti di Via Casarini 23, ha invitato i cittadini e i rappresentanti dell’amministrazione comunale ad una riflessione su una situazione che in città rappresenta una vergogna.
Da un lato costi d’affitto improponibili, razzismo, forme di strozzinaggio su studenti, lavoratori sempre più precari, famiglie e migranti e dall’altro centinaia di case sfitte di proprietà privata ma soprattutto dell’edilizia residenziale pubblica. Graduatorie bloccate da anni, un aumento delle persone che si arrangiano a dormire per strada, in macchina o in mezzo ai cartoni.
I medici volontari di Sokos già un anno fa denunciavano a Melting Pot Europà una situazione drammatica a Bologna e in Italia, in linea con l’impressionante aumento della popolazione che nel mondo vive in favelas e bidonville (32% secondo l’Agenzia Habitat delle Nazione Unite.
Di fronte a tutto ciò dobbiamo purtroppo registrare che l’unico tipo di intervento su questa “emergenza” sociale sono i periodici sgomberi a mezzo polizia, che lasciano queste persone – donne, uomini e bambini - senza nemmeno quelle poche cose che erano riuscite a radunare: qualche coperta i vestiti, dei teli di plastica.
Gli abitanti dello Scalo ricorderanno tutto questo, ora però sono alle prese con le promesse del Comune, che da settembre 2002 continua con una politica di stop and go nonostante il cambio di Giunta alle ultime elezioni, e con il terzo inverno senza riscaldamento, corrente elettrica e acqua calda.
All’assemblea cittadina erano stati invitati anche il Vicesindaco e Ass. alle Politiche Sociali Adriana Scaramuzzino e l’Assessore alla Casa Antonio Amorosi. Nessuno dei due si è presentato. Dopo le dichiarazioni di imminente interessamento allo Scalo da parte del Comune di Bologna il silenzio è ora l’unica strategia.
Nell’intervista che vi proponiamo, Noemi, dell’assemblea di autogestione dello Scalo, commenta l’assenza dei rappresentanti del Comune di Bologna.
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