L’Avvocato Marcello Petrelli, difensore di 8 dei 12 migranti maghrebini, parte lesa e accusa nel processo, ha ricostruito per noi l’intera vicenda.
Risposta: Non è una storia molto semplice da ripercorrere telefonicamente, comunque ci proverò. Tutto nasce con un tentativo di fuga dal centro di permanenza temporanea Regina Pacis avvenuto nel Dicembre del 2002, a seguito di questa fuga che per alcuni durò un paio di giorni, per alcuni invece non durò affatto ci furono delle violente reazioni sia da parte della direzione del Cpt sia da parte dei carabinieri in servizio presso quel centro.
Questi fatti furono denunciati casualmente perché, proprio in quei giorni, successivamente alla fuga di cui si era avuta una rapida notizia sui giornali locali, intervenne una manifestazione pubblica contro i centri di permanenza temporanea e contro la Bossi-Fini; in quella circostanza i manifestanti si accorsero, arrivati davanti al Regina Pacis, che molte delle persone che si trovavano dietro le sbarre piangevano, chiedevano aiuto e mostravano in alcuni casi anche delle ecchimosi, delle ferite abbastanza preoccupanti.
Per questa ragione intervenne prima una delegazione che fu ammessa a visitare all’interno il Regina Pacis, successivamente fu chiesto l’intervento di alcuni legali tra cui io e a questo punto ci siamo trovati davanti una realtà abbastanza scioccante, cioè queste persone che recavano ancora delle tracce abbastanza visibili di lesioni, ecchimosi, di fratture e problemi fisici di vario tipo cominciarono a raccontarci quello che rea successo in occasione della loro fuga, da questo è nata appunto una denuncia che poi è sfociata nel dibattimento che da poco si è aperto qui presso il tribunale di Lecce.
Nel corso delle indagini è stata acquisita una documentazione piuttosto ingente che ha portato alla formulazione dei capi di imputazione nei confronti del direttore del Cpt Don Cesare Lo Deserto, di alcuni suoi collaboratori e di diversi carabinieri in servizio presso il centro, sono stati anche imputati per falso i due medici che prestavano servizio presso il Regina Pacis per via dei certificati medici redatti successivamente alla fuga di questi ragazzi in cui tutte le lesioni da loro indicate venivano attribuite a lesioni che si erano procurate le stesse persone mentre fuggivano, quindi lesioni da caduta e di questo tipo.
Le cose erano andate come invece raccontano tutte le persone offese nelle loro denunce molto diversamente.
Nel corso delle indagini è stato anche esperito un incidente probatorio, quindi un’acquisizione anticipata della prova e sono stati sentiti praticamente tutti i denuncianti e hanno raccontato analiticamente sottoponendosi anche alle domande della difesa degli imputati che cosa gli era successo in quel giorno, in quella notte e anche nei giorni successivi.
Il dibattimento inizierà in senso vero e proprio, in senso contenutistico nella prossima udienza del 13 Dicembre, mentre la precedente udienza è stata dedicata alle questioni preliminari a parte alcune questioni sollevate dalla difesa degli imputati che sono state rigettate mi sembra rilevante sottolineare che in via preliminare è stata ammessa la costituzione di parte civile non solo delle persone offese che era abbastanza scontata, ma anche dell’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione l’ASGI che è stata ritenuta danneggiata in proprio dal comportamento degli imputati e che quindi sempre tramite me è presente autonomamente come parte civile in questo processo.
D: Secodo lei, si è trattato di un episodio isolato?
R: Questo non posso dirlo, non ho elementi per dirlo, certamente non è stato isolato in quel contesto perché si è trattato di fatti che hanno riguardato più persone, sono stati eseguiti i tempi diversi, perché, ripeto, alcune persone a causa delle violenze subite non sono riuscite a fuggire, altre invece sono state riacciuffate anche dopo un paio di giorni e hanno subito questa punizione fisica dopo un paio di giorno. C’è un fatto che credo meriti di essere ricordato, cioè che una delle violenze subite da queste persone, che è stata indicata nelle loro denuncie e poi negli esami testimoniali, è stata quella di essere costretti con la forza, cioè tenuti per le braccia e per le gambe da alcune persone a ingoiare della carne di maiale cruda, questo fatto è chiaramente un fatto a cui sarebbero stati costretti in spregio della loro fede religiosa. Mi colpisce questo fatto anche perché presenta una singolare analogia con quello che è stato riportato dalla cronache recenti sulle torture inflitte nel carcere di Abu Ghraib ai prigionieri iracheni, anche li si è verificato un trattamento analogo e lei capisce che se queste circostanze fossero confermate si tratterebbe di una ben sconcertante analogia.
D: Lei al momento difende anche altri immigrati detenuti nel CPT?
R: No guardi, mi capita di tanto in tanto di fare delle convalide, di partecipare a quei giudizi di convalida delle espulsioni, ma non è un’attività che faccio molto di frequente, anche perché il ruolo del difensore in quelle circostanze è davvero molto limitato e spesso si limita ad essere soltanto un posto formale per un’espulsione che è già decisa e che quindi difficilmente si riesce ad evitare.
D: I CPT sono luoghi invisibili nelle nostre città. Una sua opione su centri centri, definiti da molti incostituzionali...
R: Purtroppo le definizioni di questi centri sono le più varie, le più complesse; diciamo che sul piano tecnico si tratta di luoghi di detenzione amministrativa in cui, come in molti altri luoghi, quelli dei cpt non sono gli unici in cui si entra, si viene trattenuti senza che sia intervenuto un giudizio sanzionatorio di tipo penale; fatti di questo genere pero sono molto vari e riguardano tante istituzioni diciamo che i cpt sono attualmente quella più eclatante.
Bisognerebbe naturalmente approfondire con grande attenzione la loro genesi, cioè capire in che momento i cpt sono stati istituiti e con quali scopi, attraverso quali torsioni del concetto di accoglienza si è potuti giungere centro di permanenza temporanea e diciamo il modo con cui a partire dalle grandi migrazioni degli anni novanta si è cercato di porre rimedio a un vuoto legislativo.
Quindi è un’istituzione che è nata innanzitutto nel silenzio delle norme che poi si è affermata, di fatto, e ha avuto in qualche modo una sua consacrazione giuridica, certamente la conformità di queste istituzioni dettata dalla nostra carta costituzionale rimane ancora molto dubbia.